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Ultimo aggiornamento
15/12/2017

Dibattito pubblico per le grandi opere infrastrutturali

Testo e commento dello schema di decreto attuativo dell’art. 22, comma 2, del D. Leg.vo 50/2016. Che cosa è il dibattito pubblico; Per quali opere si svolge; Opere escluse; Apertura, durata, svolgimento e chiusura del dibattito pubblico; Il coordinatore del dibattito pubblico: chi è, cosa fa e come si sceglie; Commissione nazionale per il dibattito pubblico.
A cura di:
  • Redazione Legislazione Tecnica
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TESTO DELL’ARTICOLO


L’art. 22 del D. Leg.vo 50/2016, al comma 2, affida ad un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri la determinazione dei criteri per l’individuazione delle grandi opere infrastrutturali e di architettura di rilevanza sociale, aventi impatto sull’ambiente, sulle città e sull’assetto del territorio, distinte per tipologia e soglie dimensionali, per le quali è obbligatorio il ricorso alla procedura di dibattito pubblico.

Con il medesimo decreto devono essere stabilite le modalità di monitoraggio sull’applicazione dell’istituto del dibattito pubblico, ai cui fini si prevede l’istituzione di una apposita Commissione presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.

Proponiamo di seguito una sintesi ed il testo della bozza di provvedimento redatta in data 13/12/2017 e che comprende già le modifiche derivanti dalle osservazioni formulate dalla Conferenza unificata tra Stato, Regioni ed Autonomie locali.


CHE COSA È IL DIBATTITO PUBBLICO - Si tratta di un procedimento di informazione e confronto finalizzato a garantire la più ampia partecipazione dei soggetti portatori di interessi (c.d. “stakeholders”) nei processi di approvazione dei progetti di grandi opere infrastrutturali aventi rilevante impatto sull’ambiente, sul territorio e sulla vita sociale, al fine di migliorare la qualità della progettazione e l’efficacia delle decisioni pubbliche.


PER QUALI OPERE SI SVOLGE IL DIBATTITO PUBBLICO - Sono soggette a dibattito pubblico le opere rientranti nelle tipologie e nelle soglie dimensionali di cui all’Allegato 1 della bozza di decreto, alla cui lettura si rinvia. I parametri di riferimento delle suddette soglie dimensionali sono ridotti del 50% ove si tratti di interventi ricadenti in siti UNESCO.

In caso di opere a carico della finanza pubblica rientranti nelle tipologie di cui all’Allegato 1 della bozza di decreto, ove si rilevi l’opportunità di assicurare una maggiore partecipazione, il dibattito pubblico è indetto direttamente su iniziativa dell’amministrazione aggiudicatrice o dell’ente aggiudicatore, ma non può svolgersi oltre l’avvio della progettazione definitiva.

Se le opere di cui all’Allegato 1 della bozza di decreto rientrano invece in soglie dimensionali ridotte di un terzo, il dibattito pubblico è indetto dall’amministrazione aggiudicatrice o dall’ente aggiudicatore - anche in questo caso non oltre l’avvio della progettazione definitiva - su richiesta dei soggetti di cui all’art. 3:

- amministrazioni centrali (Presidenza del Consiglio e Ministeri);

- enti locali (un consiglio regionale, una provincia, una città metropolitana, un numero di consigli comunali rappresentativi di almeno 100.000 abitanti);

- cittadini (almeno 50.000 elettori o almeno un terzo degli elettori per gli interventi che interessano le isole con meno di 100.000 abitanti o comuni di montagna).

Il dibattito pubblico si applica alle opere per le quali il provvedimento o la determina a contrarre dell’affidamento dell’incarico di redazione del progetto di fattibilità tecnico-economica sia stato adottato successivamente alla data di entrata in vigore del decreto in commento (60 giorni successivi alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale).


OPERE ESCLUSE - Non si effettua il dibattito pubblico nei seguenti casi:

- opere realizzate con le procedure di cui agli artt. 159 e 163 del D. Leg.vo 50/2016 (opere per la difesa e sicurezza dello Stato ed opere di somma urgenza);

- interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, restauri, adeguamenti tecnologici e completamenti;

- opere già sottoposte a procedure preliminari di consultazione pubblica in base al Regolamento UE 347/2013 o altra norma europea.


QUANDO SI APRE IL DIBATTITO PUBBLICO - Il dibattito pubblico si apre nelle fasi iniziali di elaborazione di un progetto di un’opera o di un intervento, in relazione ai contenuti del progetto di fattibilità oppure del documento di fattibilità delle alternative progettuali. In ogni caso esso non può svolgersi oltre l’avvio della progettazione definitiva, nei casi indicati dall’art. 5, comma 1, della bozza di decreto in commento.

Nelle more dell’entrata in vigore del decreto sui livelli della progettazione previsto dall’art. 23 del D. Leg.vo 50/2016 (comma 3), il dibattito pubblico si svolge - in relazione alle opere per le quali non sia stato predisposto il documento di fattibilità delle alternative progettuali - con riferimento ai contenuti del progetto di fattibilità ovvero del progetto preliminare.


DURATA DEL DIBATTITO PUBBLICO - Il dibattito pubblico ha una durata di 4 mesi, prorogabili di ulteriori 2 mesi nel caso di comprovata necessità, decorrenti dalla pubblicazione del dossier di progetto previsto dall’art. 7 della bozza di decreto in commento. L’intenzione di avviare il procedimento di dibattito pubblico è notificata dall’amministrazione aggiudicatrice o dall’ente aggiudicatore alla Commissione, nonché alle amministrazioni territoriali interessate, con contestuale pubblicazione in apposita sezione del sito internet istituzionale delle informazioni trasmesse alla commissione.


SVOLGIMENTO DEL DIBATTITO PUBBLICO - Il dibattito pubblico, organizzato e gestito in relazione alle caratteristiche dell’intervento e alle peculiarità del contesto sociale e territoriale di riferimento, consiste in incontri di informazione, approfondimento, discussione e gestione dei conflitti - in particolare nei territori direttamente interessati dall’opera - e nella raccolta di proposte e posizioni da parte di cittadini, associazioni, istituzioni.


IL COORDINATORE DEL DIBATTITO PUBBLICO: CHI È, COSA FA E COME SI SCEGLIE - Il dibattito pubblico è gestito da una figura indipendente che svolge il proprio compito in autonomia ed è individuato - qualora le attività a lui demandate si configurino come appalto di servizi - con le procedure di cui al D. Leg.vo 50/2016, valutando l’importo da porre a base di gara in relazione alla complessità dell’opera da sottoporre a dibattito pubblico. Possono essere selezionati in un’unica gara sino a tre soggetti cui affidare a rotazione il coordinamento dei dibattiti pubblici di competenza nei successivi tre anni.

Possono partecipare alle procedure per individuare il coordinatore del dibattito pubblico soggetti di comprovata esperienza e competenza nella gestione di processi partecipativi, ovvero di gestione ed esecuzione di attività di progettazione e pianificazione in materia infrastrutturale, urbanistica e territoriale.

Non possono partecipare alle procedure per individuare il coordinatore del dibattito pubblico soggetti residenti nel territorio di una Provincia o di una Città metropolitana ove l’opera oggetto di dibattito è localizzata.

I compiti del coordinatore sono dettagliati al comma 6 dell’art. 6 della bozza di decreto in esame.


CONCLUSIONE DEL DIBATTITO PUBBLICO - Il procedimento si conclude con la presentazione, da parte del coordinatore, della relazione conclusiva sull’andamento della procedura, entro il termine di 30 giorni dalla fine del periodo.


COMMISSIONE NAZIONALE PER IL DIBATTITO PUBBLICO - È istituita presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti la Commissione nazionale per il dibattito pubblico, formata da 13 componenti (2 designati dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti; 2 designati dalla Presidenza del Consiglio dei ministri; 5 designati da altri Ministeri; 4 designati dalla Conferenza unificata), con la possibile aggiunta di 3 esperti nominati dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti su proposta della Commissione stessa.

I compiti della Commissione sono dettagliati dall’art. 4 della bozza di decreto in commento.

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