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16/05/2022

Condono edilizio di opere in area sottoposta a vincolo paesaggistico

Secondo il TAR Lazio, le opere abusive ricadenti in area paesaggistica non possono essere condonate in assenza della prova della loro preesistenza rispetto all’apposizione del vincolo.

FATTISPECIE - Nel caso di specie i ricorrenti contestavano il rigetto della richiesta di condono edilizio presentata ai sensi del D.L. 269/2003, convertito in L. n. 326/2003 (c.d. terzo condono edilizio), avente ad oggetto un fabbricato ad uso residenziale realizzato sine titulo in zona sottoposta a vincolo paesaggistico, con annessi due piccoli manufatti ad uso servizi. Secondo i ricorrenti:
- gli abusi edilizi erano stati realizzati in epoca antecedente rispetto all’imposizione dei vincoli paesaggistici addotti a sostegno del diniego;
- l’amministrazione comunale non avrebbe potuto ingiungere la demolizione del manufatto abusivo, attesa l’impossibilità di ripristinare lo stato dei luoghi senza pregiudizio della parte regolarmente autorizzata.

ONERE DELLA PROVA DELLA PREESISTENZA - Il TAR Lazio-Roma 09/05/2022, n. 5718 ha ritenuto legittimo il diniego di sanatoria opposto dal Comune secondo il quale invece i vincoli paesaggistici erano precedenti all’epoca di realizzazione degli interventi abusivi da condonare. Ed infatti, ai sensi dell’art. 32, D.L. 269/2003, comma 27, lett. d), non sono, comunque, suscettibili di sanatoria le opere abusive che siano state realizzate su immobili soggetti a vincoli imposti sulla base di leggi statali e regionali a tutela degli interessi idrogeologici e delle falde acquifere, dei beni ambientali e paesistici, nonché dei parchi e delle aree protette nazionali, regionali e provinciali qualora istituiti prima della esecuzione di dette opere, in assenza o in difformità del titolo abilitativo edilizio e non conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici.
Secondo i giudici, per confutare l’operatività della disposizione in esame è necessario comprovare adeguatamente, e non limitarsi ad affermare (come avvenuto nel caso di specie), che il manufatto in contestazione risale ad epoca antecedente all’apposizione dei vincoli paesaggistici gravanti sull’area oggetto di intervento. Il mancato assolvimento di siffatto onere probatorio priva di consistenza le censure tese a contestare il carattere ostativo al condono dei vincoli in discorso.

SANZIONE SOSTITUTIVA - Con riferimento alla seconda doglianza, il TAR ha chiarito che la possibilità di sostituire la demolizione con la sanzione pecuniaria può essere valutata dall’amministrazione comunale in un momento successivo ed autonomo rispetto alla diffida a demolire, ovvero allorquando il soggetto privato non ha ottemperato spontaneamente alla demolizione.
Conseguentemente, la mancata valutazione in sede di esercizio del potere ripristinatorio non può costituire un vizio dell'ordine di demolizione, ma al più della fase di esecuzione in danno. È in fase esecutiva, quindi, che il Comune è tenuto ad accertare le conseguenze eventualmente derivanti dalle statuizioni demolitorie di cui all’ordinanza impugnata, valutando la possibilità di comminare una sanzione pecuniaria alternativa.

Dalla redazione