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Ultimo aggiornamento
12/07/2013

Contratto opera professionale privato e validità clausola sospensiva (Cass. 15786/2013)

La Corte di Cassazione chiarisce che le parti contrattuali sono libere di condizionare il pagamento della parcella al verificarsi di una condizione futura ed incerta.
A cura di:
  • Redazione Legislazione Tecnica

Non è affetta da nullità la clausola che condiziona il compenso del professionista ingegnere o architetto ad un evento futuro e incerto, anche se la prestazione professionale è resa ad un soggetto privato. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la Sentenza del 24/06/2013, n. 15786.

Nel caso in esame la Corte viene chiamata ad esprimersi circa la validità di un contratto con dei professionisti (tre architetti) per i quali l’erogazione del pagamento del compenso professionale era condizionata al verificarsi di una condizione successivamente non avverata (rilascio della concessione edilizia) con conseguente gratuità dell’attività svolta dagli stessi.

Preliminarmente la Suprema Corte rileva che la vicenda giudiziaria era iniziata negli anni Novanta quando ancora vigeva l’inderogabilità dei minimi della tariffa professionale (L. 05/05/1976, n. 340).
Così recitava l’articolo unico della L. 340 del 1976 «I minimi di tariffa per gli onorari a vacazione, a percentuale ed a quantità, fissati dalla legge 2 marzo 1949, n. 143, o stabiliti secondo il disposto della presente legge, sono inderogabili. L’inderogabilità non si applica agli onorari a discrezione per le prestazioni di cui all’articolo 5 del testo unico approvato con la citata legge 2 marzo 1949, n. 143». L’art. 6 della L. 01/07/1977, n. 404 in via interpretativa stabiliva che «L’articolo unico della legge 5 maggio 1976, n. 340, deve intendersi applicabile esclusivamente ai rapporti intercorrenti tra privati».

I tre architetti hanno fatto ricorso ed hanno formulato alla Corte un quesito chiedendo se la clausola contrattuale che condizioni il pagamento del compenso per la prestazione del professionista architetto o ingegnere al verificarsi di un evento futuro e incerto sia sempre valida ed efficace a prescindere dalla natura del committente quale privato o pubblica amministrazione, ovvero - ai sensi dell'articolo unico della L. 05/05/1976 n. 340 - sia valida ed efficace solo nell'ambito del rapporto professionale tra professionista privato e committente pubblica amministrazione.

Al quesito la Cassazione risponde appunto affermando che «la clausola che condiziona il compenso del professionista ingegnere o architetto ad un evento futuro e incerto non è affetta da nullità anche se la prestazione professionale è resa ad un soggetto privato» ed a questa conclusione la Suprema Corte è pervenuta anche alla luce dei principi da essa stessa espressi con la Sentenza del 19/09/2005 n. 18450 che, sebbene applicati in una fattispecie nella quale il committente era una pubblica amministrazione, sono ritenuti pienamente applicabili anche nel caso in cui il committente sia un soggetto privato.

Secondo la Suprema Corte dal principio di inderogabilità della tariffa professionale non deriva la nullità della clausola, liberamente pattuita, che condiziona il pagamento al verificarsi di una condizione poiché le parti di un rapporto contrattuale sono libere di prevedere, nell'esercizio dell'autonomia privata, che l'efficacia di un'obbligazione nascente dal contratto resti condizionata, in senso sospensivo o risolutivo, ad un evento futuro ed incerto (artt. 1322, 1353 Cod. civ.). 
Il Collegio conclude affermando che tale principio deve trovare applicazione anche con riguardo alla specifica clausola contrattuale volta a condizionare il diritto al compenso spettante al professionista.

Il testo della sentenza è consultabile nel box Fonti Collegate.
 

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