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Sent.C. Cass. 08/01/2003, n. 77

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1. Appalti - Contratto - Recesso unilaterale del committente - Compensatio lucri cum damno - Lucrum dell'appaltatore - Prova - Onere del committente. 2. Appalti ll.pp. - Contratto - Recesso unilaterale del committente - Indennizzo all'appaltatore - Debito di valore - Svalutazione monetaria e interessi moratori - Computabilità.
1. In tema di appalto ed in ipotesi di recesso unilaterale dal contratto ai sensi dell'art. 1671 Cod.civ. grava sul committente che recede e che eccepisca in giudizio la compensatio lucri cum damno provare il lucrum dell'appaltatore (che abbia potuto eseguire altri lavori solo perché liberato dall'impegno) ed il suo ammontare, detraibile dal pregiudizio subito. 2. L'indennizzo cui è tenuto il committente in favore dell'appaltatore a norma dell'art. 1671 Cod.civ., nel caso di recesso unilaterale dal contratto di appalto, costituisce obbligazione risarcitoria, come si evince dal significato etimologico - lessicale dell'espressione «tenga indenne» e dal principio per il quale pure i danni derivanti da attività lecite vanno risarciti al danneggiato incolpevole, sicchè, vertendosi in tema di debito di valore e non di valuta, il giudice deve tener conto nella relativa quantificazione, anche d'ufficio, della svalutazione monetaria sopravvenuta sino alla data della liquidazione, e degli interessi moratori.

1. «Compensatio lucri cum danno» significa compensazione del guadagno o vantaggio (lucrum) col danno: cioè detrazione, dal pregiudizio patrimoniale subito dal danneggiato in conseguenza del fatto illecito, dell'incremento patrimoniale acquisito per quel fatto dal danneggiato medesimo.Ved. Cass. 22 agosto 2002 n. 12368 R
(Cod.civ. art. 1671) (Cod.civ. art. 1671)

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