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Ultimo aggiornamento
05/09/2017

Compensi dei professionisti: normativa e consigli pratici (preventivo, contratto, comunicazioni varie)

LA RIFORMA DELLE PROFESSIONI DEL 2012 (Principi generali; Norme di riferimento sulla riforma delle professioni) - I COMPENSI NEL NUOVO ASSETTO DELLE PROFESSIONI - INDICAZIONI PRATICHE APPLICATIVE E CONSIGLI DI COMPORTAMENTO PER IL PROFESSIONISTA (Come redigere il preventivo; Prova di aver reso il preventivo; Polizza assicurativa, titoli e specializzazioni; Come redigere il contratto; Come rendere le comunicazioni di dettaglio; Come determinare la misura dei compensi; Visto di conformità dell’Ordine/Collegio) - PERITI E CONSULENTI TECNICI D’UFFICIO.
A cura di:
  • Dino de Paolis
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LA RIFORMA DELLE PROFESSIONI DEL 2012
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Principi generali

Con la riforma delle professioni del 2012, qualche anno prima preceduta da alcuni interventi disposti dal c.d. “decreto Bersani” del 2006, sono profondamente mutate le modalità con le quali i professionisti devono relazionarsi con la propria committenza, sia in fase preliminare al conferimento dell’incarico (trattativa, pattuizione del compenso, redazione e stipula del contratto d’opera professionale), sia durante lo svolgimento dell’incarico stesso.

Con la riforma in questione, allo scopo di perseguire una maggiore “liberalizzazione” nel settore delle professioni, sono state prima “depotenziate” e poi abrogate le norme contenenti tariffe e parametri predefiniti per la determinazione degli onorari professionali.

Contestualmente sono stati imposti ai professionisti una serie di vincoli e modalità di comportamento, dall’obbligo di rendere al cliente un preventivo dettagliato (necessariamente per iscritto o in forma digitale secondo quanto da ultimo stabilito dalla citata L. 124/2017) corredato dall’indicazione di tutti gli oneri connessi allo svolgimento dell’incarico, all’obbligo di esporre gli estremi della propria polizza RC professionale nonché di evidenziare al cliente titoli ed eventuali specializzazioni (anche quest’ultima una disposizione introdotta dalla L. 124/2017).

Il nuovo assetto normativo, da un lato liberalizzato e dall’altro con nuovi obblighi e vincoli, rende assolutamente indispensabile per il professionista porre in essere determinati comportamenti che lo tengano al riparo dai rischi derivanti dall’operare all’interno dell’attuale quadro normativo.


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Norme di riferimento sulla riforma delle professioni

Alcuni anni dopo i primi interventi attuati dal D.L. 223/2006 (c.d. “decreto Bersani”) - il quale non ha abrogato le tariffe professionali ma la loro qualifica di “minimi inderogabili” - la riforma delle professioni ha preso il via con l’art. 3 del D.L. 13/08/2011, n. 138 (convertito in legge dalla L. 14/09/2011, n. 148), mentre ulteriori norme concernenti nello specifico i compensi professionali sono state introdotte dall’art. 9 del D.L. 24/01/2012, n. 1 (convertito in legge dalla L. 24/03/2012, n. 27), con le successive modifiche, ultima quella disposta dall’art. 1, comma 150, della L. 04/08/2017, n. 124.

In sintesi, la riforma contiene misure volte a garantire l’effettivo svolgimento dell’attività formativa durante il tirocinio, prevede la cogenza della formazione continua permanente, stabilisce l’obbligatorietà dell’assicurazione per i rischi derivanti dall’esercizio dell’attività professionale, autorizza la pubblicità informativa con qualsiasi mezzo, demanda l’azione disciplinare a Consigli di disciplina appositamente formati.

La riforma è stata attuata poi con il D.P.R. 07/08/2012, n. 137, alla cui emanazione ha fatto seguito il progressivo adeguamento dei c.d. “codici di autoregolamentazione” delle varie categorie professionali (codici deontologici, regolamenti per la formazione continua, procedure per il funzionamento dei consigli di disciplina, ecc.).



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I COMPENSI NEL NUOVO ASSETTO DELLE PROFESSIONI

Con specifico riguardo alla materia delle tariffe e degli onorari professionali, l’art. 9 del D.L. 1/2012 (come successivamente modificato dal D.L. 83/2012 e da ultimo dalla L. 04/08/2017, n. 124) prevede che:

- sono abrogate le tariffe delle professioni regolamentate (comma 1) e le disposizioni vigenti che, per la determinazione del compenso del professionista, rinviano alle suddette tariffe (comma 5);

- nel caso di liquidazione da parte di un giudice, il compenso del professionista è determinato con riferimento a parametri stabiliti con decreto ministeriale (comma 2, come modificato dal D.L. 83/2012), decreto poi emanato con il D.M. 20/07/2012, n. 140;

- ai fini della determinazione dei corrispettivi da porre a base di gara nelle procedure di affidamento di contratti pubblici dei servizi relativi all’architettura e all’ingegneria, si applicano i parametri individuati con decreto ministeriale (comma 2, come modificato dal D.L. 83/2012), decreto poi emanato con il D.M. 31/10/2013, n. 143, in seguito sostituito dal D.M. 17/06/2016, in vigore dal 27/07/2016, a sua volta attuativo dell’art. 24, comma 8, del Codice degli appalti e contratti pubblici di cui al D. Leg.vo 18/04/2016, n. 50;

- la misura del compenso deve essere resa nota al cliente tramite un preventivo da rendere obbligatoriamente in forma scritta o digitale (comma 4, l’obbligo della forma scritta o digitale è stato introdotto dall’art. 1 della L. 124/2017, comma 150,);

- il compenso deve essere pattuito, con forme previste dall’ordinamento, al momento del conferimento dell’incarico professionale (comma 4, si tratta in pratica dell’obbligo di concludere un contratto espresso con il cliente, facendo seguito al preventivo reso);

- il professionista deve rendere noto al cliente il grado di complessità dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell’incarico, obbligatoriamente in forma scritta o digitale (comma 4, l’obbligo della forma scritta o digitale è stato introdotto dall’art. 1 della L. 124/2017, comma 150);

- la misura del compenso deve essere adeguata all’importanza dell’opera (comma 4, viene in tal senso ripresa la disposizione, tutt’ora vigente, di cui all’art. 2233 del Codice civile, e che rappresenta l’unico, seppur vago, parametro per la quantificazione del compenso);

- la misura del compenso va pattuita dettagliatamente indicando per le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi (comma 4).

Oltre alle disposizioni sopra illustrate, contenute nell’art. 9 del D.L. 1/2012, si aggiunga che:

- il professionista deve rendere noti al cliente, al momento dell’assunzione dell’incarico, gli estremi della polizza stipulata per la responsabilità professionale e il relativo massimale (art. 3 del D.L. 138/2011, comma 5, lettera e);

- al fine di assicurare la trasparenza delle informazioni nei confronti dell’utenza, i professionisti iscritti ad ordini e collegi sono tenuti ad indicare e comunicare i titoli posseduti e le eventuali specializzazioni (art. 1, comma 152, della L. 124/2017).

Emerge dunque in maniera piuttosto chiara la necessità per il professionista di mantenere con il cliente un rapporto improntato alla massima trasparenza e chiarezza, e di adottare per le varie comunicazioni strumenti “tracciabili” in modo da poter dimostrare in qualsiasi momento di aver correttamente adempiuto a tutti gli obblighi imposti dalla norma, di aver formalmente ricevuto il conferimento dell’incarico, di aver espressamente pattuito un determinato compenso, ecc.



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INDICAZIONI PRATICHE APPLICATIVE E CONSIGLI DI COMPORTAMENTO PER IL PROFESSIONISTA

Risulta evidente dalla lettura delle nuove norme come vi sia la necessità, per il professionista, di adottare con il committente un approccio nuovo e inevitabilmente molto attento allo scrupoloso rispetto delle norme. La possibilità, infatti, di determinare il compenso senza alcun riferimento a parametri fissati e l’obbligo di osservare ben definite modalità di comunicazione con il cliente espongono il professionista in misura molto maggiore che nel passato al rischio di contestazioni e dunque alla possibilità di non vedersi pienamente riconosciuto il diritto a percepire il compenso.

Forniamo pertanto qui di seguito alcuni consigli pratici.


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Come redigere il preventivo

Il preventivo, che come visto deve essere reso obbligatoriamente in forma scritta o digitale, deve essere il più possibile dettagliato e chiaro, evidenziando i compensi previsti per ciascuna singola prestazione o fase prestazionale e specificando (sempre ove possibile per ciascuna prestazione o fase prestazionale) anche gli importi di spese, oneri e contributi. Questo faciliterà anche la richiesta di pagamento parziale delle singole prestazioni effettivamente eseguite in caso di interruzione dell’incarico prima del suo completamento.


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Prova di aver reso il preventivo

Al fine di fornire prova inequivocabile di aver reso il preventivo nelle forme e con i contenuti previsti è bene mantenerne traccia, facendosi firmare ricevuta all’atto della consegna oppure, se il preventivo è inviato in forma digitale, utilizzando la PEC o almeno inserendo la conferma di lettura nella email semplice.


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Polizza assicurativa, titoli e specializzazioni

È bene che già il preventivo contenga le indicazioni obbligatorie circa la polizza assicurativa e circa titoli ed eventuali specializzazioni del professionista. Al fine di garantire la massima trasparenza è consigliabile inserire tali indicazioni in tutti gli strumenti di comunicazione “ufficiali” del professionista, come ad esempio biglietti da visita, sito web, carta intestata, eventuali pagine social professionali, ecc.


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Come redigere il contratto

Seppure un contratto possa teoricamente anche essere concluso verbalmente o “di fatto”, è indispensabile che il conferimento dell’incarico venga pattuito tramite un vero e proprio contratto scritto. Il preventivo reso può trasformarsi esso stesso in contratto tramite l’apposizione da parte del cliente di una firma “per accettazione”, o in alternativa i contenuti del preventivo possono essere trasposti in un più ampio documento contrattuale, contenente tutte le altre pattuizioni (soluzione idonea ad esempio per gli incarichi più complessi, articolati o poco standardizzati). Anche il contratto (se stipulato in documento separato dal preventivo), deve contenere tutti i dettagli sulla prestazione ed i contenuti obbligatori sopra indicati.


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Come rendere le comunicazioni di dettaglio

Un elevato livello di dettaglio nella fase di trattativa e di conferimento dell’incarico mette il professionista maggiormente al riparo da qualsiasi possibile futura contestazione, così come una elevata frammentazione delle varie prestazioni dedotte nell’incarico riduce certamente i contenziosi nel caso di interruzione dell’incarico prima del suo completamento e facilita la corresponsione del compenso per l’attività effettivamente svolta. Lo stesso livello di dettaglio e le medesime modalità operative vanno utilizzate in caso di cambiamento delle condizioni in corso d’opera (ad esempio spese impreviste e imprevedibili, richiesta di prestazioni nuove ed ulteriori da parte del committente, ecc.).


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Come determinare la misura dei compensi

Per quanto il nuovo assetto normativo non vincoli, nella fase di determinazione del compenso (da inserire, come visto, nel preventivo e nel contratto d’incarico) all’utilizzo di misure definite dalla normativa, è fortemente consigliato che il professionista faccia riferimento a parametri e criteri di valutazione oggettivi e rintracciabili, sempre per porsi in posizione di maggiore sicurezza in caso di qualsiasi contestazione.

È chiaro infatti come il professionista possa conseguire il più elevato livello di sicurezza e di certezza di vedersi riconosciuto il diritto al compenso pattuito, utilizzando parametri contenuti in norme o buone prassi, facendo riferimento di volta in volta a quelle ritenute più idonee in base al tipo di prestazione da svolgere. Esporre inoltre e spiegare al committente nella maniera più chiara possibile come è stato determinato il compenso certamente aiuta a dimostrare di aver mantenuto un elevato livello di trasparenza e chiarezza nella gestione del rapporto.

In altre parole, il professionista può fare riferimento, in alternativa e liberamente:

- al D.M. 140/2012 (parametri per la liquidazione del compenso da parte di un giudice);

- al D.M. 17/06/2016 (parametri per la definizione degli importi a base di gara nei contratti pubblici), utilizzabile anche nei rapporti privati qualora i parametri in esso dedotti si ritengano i più idonei al fine di meglio definire i compensi per le prestazioni da svolgere;

- alle vecchie leggi e decreti contenenti le tariffe per le prestazioni professionali (ad esempio la L. 143/1949 per Ingegneri e Architetti, la L. 144/1949 per i Geometri, la L. 146/1957 per i Periti industriali, il D.M. 18/11/1971 per i Geologi, ecc.);

- a qualsiasi altro riconosciuto documento di prassi o di orientamento emanato da Ministeri, Consigli nazionali, Ordini e Collegi professionali, ecc., con riferimento a prestazioni particolari non considerate dalle norme sopra indicate, se ritenuto il più idoneo in relazione alla prestazione da svolgere.


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Visto di conformità dell’Ordine/Collegio

È tutt’ora possibile rivolgersi al proprio Ordine o Collegio di riferimento per ottenere il visto di conformità sulla parcella. Dato il vigente regime di “libero mercato”, il parere reso non potrà peraltro sovrapporsi alla pattuizione stipulata da cliente e professionista, qualora esistente. In ogni caso il potere di opinamento delle parcelle è di competenza di ciascun singolo Ordine e Collegio, che lo esercita con le modalità e procedure dallo stesso ritenute maggiormente opportune. Ai sensi della normativa vigente il visto di conformità dell’associazione professionale è necessario:

- in fase di precontenzioso, ai sensi dell’art. 636 del Codice di procedura civile, per richiedere al giudice il decreto ingiuntivo (o “ingiunzione di pagamento”), anche se diversi Tribunali stanno iniziando a non ritenerlo più necessario in presenza del preventivo e/o contratto scritto;

- in fase di contenzioso, ai sensi dell’art. 2233 del Codice civile, per ottenere la liquidazione del compenso da parte del giudice.


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PERITI E CONSULENTI TECNICI D’UFFICIO

Si ricorda altresì come risultino ancora vigenti le norme per la determinazione dei compensi spettanti ai periti e consulenti tecnici d’ufficio e di parte per le operazioni eseguite su disposizione dell’autorità giudiziaria in materia civile e penale, di cui al D.M. 30/05/2002, alla L. 319/1980 ed al D.P.R. 115/2002.

Si rinvia per dettagli a I compensi del CTU nel processo civile.


legislazionetecnica.it

Riproduzione riservata

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