FAST FIND : FL7025

Flash news del
05/05/2022

Modifiche alle tramezzature interne, qualificazione e atti autorizzativi

La ristrutturazione interna di un fabbricato che non interessa le parti strutturali dell’edificio non richiede il permesso di costruire o la SCIA, né l’autorizzazione paesaggistica.

FATTISPECIE - Nel caso di specie il ricorrente contestava l’ordine di demolizione di alcune opere realizzate sull’immobile di sua proprietà. Gli interventi consistevano, tra l’altro, in lavori di ristrutturazione interna, rimozione degli infissi, rifacimento dei parapetti del terrazzo e demolizione di un portico. L’amministrazione aveva ingiunto la demolizione delle opere perché, a suo avviso, realizzate abusivamente in assenza di SCIA alternativa al permesso di costruire e dell’autorizzazione paesaggistica.

MODIFICHE ALLE TRAMEZZATURE INTERNE - Con riferimento alla ristrutturazione interna, il TAR Lazio-Roma 19/04/2022, n. 4635 ha ritenuto che nella fattispecie non fosse necessario né il permesso di costruire (o la SCIA alternativa), né l’autorizzazione paesaggistica. In proposito è stato richiamato l’orientamento secondo il quale:
- le opere di modifica di spazi interni, sia pure eseguite attraverso demolizione e ricostruzione di tramezzature, non integrano un intervento soggetto a permesso di costruire e neanche a SCIA, non venendo in rilievo alterazioni dei parametri urbanistici ovvero incrementi di volumetria e superficie;
- tali interventi non rilevano neanche ai fini dei limiti imposti dal vincolo paesaggistico, trattandosi di opere meramente interne, che non comportano aumento dei volumi preesistenti, né possono essere considerate, in generale, elementi detrattori del vincolo, non potendo in alcun modo alterare il paesaggio, né la percezione che di questo si abbia dai luoghi accessibili al pubblico.

Ne consegue (vedi TAR Campania-Salerno 27/05/2021, n. 1299) che la diversa distribuzione degli ambienti interni mediante eliminazione e spostamenti di tramezzature, purché non interessi le parti strutturali dell'edificio, costituisce attività di manutenzione straordinaria soggetta al semplice regime della comunicazione di inizio lavori, originariamente in forza dell'art. 6, comma 2, ed ora dell'art. 6-bis del D.P.R. 380/2001, che disciplina gli interventi subordinati a CILA. In tali ipotesi, pertanto, l'omessa comunicazione non può giustificare l'irrogazione della sanzione demolitoria che presuppone il dato formale della realizzazione dell'opera senza il prescritto titolo abilitativo. Quando invece questo stesso intervento interessi parti strutturali del fabbricato, ai sensi dell'art. 22, D.P.R. 380/2001, comma 1, lett. a), la disciplina applicabile è quella della segnalazione certificata di inizio attività, la cui mancanza comporta, parimenti, l'irrogazione della sola sanzione pecuniaria.

INTERVENTI DI DEMOLIZIONE - I giudici hanno ritenuto fondato il ricorso anche con riferimento alla rimozione degli infissi e il rifacimento dei parapetti - ritenendoli interventi di edilizia libera non soggetti all’autorizzazione paesaggistica perché rientranti nella lett. A.2 del D.P.R. 31/2017 - e la demolizione del portico. A questo ultimo riguardo è stato ribadito l’orientamento secondo cui, in linea generale, si deve escludere che interventi di mera demolizione di opere già esistenti (ovvero, la demolizione a cui non faccia seguito alcuna ricostruzione) possano essere annoverati tra gli interventi imponenti il previo rilascio del permesso di costruire e, ancora, tra quelli soggetti al previo rilascio dell’autorizzazione paesaggistica da parte dell’autorità competente, attesa la piena idoneità degli stessi a garantire proprio la salvaguardia dello stato dei luoghi, così come oggetto di tutela da parte del legislatore (vedi anche TAR Lazio-Roma 27/03/2018, n. 3416).

Dalla redazione