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Ultimo aggiornamento
30/04/2021

Sismabonus, classificazione del rischio sismico delle costruzioni e attestazione

A cura di:
  • Alfonso Mancini

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BONUS RISTRUTTURAZIONI PER INTERVENTI STRUTTURALI
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Normativa base sulle agevolazioni per interventi strutturali

L’art. 16 del D.L. 04/06/2013, n. 63 (convertito in legge dalla L. 03/08/2013, n. 90) prevede al comma 1 la possibilità di usufruire della detrazione N1 dall’imposta sul reddito del 50% delle spese sostenute dal 26/06/2012 fino al 31/12/2021 N2 per la realizzazione degli interventi di recupero del patrimonio edilizio indicati dall’art. 16-bis del D.P.R. 917/1986, comma 1 (c.d. “Bonus ristrutturazioni, la cui aliquota di detrazione a regime sarebbe quella del 36%, come stabilito dal menzionato art. 16-bis del D.P.R. 917/1986, che tornerà applicabile in caso di mancata proroga del termine finale sopra indicato).

La detrazione è ripartita in 10 quote annuali costanti e di pari importo, a partire dall’anno di sostenimento delle spese e in quelli successivi, fino ad un tetto massimo di spesa pari a 96.000 Euro per unità immobiliare, e quindi fino ad una detrazione massima di 48.000 Euro (50% della spesa), con conseguente massimo risparmio di imposta pari a 4.800 Euro all’anno per 10 anni.

L’agevolazione fiscale in questione è riferita solo alle costruzioni a destinazione residenziale di qualsiasi categoria catastale, e relative pertinenze, nonché ai soggetti Irpef (persone fisiche).

In caso di edifici con più unità immobiliari distintamente accatastate, si considera “residenziale” l’edificio in cui la superficie adibita a destinazione abitativa sia superiore al 50% del totale - vedi paragrafo 3.2 R della Circolare 24/02/1998, n. 57/E. Qualora tale percentuale sia inferiore, è comunque ammessa la detrazione per le spese realizzate sulle parti comuni da parte dei possessori o detentori di unità residenziali comprese nell’edificio.


Tra gli interventi che possono essere oggetto di questa agevolazione sono compresi anche quelli “relativi all’adozione di misure antisismiche con particolare riguardo all’esecuzione di opere per la messa in sicurezza statica, in particolare sulle parti strutturali, per la redazione della documentazione obbligatoria atta a comprovare la sicurezza statica del patrimonio edilizio, nonché per la realizzazione degli interventi necessari al rilascio della suddetta documentazione” (art. 16-bis del D.P.R. 917/1986 citato, comma 1, lettera i).


Riepilogo Bonus ristrutturazioni per interventi di messa in sicurezza statica e antisismici


Norme regolatrici

Comma 1, art. 16 del D.L. 63/2013

Art. 16-bis del D.P.R. 917/1986

Date di riferimento

Interventi le cui procedure autorizzative siano state avviate a partire dal 26/06/2012, e con spese sostenute fino al 31/12/2021

Detrazione spettante

50% delle spese sostenute entro un massimale di spesa pari a 96.000 Euro, da ripartire in 10 quote annuali di pari importo

Ubicazione e destinazione degli edifici

Agevolazione applicabile per gli edifici a destinazione residenziale ubicati in qualsiasi zona sismica

Destinatari

Soggetti Irpef


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Riconducibilità a una fattispecie comune

Il c.d. “Sismabonus” - trattato nei paragrafi successivi nelle sue diverse forme - segue le regole stabilite da norme specifiche (commi da 1-bis a 1-septies dell’art. 16 del D.L. 63/2013), in parte differenti da quelle di base sopra descritte e relative agli interventi strutturali agevolabili nell’ambito del “Bonus ristrutturazioni” di cui all’art. 16-bis del D.P.R. 917/1986 ed al comma 1, art. 16 del D.L. 63/2013.

Tuttavia, il Sismabonus costituisce una declinazione della più ampia categoria delle agevolazioni per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, la cui norma di riferimento è appunto il citato art. 16-bis del D.P.R. 917/1986 (peraltro richiamato anche nelle norme speciali di cui all’art. 16 del D.L. 63/2013), e quindi non rappresentano una misura a sé stante, come più volte chiarito anche dall’Agenzia delle entrate in documenti di prassi.

Ne consegue che:

- eventuali difficoltà interpretative e casi dubbi vanno risolti alla luce delle generali regole dettate per le agevolazioni sugli interventi di recupero;

- qualora gli interventi strutturali/antisismici siano effettuati nell’ambito di un più ampio intervento di recupero edilizio, essi non usufruiscono di un ulteriore e autonomo limite di spesa, ma rientrano nel limite generale di 96.000 Euro, poiché come detto non costituiscono una diversa categoria di interventi agevolabili.



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SISMABONUS “NORMALE” E SISMABONUS “ACQUISTI”
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Sismabonus “normale” e Sismabonus “potenziato”

Secondo quanto stabilito dai commi 1-bis e 1-ter, art. 16 del D.L. 63/2013, a partire dal 04/08/2013 gli interventi relativi all’adozione di misure antisismiche e messa in sicurezza statica sulle parti strutturali (di cui all’art. 16-bis del D.P.R. 917/1986, comma 1, lettera i) - se eseguiti su edifici ubicati nelle zone sismiche 1, 2 o 3 N3 (fino al 31/12/2016 era solo per le zone 1 o 2) - nei medesimi massimali di spesa ammissibili, possono usufruire della detrazione ripartita in 5 quote annuali (anziché 10) del 50% della spesa (fino al 31/12/2016 era il 65%), sempre entro il massimale di 96.000 Euro, con conseguente massimo risparmio di imposta pari a 9.600 Euro all’anno per 5 anni.

Possiamo fare riferimento a queste agevolazioni come Sismabonus normale.


In seguito, con l’art. 1 della L. 11/12/2016, comma 2 R, lettera c), nn. 2) e 3) - che ha sostituito il comma 1-bis ed introdotto i nuovi commi da 1-ter a 1-sexies dell’art. 16 del D.L. 63/2013 - sono poi stati previsti benefici fiscali ulteriormente ampliati, per le spese sostenute nel periodo dal 01/01/2017 al 31/12/2021, in relazione ad interventi le cui procedure autorizzatorie siano iniziate dopo il 01/01/2017 (data di entrata in vigore della L. 232/2016) N4.

In particolare, ai sensi quanto stabilito dai commi da 1-quater a 1-sexies, art. 16 del D.L. 63/2013, gli interventi in questione (sempre ove condotti nelle zone sismiche 1, 2 o 3) possono usufruire di aliquote di detrazione ulteriormente maggiorate - comprese tra il 70% e l’85% della spesa sostenuta - in presenza di una riduzione del rischio sismico attestata da un professionista abilitato secondo le modalità e le procedure definite dal D. Min. Infrastrutture e Trasp. 28/02/2017, n. 58, recante “Linee guida per la classificazione di rischio sismico delle costruzioni nonché delle modalità per l’attestazione dell’efficacia degli interventi effettuati”.

Possiamo fare riferimento a queste agevolazioni, istituite come detto per gli interventi i cui procedimenti edilizi siano stati avviati a partire dal 01/01/2017, come Sismabonus potenziato, per distinguerle dal Sismabonus “normale” di cui si è detto sopra nonché dal c.d. “Super-Sismabonus” (su cui vedi Superbonus 110% risparmio energetico e consolidamento antisismico).


Le agevolazioni fiscali in questione (sia Sismabonus normale che potenziato) sono riferite alle costruzioni a destinazione residenziale o ad attività produttive N5, nonché ai soggetti Irpef (persone fisiche) o Ires (società, enti).


Riepilogo Sismabonus normale e potenziato


Norme regolatrici

Commi da 1-bis a 1-sexies, art. 16 del D.L. 63/2013

Date di riferimento

Interventi le cui procedure autorizzative siano state avviate a partire dal 04/08/2013, e con spese sostenute fino al 31/12/2021 (ulteriormente prorogato quando gli interventi confluiscono nel Super-Sismabonus, vedi Superbonus 110% risparmio energetico e consolidamento antisismico)

Detrazione spettante

50% (fino al 31/12/2016 era il 65%) delle spese sostenute entro un massimale di spesa pari a 96.000 Euro, da ripartire in 5 quote annuali di pari importo


Per le procedure edilizie avviate dal 01/01/2017, la percentuale di detrazione può aumentare fino al 70%, 75%, 80% o 85% delle spese in presenza di una riduzione del rischio sismico certificata da professionista abilitato secondo le Linee guida di cui al D. Min. Infrastrutture e Trasp. 28/02/2017, n. 58

Ubicazione e destinazione degli edifici

Agevolazione applicabile per gli edifici ubicati nelle zone sismiche 1, 2 o 3 N3 (fino al 31/12/2016 solo zone 1 o 2), adibiti ad abitazione (fino al 31/12/2016 solo abitazione principale) o ad attività produttive

Destinatari

Soggetti Irpef e Ires


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Sismabonus “acquisti”
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Regole generali

Il comma 1-septies del D.L. 63/2013 (introdotto dall’art. 46-quater del D.L. 24/04/2017, n. 50, convertito in legge dalla L. 21/06/2017, n. 96) disciplina a sua volta una ulteriore fattispecie, che prevede di agevolare in misura pari al 75% oppure dell’85% gli interventi di cui al paragrafo precedente, se eseguiti da imprese di costruzione o ristrutturazione mediante demolizione e ricostruzione di interi edifici destinati poi alla vendita entro 18 mesi dalla fine dei lavori (oppure, se antecedente, entro la data di scadenza dell’agevolazione - vedi tabella riepilogativa).

In questi casi l’agevolazione è fruita non dall’impresa che esegue i lavori, ma dall’acquirente di ciascuna singola unità immobiliare, applicando le percentuali di detrazione non alle spese sostenute per gli interventi ma al prezzo di vendita della singola unità immobiliare risultante nell’atto pubblico di compravendita, sempre però entro l’ammontare massimo di 96.000 Euro per ciascuna unità immobiliare.

Ragion per cui si fa riferimento a questa agevolazione, anch’essa da ripartire in 5 quote annuali di pari importo, come Sismabonus acquisti.


Anche il Sismabonus acquisti è riferito alle costruzioni a destinazione residenziale o ad attività produttive N5, nonché ai soggetti Irpef (persone fisiche) o Ires (società, enti).


L’Agenzia delle entrate ha più volte ribadito (si veda ad esempio: Interpello 24/03/2020, n. 93 Visualizza PDF ; Circolare 31/05/2019, n. 13/E, pag. 268 Visualizza PDF ), che anche l’agevolazione in questione - essendo una “declinazione” delle più generali agevolazioni per gli interventi di messa in sicurezza sismica degli edifici, spetta unicamente in relazione ad interventi le cui procedure autorizzatorie siano iniziate dopo il 01/01/2017.


Riepilogo Sismabonus acquisti


Norme regolatrici

Comma 1-septies, art. 16 del D.L. 63/2013

Date di riferimento

Interventi le cui procedure autorizzative siano state avviate a partire dal 01/01/2017, e con spese sostenute fino al 31/12/2021 (ulteriormente prorogato quando gli interventi confluiscono nel Super-Sismabonus, vedi Superbonus 110% risparmio energetico e consolidamento antisismico)


La compravendita deve avvenire entro 18 mesi dalla data di conclusione dei lavori, e comunque entro la data prevista dalla norma per il termine dell’agevolazione

Detrazione spettante

75% oppure 85% del prezzo di acquisto corrisposto dall’acquirente delle unità immobiliari, entro un massimale di spesa pari a 96.000 Euro, da ripartire in 5 quote annuali di pari importo, in presenza di una riduzione del rischio sismico certificata da professionista abilitato secondo le Linee guida di cui al D. Min. Infrastrutture e Trasp. 28/02/2017, n. 58


Tipo di intervento

Intervento da realizzarsi mediante demolizione e ricostruzione di interi edifici, anche con variazione volumetrica rispetto all’edificio preesistente, ove consentito dalle norme urbanistiche (si vedano in proposito l’Interpello 10/10/2019, n. 409 Visualizza PDF e l’Interpello 16/01/2020, n. 5 Visualizza PDF ).

Ubicazione e destinazione degli edifici

Agevolazione applicabile per gli edifici ubicati nelle zone sismiche 1, 2 o 3 N3 (fino al 31/05/2019 solo zone 1 o 2), adibiti ad abitazione o ad attività produttive

Pagamenti

Possono essere effettuati anche senza l’utilizzo del bonifico “parlante”.

Destinatari

Soggetti Irpef e Ires


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Dettagli e chiarimenti Agenzia delle entrate

L’Agenzia delle entrate, con l’Interpello 29/08/2019, n. 354 Visualizza PDF , ha chiarito che il Sismabonus acquisti può essere usufruito anche nel caso in cui l’acquisto avvenga tramite permuta (nella fattispecie, l’interessato aveva ceduto a titolo di permuta un immobile ad uso abitativo, di cui era comproprietario con i propri familiari, a un’impresa di costruzioni, la quale dopo averlo demolito e ricostruito aveva ceduto loro due nuove unità immobiliari).


Altri dettagli operativi sono stati forniti dall’Agenzia delle entrate con l’Interpello 16/01/2020, n. 5 Visualizza PDF , il quale ha chiarito che:

1) il Sismabonus acquisti si applica anche nell’ipotesi in cui la demolizione e ricostruzione dell’edificio abbia determinato un aumento volumetrico rispetto a quello preesistente, sempreché le normative urbanistiche in vigore permettano tale variazione (si veda in proposito anche il paragrafo dedicato al tema della demolizione e ricostruzione);

2) è possibile beneficiare della detrazione anche con riferimento ad eventuali importi versati in acconto in anni precedenti a quello in cui si realizzerà l’atto pubblico di trasferimento N6. Questo a condizione tuttavia che il preliminare di vendita dell’immobile sia registrato entro la data di presentazione della dichiarazione dei redditi nella quale si intende fruire della detrazione, e che si realizzi anche il presupposto costituito dell’ultimazione dei lavori riguardanti l’intero fabbricato N7;

3) l’agevolazione non è condizionata alla cessione o assegnazione di tutte le unità immobiliari costituenti l’intero fabbricato, in quanto ciascun acquirente può beneficiare della detrazione in relazione al proprio atto di acquisto;

4) non è necessario, ai fini del Sismabonus acquisti, il pagamento con bonifico bancario o postale (il c.d. bonifico “parlante” che di norma si utilizza per i pagamenti connessi a interventi per i quali si fruisce delle agevolazioni su ristrutturazioni e risparmio energetico - vedi La Ritenuta d’acconto sui bonifici per le spese soggette a detrazione fiscale);

4) non ci sono limiti al numero di unità immobiliari acquistabili da un singolo soggetto.


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Guida Ance al Sismabonus acquisti

Scarica la guida dell’Associazione nazionale costruttori edili (ANCE): Visualizza PDF (aggiornamento febbraio 2020).


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Percentuali di detrazione in base al miglioramento della classe di rischio sismico

Le detrazioni del Sismabonus in tutte le sue declinazioni sono fissate al 70%, 75%, 80% oppure 85% delle spese sostenute, a seconda della diminuzione del rischio sismico in termini di classificazione, attestata ad opera di un professionista abilitato.

Le linee guida per la classificazione di rischio sismico delle costruzioni e le modalità per l’attestazione, da parte di professionisti abilitati, dell’efficacia degli interventi effettuati sono state stabilite dal D. Min. Infrastrutture e Trasp. 28/02/2017, n. 58, con le modifiche in seguito introdotte dal D. Min. Infrastrutture e Trasp. 07/03/2017, n. 65 e poi dal D. Min. Infrastrutture e Trasp. 09/01/2020, n. 24).

Le percentuali di detrazione si applicano come da schema seguente.



Per dettagli sulle linee guida si veda il paragrafo dedicato.


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Interventi ammessi
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Esclusione degli interventi di nuova costruzione

Il Sismabonus non contempla specifiche tipologie di interventi che devono essere eseguiti, ma si basa essenzialmente sul conseguimento del risultato, cioè il miglioramento della classe di rischio sismico in base al D.M. 58/2017, certificata da tecnico a ciò abilitato.

Tuttavia, poiché come si è detto il Sismabonus costituisce una “sottospecie” delle più generali agevolazioni per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, dal punto di vista urbanistico-edilizio l’intervento dovrà inquadrarsi tra questi ultimi, dovrà essere cioè un intervento di manutenzione straordinaria, o un intervento di restauro e risanamento conservativo o un intervento di ristrutturazione edilizia, rispettivamente definiti dalle lettere b), c) e d), del comma 1, art. 3 del D.P.R. 380/2001.

Non sono pertanto ammessi al Sismabonus interventi che, dal punto di vista urbanistico-edilizio, siano qualificabili come “nuova costruzione.


Valutazione dell’Unità strutturale per il Sismabonus

Secondo quanto si legge nell’art. 16-bis del D.P.R. 917/1986 (che come visto è la norma di base per il Sismabonus in tutte le sue declinazioni), gli interventi:

- devono essere realizzati sulle parti strutturali degli edifici o complessi di edifici collegati strutturalmente;

- devono coinvolgere interi edifici;

- ove riguardino i centri storici, devono comunque essere eseguiti sulla base di progetti unitari, e non su singole unità immobiliari;

- possono essere realizzati mediante demolizione e ricostruzione (o ricostruzione a seguito di crollo), purché inquadrabili nella categoria della “ristrutturazione edilizia” (per dettagli si veda il paragrafo dedicato agli interventi di demolizione e ricostruzione).


Al fine di dare concreta applicazione alle disposizioni sopra indicate, assume particolare importanza comprendere quale sia la corretta “scala” sulla quale valutare l’intervento di Sismabonus.

A tale scopo è stato chiarito (cfr. risposte a quesiti Commissione di monitoraggio per il Superbonus presso il Consiglio superiore dei LL.PP. - ottobre 2020 Visualizza PDF ) che bisogna fare riferimento all’Unità Strutturale (US) chiaramente individuabile secondo il D.M. 17/01/2018 (NTC 2018 § 8.7.l R). Questa “dovrà avere continuità da cielo a terra, per quanto riguarda il flusso dei carichi verticali e, di norma, sarà delimitata o da spazi aperti, o da giunti strutturali, o da edifici contigui strutturalmente ma, almeno tipologicamente, diversi”.

Il concetto è più estesamente esplicitato nella Circolare 21/01/2019, n. 7 (§ C8.7.l R), secondo la quale “L’US è caratterizzata da comportamento strutturale unitario nei confronti dei carichi orizzontali e verticali per cui, nell’individuarla, si terrà conto della tipologia costruttiva e del permanere di elementi caratterizzanti, anche al fine di definire interventi coerenti con la configurazione strutturale. L’US deve comunque garantire con continuità il trasferimento dei carichi in fondazione e, generalmente, è delimitata o da spazi aperti, o da giunti strutturali, o da edifici contigui costruiti, ad esempio, con tipologie costruttive e strutturali diverse, o con materiali diversi, oppure in epoche diverse”.


Con i presupposti suddetti, tipologie edilizie quali una villetta a schiera, o comunque una singola unità immobiliare facente parte di un edificio o di un aggregato edilizio più ampio, sono senza dubbio escluse dall’incentivo del Sismabonus, a meno che non sia possibile valutare l’intervento (e il rispetto dei relativi requisiti tecnici), alla più ampia scala dell’Unità Strutturale.

Infatti, qualsiasi unità abitativa inserita in un complesso “a schiera” o comunque in un aggregato edilizio strutturalmente collegato, non rientra nella definizione di US suesposta, avendo essa sempre parte della propria struttura (telaio in cemento armato, in acciaio, in legno, muratura, mista o altro sistema costruttivo) in comune con almeno un’altra unità abitativa, fatta esclusione per il caso in cui vi siano giunti a creare discontinuità strutturale tra le unità stesse.


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Sismabonus e interventi di demolizione e ricostruzione

L’applicazione del Sismabonus agli interventi eseguiti tramite demolizione e ricostruzione (prevista in maniera esplicita dalla normativa solo per il c.d. “Sismabonus acquisti”, dal comma 1-septies, art. 16 del D.L. 63/2013) è stata inizialmente un punto controverso. La questione è stata poi risolta dall’Agenzia delle entrate, con la Risoluzione 27/04/2018, n. 34/E, documento con il quale è stato confermato che gli interventi in questione possono essere ammessi al Sismabonus, nel rispetto di tutte le condizioni previste dalla norma agevolativa, e sempre purché concretizzino un intervento di “ristrutturazione edilizia” (lettera d), art. 3 del D.P.R. 380/2001) e non un intervento di “nuova costruzioneN8.

Fermo restando che la qualificazione delle opere edilizie spetta in ultima analisi al Comune o ad altro ente territoriale, in qualità di organo competente in tema di classificazioni urbanistiche, il fatto che si tratti di intervento di ristrutturazione edilizia deve chiaramente risultare dal provvedimento amministrativo con il quale si assente l’intervento, sia esso un permesso di costruire o una SCIA N9.


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Sismabonus e interventi con ampliamento volumetrico

Dopo le modifiche introdotte alle definizioni degli interventi edilizi ad opera del D.L. 16/07/2020, n. 76 (c.d. “Decreto Semplificazioni”, convertito in legge dalla L. 11/09/2020, n. 120) (vedi D.L. 76/2020: semplificazioni e altre misure in materia edilizia), la lettera d), art. 3 del D.P.R. 380/2001 prevede che rientrino nel concetto di “ristrutturazione edilizia” gli interventi di demolizione e ricostruzione di edifici esistenti con diversa sagoma, prospetti, sedime N10 e caratteristiche planivolumetriche e tipologiche, ma anche con aumento volumetrico, nel caso in cui la legislazione vigente o gli strumenti urbanistici comunali lo consentano e non ci si trovi in zona vincolata o in zona A.

Stante quanto sopra, relativamente alla fruibilità del Superbonus in caso di interventi di demolizione e ricostruzione con ampliamento è stato chiarito (cfr. risposte a quesiti Commissione di monitoraggio per il Superbonus presso il Consiglio superiore dei LL.PP. - ottobre 2020 Visualizza PDF ) che:

- le spese relative all’incremento di volume a seguito di interventi di demolizione e ricostruzione sono ammissibili al Super-Sismabonus;

- quanto sopra, tuttavia, solo a partire dal 17/07/2020, data in cui il D.L. 76/2020 ha inserito l’aumento volumetrico, connesso agli interventi di cui sopra, non solo se legato a “innovazioni necessarie per l’adeguamento alla normativa antisismica”, all’interno della definizione della “ristrutturazione edilizia”, visto che il provvedimento normativo emanato non prevede nessuna specifica retroattività;

- per l’applicazione di tale novità in caso di procedimenti edilizi pregressi occorrerà richiedere, se necessario e possibile, all’ente territoriale competente la modifica del titolo abilitativo già rilasciato allineando l’intervento alla ristrutturazione edilizia.


Quanti invece al Sismabonus acquisti, la possibilità di fruire delle agevolazioni anche in caso di aumento di cubatura era stata in precedenza già riconosciuta dall’Agenzia delle entrate (vedi; Interpello 10/10/2019, n. 409 Visualizza PDF ; Interpello 16/01/2020, n. 5), sulla base del fatto che il comma 1-septies dell’art. 16 del D.L. 63/2016, espressamente prevede che l’intervento è fattibile “anche con variazione volumetrica rispetto all’edificio preesistente, ove le norme urbanistiche vigenti consentano tale aumento” (sempre però ferma restando la necessaria qualificazione dell’intervento come “ristrutturazione edilizia”).


Invece, per gli ampliamenti realizzati senza demolizione e successiva ricostruzione - anche a seguito delle modifiche apportate dal D.L. 76/2020 - l’Agenzia delle entrate continua a ritenere che le spese afferenti l’ampliamento non sono agevolabili con il Sismabonus, poiché le novità normative che hanno esteso il concetto di ristrutturazione edilizia anche agli interventi in ampliamento riguarderebbero solo gli interventi attuati tramite demo-ricostruzione (si veda ad esempio l’Interpello 07/01/2021, n. 12 Visualizza PDF ).


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Sismabonus su edificio collabente

Il Sismabonus spetta anche per le spese sostenute per interventi realizzati su immobili classificati nella categoria catastale F/2 (“unità collabenti” - vedi Fabbricati “collabenti” (ruderi): disciplina catastale, edilizia e fiscale), a condizione che al termine dei lavori l’immobile rientri in una delle categorie catastali ammesse al beneficio (pertanto residenziale oppure attività produttive per il Sismabonus o Sismabonus acquisti).

Le unità collabenti - pur essendo la categoria catastale riferita a fabbricati totalmente o parzialmente inagibili e non produttivi di reddito - possono infatti essere considerate come edifici esistenti, trattandosi di manufatti già costruiti e individuati catastalmente.

Poiché l’intervento su una unità immobiliare collabente ne presuppone l’integrale ricostruzione, occorre sempre dal punto di vista edilizio che l’intervento si possa qualificare come “ristrutturazione edilizia”, dato che come si è visto l’intervento di nuova costruzione non sarebbe ammesso a nessuna delle agevolazioni in questione.

La ricostruzione di un rudere non può essere tecnicamente considerata un intervento di “demolizione e ricostruzione” (che a sua volta rientra nella categoria degli interventi di “ristrutturazione edilizia”), ma può ugualmente rientrare nel concetto di “ristrutturazione edilizia” poiché la stessa comprende anche interventi volti al ripristino di edifici, o parti di essi, eventualmente crollati o demoliti, attraverso la loro ricostruzione, purché sia possibile accertarne la preesistente consistenza.


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Cessione di cubatura

Con l’Interpello 26/06/2020, n. 194 (Visualizza PDF ), l’Agenzia delle entrate ha confermato l’applicabilità del Sismabonus a un intervento di demolizione e ricostruzione di immobile su diversa porzione di terreno.

Nella fattispecie l’interessato aveva acquisito i diritti edificatori derivanti dalla demolizione; l’Agenzia - richiamando la precedente Risoluzione 20/08/2009, n. 233/E secondo la quale, anche in materia di imposte dirette, il contratto di cessione di cubatura (e nel caso di specie la cessione dei diritti di rilocalizzazione) concluso tra privati produce un effetto analogo a quello proprio dei trasferimenti di diritti reali immobiliari - ha ritenuto applicabile il Sismabonus.

L’intervento (come nel caso dell’Interpello) deve essere qualificato come demolizione ricostruttiva, rientrante quindi nella categoria della “ristrutturazione edilizia”, e non invece in quella della nuova costruzione.


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Sismabonus e immobili merce delle imprese

Con la Risoluzione 12/03/2018, n. 22/E, l’Agenzia delle entrate ha chiarito che l’agevolazione disposta dall’art. 16 del D.L. 63/2013 può essere riconosciuta anche per gli interventi riguardanti i c.d. “immobili merce”: immobili posseduti da società - perché costruiti oppure acquistati con o senza successiva ristrutturazione - e non direttamente utilizzati ma destinati ad essere venduti o locati a terzi, anziché mantenuti nel portafoglio di proprietà dell’impresa per farne uso in proprio.

Alla suddetta conclusione l’amministrazione finanziaria è giunta in base alla considerazione che la norma di riferimento non pone particolari vincoli in ordine al tipo di utilizzo ed ai soggetti beneficiari dell’agevolazione, atteso che questa intende favorire la messa in sicurezza degli edifici per garantire l’integrità delle persone prima ancora che del patrimonio.

Tale orientamento è stato ribadito dalla Risoluzione 25/06/2020, n. 34/E, con la quale l’Agenzia ha risolto anche il dubbio sull’Ecobonus (vedi Le detrazioni fiscali per interventi di risparmio energetico (Ecobonus)), statuendo l’applicabilità di entrambe le agevolazioni (Ecobonus e Sismabonus) ai titolari di reddito d’impresa che effettuano gli interventi su immobili da essi posseduti o detenuti, a prescindere dalla qualificazione di detti immobili come “strumentali”, “beni merce” o “patrimoniali”.


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Sismabonus sulla sola pertinenza

Come visto, il Sismabonus - sia nella versione “normale” o “super” (detrazione 110% ai sensi dell’art. 119 del D.L. 34/2020 - vedi Superbonus 110% risparmio energetico e consolidamento antisismico), rientra nella più ampia categoria del “Bonus ristrutturazioni”, la cui norma di base è l’art. 16-bis del D.P.R. 917/1986.

Per il Bonus ristrutturazioni, lo sconto fiscale è riconosciuto anche per interventi effettuati solla sola pertinenza (si veda in proposito la guida dell’Agenzia entrate sul Sismabonus Visualizza PDF ).

Pertanto, risulta che possono essere agevolati con il Sismabonus anche interventi condotti solo sulla pertinenza, fermo restando quanto detto in altri paragrafi relativamente all’individuazione dell’Unità Strutturale.

Ai sensi dell’art. 817 del Codice civilesono pertinenze le cose destinate in modo durevole a servizio o ad ornamento di un’altra cosa. La destinazione può essere effettuata dal proprietario della cosa principale o da chi ha un diritto reale sulla medesima”.

La destinazione a pertinenza deve risultare (ad esempio nell’atto di compravendita o anche catastalmente).


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Soggetti ammessi

Quanto ai soggetti che possono essere ammessi a fruire delle agevolazioni, l’ambito applicativo del Sismabonus è più ampio di quello del semplice Bonus ristrutturazioni, dal momento che di quest’ultimo possono usufruire solo i contribuenti assoggettati all’Imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF), residenti o meno nel territorio dello Stato, mentre del Sismabonus possono usufruire anche i soggetti passivi IRES (i.e., le società) che sostengono le spese per gli interventi agevolabili, se le spese stesse siano rimaste a loro carico, e possiedono o detengono l’immobile in base a un titolo idoneo.

È giunta alla conclusione in esame la Risoluzione 12/03/2018, n. 22/E, sulla base della considerazione che le norme sul Sismabonus non pongono alcun ulteriore vincolo di natura soggettiva od oggettiva al riconoscimento del beneficio, e che pertanto si deve ritenere che l’ambito applicativo dell’agevolazione sia da intendersi in senso ampio, atteso che la norma intende favorire la messa in sicurezza degli edifici per garantire l’integrità delle persone prima ancora che del patrimonio.


Stanti le modifiche normative introdotte dalla Legge di bilancio 2018 (art. 1 della L. 205/2017, comma 3 R, che ha inserito il comma 1-sexies.1 dell’art. 16 del D.L. 63/2013), a partire dal 2018 il Sismabonus è fruibile anche:

- dagli IACP, comunque denominati;

- dagli enti aventi le stesse finalità sociali dei predetti istituti, istituiti nella forma di società che rispondono ai requisiti della legislazione europea in materia di in house providing e che siano costituiti e operanti alla data del 31/12/2013, per interventi realizzati su immobili, di loro proprietà, ovvero gestiti per conto dei comuni, adibiti ad edilizia residenziale pubblica;

- dalle cooperative di abitazione a proprietà indivisa per interventi realizzati su immobili dalle stesse posseduti e assegnati in godimento ai propri soci.

Si veda in proposito l’Interpello 07/10/2019, n. 393 Visualizza PDF , secondo il quale non rientrano nelle agevolazioni in parola gli interventi effettuati su immobili edilizia residenziale sociale, destinati all’emergenza abitativa, locati a canone convenzionato ai sensi dell’art. 2 della L. 431/1998, comma 3.


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Calcolo del massimale

In caso di edificio unifamiliare (costituito cioè da un’unica unità abitativa ed eventuali pertinenze) l’ammontare massimo di spesa ammessa alla detrazione va riferito all’unità abitativa e alle sue pertinenze unitariamente considerate, anche se accatastate separatamente (Risoluzione 4.06.2007 n. 124/E, risposta 3; Risoluzione 29/04/2008 n. 181/E).

Gli interventi edilizi effettuati sulla pertinenza non hanno, infatti, un autonomo limite di spesa ma rientrano nel limite previsto per l’unità abitativa di cui la pertinenza è al servizio.

Viceversa, in caso di intervento su edificio plurifamiliare, l’importo si calcolerà moltiplicando 96.000 per il numero di unità immobiliari distintamente accatastate, comprese le pertinenze.


Sono agevolabili - e rientrano nel calcolo dei massimali - anche le spese tecniche, tra le quali ovviamente quelle per la redazione della documentazione obbligatoria atta a comprovare la sicurezza statica dell’edificio o del complesso di edifici (progetto strutturale, relazione a strutture ultimate, collaudo statico ove richiesto, redazione delle asseverazioni previste).


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Adempimenti

Per la fruizione del Sismabonus, oltre agli ordinari adempimenti richiesti anche per il Bonus ristrutturazioni (pagamento con bonifico “parlante”, vedi La Ritenuta d’acconto sui bonifici per le spese soggette a detrazione fiscale, conservazione dei documenti), e ovviamente agli ordinari adempimenti di carattere edilizio e strutturale/sismico (vedi Opere strutturali: progetto, denuncia, direzione dei lavori e collaudo e Disciplina delle costruzioni in zone sismiche), è necessario che i professionisti abilitati (progettista, direttore dei lavori, collaudatore statico quando necessario) compilino la documentazione obbligatoria concernente lo stato di fatto della costruzione e l’esito degli interventi.

Si rinvia in proposito al paragrafo dedicato.


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Cumulabilità del Sismabonus con altre agevolazioni
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Cumulo con Ecobonus

Si applicano le regole generali, in base alle quali (vedi Circolare 31/05/2007, n. 36/E, paragrafo 3.1 R):

a) nel caso in cui siano stati attuati più interventi distinti e autonomi, ciascuno dei quali agevolabile, il limite massimo di detrazione applicabile è costituito dalla somma degli importi previsti per ciascuno degli interventi realizzati (il contribuente è tenuto a fornire adeguata dimostrazione in merito all’autonomia dei distinti interventi, nonché a mantenere distinta contabilità dei lavori, fatturazione e pagamenti);

b) qualora invece uno stesso intervento possa rientrare in due diverse fattispecie agevolabili, il contribuente è tenuto a scegliere quale agevolazione applicare, potendo, sulle stesse spese, usufruire di una sola tipologia di agevolazione;

c) analogo principio si applica alle spese comuni a più interventi eseguiti (ad esempio, spese tecniche, cantiere, ecc.), per le quali occorre scegliere quale agevolazione applicare.


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Cumulo con Bonus ristrutturazioni

Il Sismabonus non è cumulabile con il c.d. “Bonus ristrutturazioni.

Infatti, poiché il Sismabonus costituisce una declinazione della più ampia categoria delle agevolazioni per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, e per entrambi la norma di riferimento è l’art. 16-bis del D.P.R. 917/1986, si tratta in sostanza dello stesso intervento, pertanto in caso di esecuzione congiunta vi sarà un solo massimale di 96.000 Euro, in quanto non ci sono distinti interventi agevolabili, condizione necessaria per la cumulabilità.

In altre parole, in caso di effettuazione sul medesimo edificio di interventi di natura diversa - ad esempio interventi antisismici e altri interventi di semplice manutenzione straordinaria - il limite di spesa agevolabile è unico (96.000 Euro) in quanto riferito all’immobile.

Dunque il Sismabonus non può fruire di un autonomo limite di spesa, atteso che non costituisce una nuova categoria di interventi agevolabili (Risoluzione 29/11/2017 n. 147/E).


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Cumulo con Bonus mobili

Il Sismabonus è cumulabile con il c.d. “Bonus mobili”, l’agevolazione prevista dal comma 2, art. 16 del D.L. 63/2013, per le spese sostenute in relazione agli acquisti di mobili nuovi e/o di grandi elettrodomestici di classe non inferiore ad A+, connessi a interventi per i quali si usufruisce del Bonus ristrutturazioni.

Infatti, poiché come spiegato il Sismabonus è riconducibile alla più generale categoria delle agevolazioni per gli interventi di ristrutturazione del patrimonio edilizio (c.d. “Bonus ristrutturazioni”), sono agevolabili con il Bonus mobili anche gli acquisti di mobili nuovi e/o di grandi elettrodomestici di classe non inferiore ad A+ connessi a interventi che fruiscono del Sismabonus.


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Cumulo con contributi per la ricostruzione post-sisma

La Risoluzione Agenzia entrate 23/04/2021, n. 28/E, ha chiarito che - nel caso di interventi di riparazione o ricostruzione degli edifici danneggiati da eventi sismici già effettuati e finanziati con contributi pubblici - eventuali spese sostenute per le opere di ulteriore consolidamento dei medesimi edifici possono usufruire delle detrazioni fiscali del Sismabonus, come disciplinato dall’art. 16 del D.L. 63/2013 (ma anche del c.d. “Super-Sismabonus”, a sua volta disciplinato dall’art. 119 del D.L. 34/2020 - vedi Superbonus 110% risparmio energetico e consolidamento antisismico).

Quanto affermato deriva dal principio che il contributo pubblico è riconosciuto per finanziare interventi indispensabili per il ripristino dell’edificio danneggiato o distrutto dall’evento sismico, mentre il Sismabonus è connesso alla realizzazione di ulteriori opere utili al consolidamento statico e alla riduzione del rischio sismico dell’edificio.

Viene quindi affermato un generale principio di compatibilità tra i contributi per la ricostruzione e le agevolazioni fiscali del Sismabonus, che era già stato espresso:

- con riferimento al sisma in Abruzzo nel 2009, dall’Interpello 19/02/2019, n. 61;

- con riferimento agli eventi sismici in centro Italia del 2016-2017, dall’art. 2 dell’Ordinanza 31/07/2018, n. 60 (con riferimento al Sismabonus), nonché dall’art. 7 dell’Ordinanza 10/10/2020, n. 108 (con riferimento al Super-Sismabonus - vedi Superbonus 110% risparmio energetico e consolidamento antisismico).

Quanto sopra può ora ritenersi pacificamente esteso anche al caso di interventi su immobili oggetto nel passato di contributi pubblici per la ricostruzione successiva ad altri eventi sismici, quale ad esempio quello in Irpinia del 1980.


La Risoluzione 23/04/2021, n. 28/E, reca poi ulteriori importanti chiarimenti:

- coerentemente a quanto indicato dal comma 3 R, art. 1 della L. 232/2016, nonché dall’art. 6 dell’Ordinanza 111/2020) a fronte dello stesso intervento il Sismabonus spetta solo con riguardo alle eventuali spese agevolabili eccedenti il contributo concesso;

- secondo quanto indicato dal citato art. 6 dell’Ordinanza 111/2020, il Superbonus spetta per le spese sostenute per tutti gli interventi edilizi ammessi alla predetta detrazione, di riparazione o di ricostruzione in sito disciplinati dalle ordinanze commissariali, nonché per gli interventi di ricostruzione degli edifici danneggiati per i quali si sia resa obbligatoria la ricostruzione in altro sito;

- sempre in base all’art. 6 dell’Ordinanza 111/2020, per il Superbonus è possibile redigere un progetto unitario dell’intervento e un unico computo metrico estimativo (vedi Superbonus 110% risparmio energetico e consolidamento antisismico).


La Risoluzione 23/04/2021, n. 28/E, ha aggiunto che, in continuità con quanto sempre espresso dall’Agenzia delle entrate in molti precedenti documenti, il Sismabonus (o il Super-Sismabonus - vedi Superbonus 110% risparmio energetico e consolidamento antisismico), si applica anche alle spese sostenute per le opere di “completamento” dell’intervento “complessivamente” considerato, che in assenza della predetta correlazione non sarebbero di norma agevolabili.

Importante a tal fine notare che secondo l’Agenzia entrate è irrilevante l’eventuale circostanza che il contributo sia erogato con riferimento alle spese sostenute per l’intervento “principale”, mentre restano a carico del contribuente solo le spese per le opere di completamento.

L’importante, in altri termini, è che le spese sostenute siano effettivamente riconducibili a un intervento nel complesso ammesso all’agevolazione fiscale, e che ciò risulti da idonea documentazione.

Pertanto, ad esempio, se sono erogati contributi per un intervento di consolidamento statico dell’edificio, mentre restano a carico le spese per opere di completamento di tale intervento, è possibile fruire della detrazione anche se le spese agevolate si riferiscono a opere di finitura (ad esempio tinteggiatura) che, se non correlate all’intervento principale agevolabile, non godrebbero di alcun beneficio fiscale.


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Spese accessorie e di contorno

Anche per i lavori antisismici, come per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio in generale, vale il principio secondo cui l’intervento di categoria superiore assorbe quelli di categoria inferiore ad esso collegati (vedi Risoluzione 29/11/2017, n. 147/E).

La detrazione prevista per gli interventi antisismici può quindi essere applicata, ad esempio, anche alle spese di manutenzione straordinaria (es.: tinteggiatura e intonacatura; rifacimento di pavimenti, massetti e sottofondi, rivestimenti; rimozione e/o rifacimento di impianti tecnici insistenti sulle parti oggetto di intervento; opere necessarie al ripristino della funzionalità di parti demolite o rimosse; rifacimento di tramezzature e rifiniture), che possono rientrare nelle spese agevolabili, purché si tratti di spese necessarie e funzionali all’intervento da realizzare. o straordinaria, se necessarie al completamento dell’opera principale.

Inoltre, rientrano fra le spese ammissibili:

a) le spese sostenute per l’acquisto dei materiali, la progettazione e le altre prestazioni professionali connesse, comunque richieste dal tipo di lavori (ad esempio, l’effettuazione di perizie e sopralluoghi, la redazione delle previste attestazioni nonché degli elaborati previsti nell’ambito degli adempimenti “strutturali” come la relazione a strutture ultimate o il collaudo statico quando richiesto - vedi Opere strutturali: progetto, denuncia, direzione dei lavori e collaudo);

b) gli altri eventuali costi strettamente collegati alla realizzazione degli interventi, ad esempio le spese relative all’installazione di ponteggi, allo smaltimento dei materiali rimossi per eseguire i lavori, l’IVA qualora non ricorrano le condizioni per la detrazione, l’imposta di bollo e i diritti pagati per la richiesta dei titoli abilitativi edilizi, le spese per oneri di urbanizzazione (Risoluzione 04/01/2011, n. 3/E) la tassa per l’occupazione del suolo pubblico pagata dal contribuente per poter disporre dello spazio insistente sull’area pubblica necessario all’esecuzione dei lavori, e simili.


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Cessione del credito o sconto dai fornitori

Per le opzioni alternative alla fruizione della detrazione relativamente agli interventi rientranti nel Sismabonus o nel Sismabonus acquisti, valide a regime, si rinvia a La cessione del credito per agevolazioni su interventi di risparmio energetico e antisismici.

Per le opzioni alternative alla fruizione della detrazione relativamente agli interventi rientranti nel Super-Sismabonus, nonché Sismabonus normale o nel Sismabonus acquisti, valide per le spese sostenute nel 2020, 2021 e 2022, si rinvia a Superbonus 110% risparmio energetico e consolidamento antisismico.


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Interventi congiunti per riduzione del rischio sismico e riqualificazione energetica

La Legge di bilancio 2018 (art. 1 della L. 205/2017, comma 3 R, con il nuovo comma 2-quater.1 dell’art. 14 del D.L. 63/2013), ha introdotto, per le spese relative agli interventi su parti comuni di edifici condominiali ricadenti nelle zone sismiche 1, 2 e 3 (vedi La classificazione sismica di tutti i comuni italiani dal 1927 a oggi) N3, finalizzati congiuntamente alla riduzione del rischio sismico e alla riqualificazione energetica - in alternativa alle detrazioni di cui al c.d. “Ecobonus” o a quelle di cui al c.d. “Sismabonus” - una nuova detrazione ripartita in 10 quote annuali di pari importo su un ammontare delle spese non superiore a 136.000 Euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari di ciascun edificio (art. 14 del D.L. 63/2013, comma 2-quater.1):

a) nella misura dell’80%, ove gli interventi determinino il passaggio ad una classe di rischio sismico inferiore ai sensi del D.M. 28/02/2017, n. 58;

b) nella misura dell’85% ove gli interventi determinino il passaggio a due classi di rischio sismico inferiori ai sensi del D.M. 28/02/2017, n. 58.


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Guida dell’Agenzia entrate sul Sismabonus

Scarica la guida dell’Agenzia entrate per il Sismabonus: Visualizza PDF (aggiornamento luglio 2019).



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CLASSIFICAZIONE E ATTESTAZIONE DI RISCHIO SISMICO DEGLI EDIFICI
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Il Decreto ministeriale con le linee guida

In attuazione dell’art. 16 del D.L. 63/2016, comma 1-quater, così come modificato dalla L. 232/2016, è stato emanato il D. Min. Infrastrutture e Trasp. 28/02/2017, n. 58 - in vigore dal 01/03/2017 - il quale stabilisce le linee guida per la classificazione del rischio sismico delle costruzioni nonché le modalità per la relativa attestazione, da parte di professionisti tecnici abilitati e iscritti nei rispettivi albi professionali, dell’efficacia degli interventi effettuati.

Con l’emanazione di questo provvedimento ha pertanto preso il via la concreta attuazione delle norme sul Sismabonus introdotto dalla L. 232/2016, con percentuali di detrazione fiscale che arrivano fino all’85% della spesa sostenuta per gli interventi, come sopra descritto.

Subito dopo la sua emanazione, il decreto è stato corretto ad opera del D. Min. Infrastrutture e Trasp. 07/03/2017, n. 65, che ha sostituito il comma 1 dell’art. 3 relativo ai professionisti abilitati alle verifiche ed asseverazioni previste dal decreto stesso, nonché corretto alcuni refusi.

In seguito, ulteriori correzioni sono state apportate:

- con il D. Min. Infrastrutture e Trasp. 09/01/2020, n. 24 (che ha adeguato il provvedimento alle disposizioni regionali in materia edilizia, con particolare riferimento alle istanze per il rilascio dei titoli abilitativi, nonché alle interpretazioni dell’Agenzia delle entrate);

- con il D. Min. Infrastrutture e Trasp. 06/08/2020, n. 329, che ha introdotto la nuova modulistica valida anche per le istanze di Super-Sismabonus (vedi oltre).


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Professionisti abilitati

L’art. 3 del D.M. 28/02/2017, n. 58 - come in seguito rettificato ad opera del D.M. 65/2017 - stabilisce che “l’efficacia degli interventi finalizzati alla riduzione del rischio sismico è asseverata dai professionisti incaricati della progettazione strutturale, direzione dei lavori delle strutture e collaudo statico secondo le rispettive competenze professionali, e iscritti ai relativi Ordini o Collegi professionali di appartenenza”.


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Classificazione del rischio sismico
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Contenuto delle linee guida

Le linee guida (allegato A al D.M. 28/02/2017 R):

- consentono di attribuire a un edificio una specifica classe di rischio sismico, variabile da A+ (meno rischio) a G (più rischio), mediante un unico parametro che tiene conto sia della sicurezza sia degli aspetti economici;

- forniscono indirizzi di massima sulla progettazione;

- associano ai livelli di sicurezza un costo convenzionale in base ai dati del monitoraggio della ricostruzione a seguito del terremoto del 2009 in Abruzzo.

La classificazione di rischio sismico è come detto fondata su considerazioni sia di carattere economico-finanziario che afferenti la sicurezza dell’edificio. Più in dettaglio, le classi di rischio sono definite in base a due parametri:

1) PAM (perdita annuale media attesa), che considera le perdite economiche associate ai danni agli elementi strutturali e non strutturali, espressa come percentuale del costo di ricostruzione (CR) dell’edificio e che non include eventuali danni ai contenuti dell’edificio;

2) IS-V (indice di rischio), definito come il rapporto tra l’accelerazione al suolo prevista per l’edificio nel sito di ubicazione e quella sopportabile dalla struttura, nello stato di fatto, con riferimento allo SLV previsto dalle norme tecniche (vedi Normativa tecnica per le costruzioni).

La classe di rischio da attribuire all’edificio sarà quella minima tra le due classificazioni. Da quanto sopra emerge chiaramente che le classi di rischio sismico sono utilizzabili solamente in questo contesto.


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Metodo convenzionale e metodo semplificato per l’attribuzione della classe di rischio

La determinazione della classe di rischio di appartenenza di un edificio, al fine di accedere ai benefici fiscali, può essere condotta secondo i seguenti due metodi, tra loro alternativi.


1) METODO CONVENZIONALE

Il metodo convenzionale è applicabile a qualsiasi tipologia di costruzione, basato sull’applicazione dei normali metodi di analisi previsti dalle norme tecniche per le costruzioni e che consente la valutazione della classe di rischio della costruzione, sia nello stato di fatto sia nello stato conseguente all’eventuale intervento, consentendo il miglioramento di una o più classi di rischio.

Si riporta di seguito uno schema riepilogativo sul funzionamento del metodo convenzionale.



2) METODO SEMPLIFICATO

Il metodo semplificato, è valido solo per le costruzioni in muratura, ed è basato su una classificazione macrosismica dell’edificio.

Tale metodo è indicato per una valutazione economica e speditiva (senza specifiche indagini e/o calcoli) della classe di rischio e può essere utilizzato sia per una valutazione preliminare indicativa, sia per l’accesso al beneficio fiscale in relazione all’adozione di interventi di tipo locale, cioè quelli che interessano singoli elementi strutturali ma non l’intera struttura nel suo complesso, consentendo al massimo il miglioramento di una sola classe di rischio.

Si riporta di seguito uno schema riepilogativo sul funzionamento del metodo semplificato.




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MODULISTICA PER IL SISMABONUS, INDICAZIONI GENERALI
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I modelli “unici” per tutte le pratiche di Sismabonus

Con l’emanazione del D.M. 06/08/2020, n. 329, sono state introdotte modifiche al D.M. 28/02/2017, n. 58, concernente le Linee guida per la classificazione del rischio sismico degli edifici.

Dette modifiche hanno previsto in particolare la revisione della modulistica per l’attestazione del rischio sismico prima e dopo gli interventi, nonché definito le modalità per la presentazione della suddetta attestazione, allo scopo di adeguare il tutto alle agevolazioni del c.d. “Super-Sismabonus” (vedi anche Superbonus 110% risparmio energetico e consolidamento antisismico).


Come chiarito anche dalla Commissione di monitoraggio sul Sismabonus istituita presso il Consiglio superiore dei lavori pubblici (risposte a quesiti ottobre 2020 Visualizza PDF , per ragioni di semplificazione, è stata predisposta una modulistica unica per tutti i casi di Sismabonus - sia normale che “Super” - con la conseguenza che alcune parti dei modelli possono non essere pertinenti a tutte le fattispecie. Ne segue pertanto che il tecnico asseveratore può procedere a cassare e/o non compilare le parti delle asseverazioni che non attengono alla specificità del regime fiscale adottato, come ad esempio la dichiarazione relativa alla congruità delle spese per gli interventi di Sismabonus normale (non 110%), per i quali tale dichiarazione non è richiesta.


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Tecnici incaricati di rendere le dichiarazioni

Ai fini del Sismabonus:

1) il progettista delle strutture N11 è tenuto a rilasciare asseverazione in base al modello di cui all’Allegato B al D.M. 58/2017;

2) il direttore dei lavori N11 è tenuto a rilasciare asseverazione in base ai modelli di cui all’Allegato B-1 al D.M. 58/2017 (in caso di lavori ultimati) nonché in base all’Allegato 1 al medesimo D.M. 58/2017 (in caso di SAL intermedi);

3) il collaudatore statico, a sua volta è tenuto a rilasciare asseverazione in base al modello di cui all’Allegato B-2 al D.M. 58/2017 (per gli interventi per i quali è previsto il collaudo statico, vedi Opere strutturali: progetto, denuncia, direzione dei lavori e collaudo).


Non è stato precisato se i modelli di cui ai punti 2) e 3) qui sopra siano da presentare in tutti i casi o solo per le pratiche di Super-Sismabonus.

La normativa in proposito dice questo (commi 2 e 4, art. 3 del D.M. 58/2017):

- il progettista dell’intervento strutturale, ad integrazione di quanto già previsto dal D.P.R. 380/2001 e dalle NTC assevera, secondo i contenuti delle allegate linee guida, la classe di rischio dell’edificio precedente l’intervento e quella conseguibile a seguito dell’esecuzione dell’intervento progettato (quindi Allegato B oltre al progetto strutturale);

- il direttore dei lavori e il collaudatore statico, ove nominato per legge (vedi Opere strutturali: progetto, denuncia, direzione dei lavori e collaudo), all’atto dell’ultimazione dei lavori strutturali e del collaudo, attestano, per quanto di rispettiva competenza, la conformità degli interventi eseguiti al progetto depositato, come asseverato dal progettista (quindi relazione a strutture ultimate e collaudo statico).

Poi ci sono i commi 4-bis, ter e quater, art. 3 del D.M. 58/2017, che fanno riferimento solo al Superbonus, prevedendo le altre asseverazioni da rendere in base agli Allegati B-1, 1 e B-2, pertanto sembrerebbe pacifico che queste non servono per il Sismabonus non 110%. Tuttavia, questo non è detto testualmente, e quindi, considerando anche le menzionate precisazioni fornite dal Consiglio superiore dei lavori pubblici, si ritiene che devono essere depositati tutti gli allegati, quindi anche i suddetti allegati B-1 e B-2, per tutte le pratiche di Sismabonus normale o “Super, cassando o comunque non compilando le parti non rilevanti per la fattispecie specifica.

Si fa presente inoltre che per le pratiche già avviate in data antecedente all’emanazione del D.M. 329/2020, non è necessario ripresentare in base ai nuovi modelli la modulistica già presentata (vedi Interpello 10/03/2021, n. 168 Visualizza PDF ). Ciò vale anche per l’integrazione dei dati relativi alla congruità della spesa, la cui asseverazione è necessaria ai fini del Superbonus, che anche se non presenti nella modulistica antecedente al D.M. 329/2020 non comporta la necessità di ripresentare tale modello, potendosi recuperare tale indicazione con la presentazione degli allegati successivi a cura del direttore dei lavori.


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Tempistiche di presentazione dei modelli

Si fornisce di seguito un riassunto delle tempistiche per la presentazione delle varie asseverazioni ai fini del Super-Sismabonus, con i link alle relative formule.


MODELLO

ASSEVERATORE

DEPOSITO

Allegato B

Progettista

Avvio iter edilizio

Allegato B-1

Direttore dei lavori

Fine lavori

Allegato 1

Direttore dei lavori

Stato avanzamento

Allegato B-2

Collaudatore

Fine lavori


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Tempestività nella presentazione dell’Allegato B, asseverazione tardiva

In base al comma 3, art. 3 del D.M 58/2017, il progetto degli interventi per la riduzione del rischio sismico e l’asseverazione di cui all’Allegato B devono essere allegati alla SCIA o alla richiesta di permesso di costruire, al momento della presentazione allo sportello unico, tempestivamente e comunque prima dell’inizio dei lavori.

In precedenza era previsto che il deposito avvenisse contestualmente all’avvio del procedimento edilizio; la modifica normativa al citato comma 3, che consente ora (a differenza di prima) di presentare l’asseverazione anche non contestualmente all’avvio dell’iter, purché entro l’inizio dei lavori, si applica per i titoli edilizi presentati a partire dal 16/01/2020 (data di entrata in vigore del D.M. 24/2020 che ha introdotto la suddetta modifica, finalizzata anche a sistemare incongruenze quali la necessità di indicare il protocollo della pratica sismica, generalmente non noto al momento di avviare l’iter edilizio).

Si veda in proposito, tra le tante, la risposta 18/03/2021, n. 192 Visualizza PDF .

Si voglia tener conto anche del fatto che la SCIA (salvo casi particolari, cfr. art. 23-bis del D.P.R. 380/2001) prevede la possibilità di iniziare i lavori dal giorno stesso della sua presentazione, e altresì non contempla una comunicazione esplicita dell’inizio dei lavori; pertanto nel caso di SCIA si ritiene che sia necessario presentare comunque l’Allegato B contestualmente alla SCIA stessa.

Per gli altri Allegati non sono previste specifiche tempistiche vincolanti al fine di ottenere i benefici fiscali.


In caso di mancata (o non tempestiva) asseverazione, resta ferma la possibilità di avvalersi dell’agevolazione “ordinaria ai sensi dell’art. 16-bis del D.P.R. 917/1986, comma 1, lettera i), usufruendo della detrazione del 50% della spesa da ripartire in 10 quote annuali di pari importo.


L’unico caso in cui allo stato attuale è stata esplicitamente ammessa l’asseverazione “tardiva” riguarda il c.d. “Sismabonus acquisti”, relativamente agli edifici ubicati nelle zone a rischio sismico 2 e 3, per interventi le cui procedure autorizzatorie siano state avviate dopo il 01/01/2017 ma prima del 01/05/2019 (data di entrata in vigore dell’art. 8 del D.L. 34/2019 che ha esteso detto bonus alle zone 2 e 3).

L’Agenzia delle entrate ha chiarito la questione con la Risoluzione 03/07/2020, n. 38/E, specificando che in tali casi il beneficio fiscale spetta anche se l’Allegato B non sia stato presentato contestualmente all’avvio dell’iter abilitativo edilizio, purché l’adempimento sia effettuato entro la data di stipula del rogito per l’immobile oggetto degli interventi di riduzione del rischio sismico.


Dovrebbe tuttavia, secondo noi, esserci un altro caso per il quale ammettere l’asseverazione tardiva.

Si consideri infatti che:

- il Superbonus è entrato in vigore dal 01/07/2020 ed è previsto che si possa applicare anche agli interventi già in corso a tale data (Circolare 08/08/2020, n. 24/E, punto 4 R;

- usufruiscono dell’aliquota maggiorata al 110% anche gli interventi relativi all’adozione di misure antisismiche senza miglioramento di classe sismica, contemplati dalla lettera i), comma 1, art. 16-bis del D.P.R. 917/1986, per i quali tuttavia non si prevedeva in precedenza la necessità di presentare l’asseverazione di cui all’Allegato B.

Si tratta quindi di un caso formalmente e sostanzialmente analogo a quello, sopra descritto, per il quale si ammette l’asseverazione tardiva. Ne consegue che, a rigor di logica, per gli interventi relativi all’adozione di misure antisismiche senza miglioramento in termini di classe, i cui procedimenti edilizi siano stati avviati prima del 01/07/2020, dovrebbe essere consentito integrare la documentazione con l’Allegato B (e chiaramente gli altri allegati a seguire), da effettuarsi al più presto possibile e comunque entro la fine dei lavori.

Si auspica che l’Agenzia delle entrate possa pronunciarsi positivamente su questo aspetto.



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COMPILAZIONE DELLA MODULISTICA PER IL SISMABONUS, INDICAZIONI PRATICHE
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Avvertenze

Si riportano qui di seguito - con l’ausilio di immagini esplicative - alcune note di supporto per la compilazione della modulistica per il Sismabonus, e valide anche per il Super-Sismabonus (vedi Superbonus 110% risparmio energetico e consolidamento antisismico).

Si specifica che tali note non rivestono carattere di ufficialità, ma derivano dall’accurata analisi del dato normativo, dal confronto costante con gli operatori sul campo nonché in molti casi da una interpretazione “ragionevole”.

Salvo diversa indicazione, le immagini e le indicazioni sono riferite al modello di cui all’Allegato B.


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Dati generali e preliminari
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Identificazione del modello e della zona di intervento

Per Regione, Provincia e Comune vanno inseriti i codici rispettivamente di 2, 3 e 3 cifre reperibili nella classificazione Istat (colonne A, B e D del file qui disponibile Visualizza PDF ).



Si può presumere che l’intera combinazione di 19 caratteri inserita in questa parte preliminare del modello sia la stessa da inserire nella comunicazione dell’opzione all’Agenzia delle entrate, nella parte in cui viene richiesto il “Codice identificativo dell’asseverazione”.



Non si evincono purtroppo ulteriori dettagli in proposito dalle istruzioni per la compilazione del modello N12.

Secondo un’altra interpretazione, a nostro modo altrettanto plausibile, il professionista potrebbe attribuire un suo numero di protocollo interno (numero di protocollo che invece, per l’asseverazione degli interventi in Super-Ecobonus, viene rilasciato da ENEA successivamente alla validazione del modello presentato online).

Ciò consentirebbe a nostro giudizio di evitare duplicazioni in caso di SAL, dal momento che la parte da inserire nell’Allegato B sarebbe sempre la stessa, e dunque andrebbe inserita duplicata nel modello dell’Agenzia entrate, cosa che potrebbe non essere accettata.


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Identificazione dell’immobile e dati catastali

Nella parte descrittiva dell’immobile oggetto di intervento vanno inseriti anche i dati catastali.

Relativamente al subalterno, qualora si stia intervenendo su un immobile unifamiliare si ritiene che si possa fare riferimento al solo subalterno dell’abitazione, anche in presenza di eventuali pertinenze accatastate separatamente.

Viceversa, se si interviene su un immobile condominiale/plurifamiliare è opportuno a nostro giudizio diverse possibilità indicare tutti i subalterni dell’edificio (o anche indicare dal … al … dove ci sia consecutività).



Oltre ai dati catastali è richiesto di inserire le coordinate geografiche secondo il sistema di riferimento geodetico nazionale (ETR2000 - vedi D.P.C.M. 10/11/2011).



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Requisiti del tecnico asseveratore e incompatibilità

Nella parte in cui si richiede di attestare il possesso dei requisiti, il riferimento normativo corretto è sempre quello al D.M. 58/2017, e non quello dei decreti di modifica (ultimo in ordine di tempo al momento di redigere questa nota, il D.M. 329/2020).



Secondo il comma 2, art. 3 del D.M. 58/2017, Il progettista dell’intervento strutturale (a integrazione degli adempimenti per le costruzioni in zone sismiche già previsto dagli artt. 83-106 del D.P.R. 380/2001 - vedi Disciplina delle costruzioni in zone sismiche) assevera la classe di rischio dell’edificio precedente l’intervento e quella conseguibile a seguito dell’esecuzione dell’intervento progettato.

Ne segue in buona sostanza che secondo quanto indicato è sempre il progettista delle strutture ad asseverare sia la classe di rischio sismico nello stato di fatto che il progetto per la riduzione del rischio sismico, e quindi di regola devono essere barrate entrambe le caselle relative.

La possibilità di barrare solo la casella concernente la classificazione del rischio sismico nello stato di fatto rimane solo come caso residuale in cui tale classificazione non sia finalizzata a un intervento di Sismabonus (ad esempio quando il committente desidera solo avere una conoscenza del rischio non finalizzata almeno per il momento alla realizzazione di interventi agevolati).



Trattandosi di “asseverazione”, cioè della certificazione, nei modi previsti dalla legge, della verità e correttezza di quanto riportato, è da ritenere incompatibile la compilazione di tale documento relativamente a immobile di proprietà dello stesso asseveratore, del coniuge, di parenti entro il quarto grado o in altri casi, seppure non codificati, nei quali possa riconoscersi un interesse diretto del tecnico asseveratore nell’immobile in questione.

Ne segue - dato che come si è visto il modello ai fini del Sismabonus deve essere redatto dal progettista delle strutture - nel caso in cui vi sia la richiesta delle agevolazioni fiscali, il tecnico non potrà redigere il progetto strutturale per immobile di sua proprietà o di proprietà degli altri soggetti indicati al paragrafo precedente.


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Polizza assicurativa

Il possesso della polizza assicurativa specifica - prevista dal comma 14, art. 119 del D.L. 34/2020 - è necessario solo per le asseverazioni concernenti il Super-Sismabonus, mentre negli altri casi è sufficiente la normale polizza utilizzata per l’attività professionale, e pertanto potrà essere barrata la casella “NO”.



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Congruità della spesa
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Come determinare la congruità della spesa per il Sismabonus

La necessità di attestare la congruità della spesa è prevista solo in relazione alle pratiche concernenti il Super-Sismabonus, mentre non è necessaria negli altri casi, nei quali pertanto la relativa sezione potrà essere cassata o non compilata.

L’Agenzia delle entrate ha in proposito chiarito (Interpello 09/11/2020, n. 538) che ai fini dell’asseverazione da parte dei professionisti incaricati della congruità delle spese sostenute in relazione agli interventi agevolati con il Super-Sismabonus, occorre fare riferimento ai prezzi riportati nei prezzari predisposti dalle regioni e dalle province autonome, ai listini ufficiali o ai listini delle locali camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura ovvero, in difetto, ai prezzi correnti di mercato in base al luogo di effettuazione degli interventi (si ritiene possibile scegliere anche più di un prezzario). Ciò in quanto il D.M. 06/08/2020 (c.d. “Decreto Requisiti Ecobonus”) - richiamato anche ai fini del Sismabonus dal comma 13-bis, art. 119 del D.L. 34/2020 - non risulta fornire indicazioni specifiche applicabili agli interventi antisismici.

Riteniamo indicazione di buonsenso fare comunque riferimento a prezzi e soluzioni tecnologiche “medie”, in linea con lo spirito della verifica di congruità di costi nell’ambito del Superbonus.


3550435 7340242
Importo dei lavori di progetto

Sul punto non ci sono purtroppo particolari chiarimenti, e il modello non è chiaro poiché da un lato richiede di indicare il “costo complessivo dell’intervento” e dall’altro invece richiede di asseverare la “congruità della spesa ammessa a detrazione”.

A nostro giudizio occorre compilare il campo inserendo il costo, comprensivo di spese tecniche, IVA N13 e cassa di previdenza, dell’intervento principale di miglioramento sismico (quindi solo l’intervento strutturale) e degli eventuali interventi accessori e di contorno (es. rifacimento intonaci, costi di cantiere, ecc.) per i quali si richiede l’agevolazione fiscale del Sismabonus.

È questa, infatti, la spesa ammessa a detrazione, per la quale assume rilevanza la “congruità”.

Ne segue che, quando l’importo superi quello agevolabile, l’importo inserito coinciderà con quello massimo agevolabile.

Nel campo successivo (“di cui per lavori …”) andrà inserito lo stesso importo di prima, depurato però dalle spese tecniche (con relative IVA e cassa di previdenza).



L’Interpello 10/03/2021, n. 168 Visualizza PDF ha chiarito che - in relazione alla mancanza dell’asseverazione della congruità dei costi sul vecchio modello - non occorre ripresentare il modello.


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Congruità dei costi per il Sismabonus acquisti

Per il “Sismabonus acquisti” non è necessario redigere il computo metrico estimativo dei lavori e non deve essere compilata la sezione del modulo che richiede l’indicazione del costo complessivo dell’intervento.

Infatti, il comma 1-septies dell’art. 16 del D.L. 63/2016 determina il bonus fiscale con riferimento al prezzo della singola unità immobiliare, risultante nell’atto pubblico di compravendita e, comunque, entro un ammontare massimo di spesa pari a 96.000 Euro per ciascuna unità immobiliare.
Il bonus fiscale non ha quindi relazione col “costo complessivo dell’intervento” richiesto nel modulo di asseverazione, da indicare negli altri casi di interventi strutturali eseguiti su edifici esistenti.


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Stato di avanzamento lavori e stato finale

Nell’Allegato B-1, nonché nell’Allegato 1 - cioè i modelli da compilarsi a cura del Direttore dei lavori, rispettivamente a fine lavori oppure a stato di avanzamento dei lavori - è scritto esplicitamente che vanno indicati importi al netto dell’IVA (cioè senza IVA).

Tale indicazione appare incongruente, poiché si richiede di inserire importi diversi da quelli portati in detrazione, dato che l’IVA è compresa, come peraltro chiaramente indicato dall’Agenzia delle entrate nella Circolare 08/08/2020, n. 24/E, al punto 4 N13.

Questa indicazione può essere rivelatrice del fatto che il normatore abbia inteso “sterilizzare” l’effetto dell’IVA sul calcolo delle percentuali per il raggiungimento dei SAL.

Le indicazioni, cui riteniamo sia comunque bene attenersi in attesa di auspicabile chiarimento o rettifica, sono contraddittorie, dal momento che la richiesta è per l’asseverazione dei costi portati a detrazione (che comprendono anche le spese tecniche e l’IVA) ed evidentemente portano a far sì che gli importi inseriti nei modelli per il DL non possano corrispondere a quelli inseriti nell’Allegato B (da riportare anche nei modelli del DL ove si parla di “lavori stimati in fase di progetto”).



Inoltre, negli Allegati B-1 e 1, negli importi richiesti da asseverare si parla sempre di importo dei lavori, e mai si menzionano le spese tecniche (si parla inoltre sempre di “impresa” e non di professionisti).

Sapendo che negli importi devono rientrare anche le spese tecniche, ci si chiede se sia corretto inserire nel modello l’importo comprensivo delle spese tecniche, oppure se vadano inseriti solo gli importi dei lavori, rispettando alla lettera quanto scritto.

Secondo noi, nella fattispecie, si può ritenere che il normatore abbia inteso necessario calcolare il SAL solo sulle spese per i lavori, senza le spese tecniche, dal momento che sull’Allegato B viene invece espressamente fatta questa distinzione. Ne consegue che anche in questo caso si ritiene necessario rispettare l’indicazione e inserire solamente l’importo dei lavori, senza le spese tecniche.

Depone a favore di tale tesi il fatto che l’Agenzia delle entrate abbia chiarito, per quanto riguarda la modalità di determinazione del 30% dell’intervento agevolabile (necessaria, ai sensi del comma 1-bis dell’articolo 121 del D.L. 34/2020, per esercitare l’opzione per lo sconto sul corrispettivo dovuto all’impresa o per la cessione del credito corrispondente al Superbonus in relazione a ciascuno stato di avanzamento dei lavori) che occorre fare riferimento all’ammontare complessivo delle spese riferite all’intero intervento e non all’importo massimo di spesa ammesso alla detrazione (vedi Interpello 09/11/2020, n. 538).



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Necessità di allegare il computo metrico

Nell’Allegato B al D.M. 58/2017, è previsto che il tecnico indichi il prezzario mediante il quale ha stimato la congruità della spesa ammessa alla detrazione. Si ritiene possibile anche l’indicazione di più di un prezzario, non essendo il professionista vincolato all’utilizzo di un solo listino.


Poiché altresì (sempre secondo noi dal momento che nessuna disposizione lo prevede esplicitamente, e comunque ovviamente solo per il Superbonus) bisognerà allegare il computo metrico, andrà conseguentemente distinto il computo delle opere portate in detrazione (da allegare) da quello delle altre opere eccedenti (da conservare).

Dato che in precedenza si è detto che quando l’importo superi quello agevolabile, l’importo inserito coinciderà con quello massimo agevolabile, in tal caso anche il computo metrico coinciderà con quello concernente tali spese, e ci sarà conseguentemente un altro computo (da non allegarsi) delle opere “extra agevolazione”, destinate a rimanere in accollo al committente.


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Varianti in corso d’opera e modifiche ai costi preventivati

Può certamente accadere di frequente che l’importo dei lavori stimati a preventivo sia modificato in corso d’opera a causa di imprevisti, varianti richieste dalla committenza, errori nella stima delle quantità, ecc.

Su questo punto - seppur afferenti alla diversa agevolazione dell’Ecobonus - soccorrono i chiarimenti forniti dall'Enea riguardo le modalità di redazione del computo metrico.

Infatti, nel chiarire che il computo metrico da allegare è sempre il computo globale (quindi anche nei SAL al 30% e 60% si carica comunque il computo metrico complessivo), viene detto che è sempre possibile aggiornare il documento precedentemente caricato al SAL 30%, qualora siano subentrate delle varianti in corso d’opera.

Altresì, in caso di varianti in corso d’opera, è opportuno evidenziare le variazioni subentrate all’interno del computo metrico.


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Stato di fatto ante operam e stato conseguente l’intervento
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Come e quando compilare le sezioni dei modelli

Come chiarito dalla Commissione di monitoraggio sul Sismabonus istituita presso il Consiglio superiore dei lavori pubblici (risposte a quesiti aprile 2011 Visualizza PDF ), ci sono alcuni casi in cui non è necessaria l’attribuzione di classe di rischio, in particolare:

1) quando viene scelta l’opzione “nessuna classe N14 non è necessario asseverare né la classe di rischio “ex ante”, né quella “ex post”, e quindi, pur dovendosi compilare l’Allegato B, non è necessario compilare le sezioni relative agli aspetti suddetti;

2) quando si utilizzano le prescrizioni dell’Allegato A al D.M. 58/2017 relative a edifici in calcestruzzo armato con telai in due direzioni N15, le sezioni dei moduli relative all’attribuzione della classe di rischio “ex ante” ed “ex post” possono non essere compilate, essendo automaticamente assegnata la riduzione di una classe di rischio;

3) quando si utilizzano le prescrizioni dell’Allegato A al D.M. 58/2017 relative all’utilizzo del metodo semplificato per edifici in muratura N16, le sezioni dei moduli relative all’attribuzione della classe di rischio “ex ante” ed “ex post” vengono compilate solo per le parti relative alla classe di rischio della costruzione nonché per l’indicazione dell’adozione del metodo semplificato;



4) nel caso di demolizione e ricostruzione di interi edifici o loro porzioni, per il nuovo organismo ricostruito sarà comunque obbligatorio il rispetto del Capitolo 7 delle NTC 2018, che condurrà ad una costruzione antisismica, si considera quindi conseguita la riduzione di due classi di rischio e non sarà necessario compilare la sezione dei moduli relativa all’attribuzione della classe di rischio “ex ante”. Resta inteso che è necessario compilare invece la sezione relativa all’attribuzione della classe di rischio “ex post”, allegando la relazione illustrativa dell’attività conoscitiva svolta e dei risultati raggiunti, relativa alla situazione post intervento.




Il tutto può essere riepilogato tramite i due schemi seguenti, che afferiscono rispettivamente al caso delle strutture in muratura e al caso delle altre tipologie di strutture.


Come e quando compilare le sezioni dei modelli - Strutture in muratura



Come e quando compilare le sezioni dei modelli - Altre strutture



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Indicazione degli estremi del Genio civile

Nel paragrafo “Tempestività nella presentazione del modello”, si è chiarito che la norma consente ora - per i titoli edilizi presentati a far data dal 16/03/2020 - di depositare l’Allegato B anche (al più tardi) entro l’inizio dei lavori, e che tuttavia per le pratiche di SCIA è secondo noi opportuna la presentazione contestuale, in quanto la SCIA non prevede una formale “comunicazione di inizio lavori” e altresì teoricamente e salvo casi particolari i lavori possono iniziare il giorno stesso della presentazione della SCIA.

Ciò vuol dire che in molti casi l’Allegato B verrà presentato quando non è noto il protocollo relativo al deposito del progetto strutturale presso il Genio civile o il SUE o altro ufficio preposto, ma tuttavia il modello richiede in questo caso di inserire gli estremi di tale deposito.

Ne segue, secondo noi che:

- è opportuno (quando possibile, quindi secondo noi solo se i lavori sono assentiti tramite permesso di costruire) presentare il modello a valle del deposito strutturale/sismico, così da avere i dati completi;

- se si è presentato il modello incompleto, la mancanza non dovrebbe essere elemento costitutivo che ne determini l’invalidità, purché ovviamente la pratica sismica sia stata eseguita;

- l’integrazione dell’asseverazione entro l’inizio dei lavori è comunque consigliabile per maggiore prudenza (seppure, sotto altro punto di vista, il modello presentato dopo l’inizio dei lavori sarebbe tardivo, quindi intempestivo, quindi probabilmente da non considerare sulla base dei “cavilli” dell’Agenzia entrate).



Analogamente a quanto visto in precedenza su una fattispecie leggermente diversa - in relazione alla mancanza dell’asseverazione della congruità dei costi sul vecchio modello - si può ribadisce comunque anche in questo caso che la mancanza del dato (gli estremi della pratica strutturale) non compromette la fruizione dei bonus fiscali.


3550435 7340250
Effetti dell’intervento di riduzione del rischio sismico

Il Superbonus - accessibile anche per interventi che pur consentendo una riduzione del rischio sismico della costruzione non comportano il miglioramento in termini di classificazione - si è affiancato, senza sostituirle, alle preesistenti agevolazioni relative invece a interventi comportanti un miglioramento in termini di classe di rischio.

Ne segue che la modulistica è stata aggiornata, aggiungendo anche l’opzione “nessuna classe”, da utilizzare proprio in caso di Superbonus senza miglioramento nella classificazione di rischio sismico.



Nei modelli in Allegato B-1 e in Allegato B-2 è presente al terzo alinea delle dichiarazioni asseverate la dichiarazione che gli interventi “consentono la riduzione della classe di rischio”, evidentemente in contrasto con la possibilità consentita dal Superbonus di accedere agli incentivi anche in assenza di miglioramento nella classe di rischio.

A tal proposito la Commissione di monitoraggio sul Superbonus istituita presso il Consiglio superiore dei lavori pubblici ha chiarito che - in attesa di una auspicabile rettifica al modello - tale dicitura sia da intendere come “riduzione di rischio sismico” della costruzione.




3550435 7340251
SUPER-SISMABONUS 110%

L’art. 119 del D.L. 19/05/2020, n. 34 (c.d. “Decreto Rilancio”, convertito in legge dalla L. 17/07/2020, n. 77) ha disposto al comma 4 che le detrazioni per interventi di adeguamento strutturale e antisismico - di cui ai commi da 1-bis a 1-septies, art. 16 del D.L. 63/2013, si applicano a determinate condizioni nella misura del 110% (c.d. Super-Sismabonus” o “Sismabonus 110%).

Il Super-Sismabonus è riferito a sua volta solo alle costruzioni a destinazione residenziale (a tal proposito la Circolare 08/08/2020, n. 24/E, al punto 2 R riprende l’interpretazione secondo la quale in caso di edifici con più unità immobiliari, si considera “residenziale” l’edificio in cui la superficie adibita a destinazione abitativa sia superiore al 50% del totale, resa al paragrafo 3.2 R della Circolare 24/02/1998, n. 57/E).





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