FAST FIND : AR1447

Ultimo aggiornamento
08/11/2017

La classificazione sismica di tutti i comuni italiani dal 1927 a oggi

Riepilogo della classificazione sismica (zone sismiche) dei Comuni italiani, con tutti i provvedimenti di classificazione storici a partire dal 1927 e la situazione aggiornata sulla base dei provvedimenti delle Regioni, cui è stata demandata la competenza all’individuazione delle zone sismiche a partire dal 1998. Distinzione tra la classificazione sismica ai fini degli adempimenti tecnico-amministrativi e per la vigilanza, e quella da adottarsi dal 2009 per la definizione delle azioni sismiche ai fini progettuali.
A cura di:
  • Alfonso Mancini
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PREMESSA, CLASSIFICAZIONE SISMICA DEI COMUNI A FINI AMMINISTRATIVI ED A FINI PROGETTUALI

Fin dai primi anni del ‘900 i Comuni italiani sono stati classificati in “zone sismiche”, a seconda della maggiore o minore probabilità che nel loro territorio si potessero verificare eventi sismici, e della intensità attesa degli stessi.

La classificazione sismica così definita, basata sui confini amministrativi dei Comuni, ha assunto nel tempo un crescente livello di dettaglio, passando dalle due zone definite dai primi provvedimenti, a partire dal 1927, alle quattro zone sismiche definite a far data dal 2003, e per ciascuna zona sismica sono state volta per volta definite norme tecniche di progettazione da rispettare.

Pertanto per un lungo periodo la classificazione sismica dei Comuni basata sulla suddivisione in un limitato numero di “zone” e sulla inclusione in dette zone dei Comuni in base ai propri confini amministrativi, ha assunto rilievo sia ai fini della definizione delle norme tecniche di progetto da rispettare che ai fini degli adempimenti tecnico-amministrativi da porre in essere in relazione agli interventi edilizi e della vigilanza sugli stessi esercitata dagli enti preposti.

A seguito dell’entrata in vigore delle Norme tecniche per le costruzioni di cui al D.M. 14/08/2008 R, c.d. “NTC”, la distinzione amministrativa dell’Italia fra zone sismiche e zone non sismiche (o meglio, a bassa sismicità) è stata di fatto superata mediante la suddivisione di tutto il territorio nazionale tramite un reticolo di riferimento basato sulle coordinate geografiche e composto da 10.751 punti (c.d. “capisaldi”).

Si tratta in pratica di un reticolo di punti con una maglia quadrata di 5 km di lato, indipendente dai confini amministrativi comunali, per ciascuno dei quali sono definiti i parametri dell’azione sismica da utilizzare a fini progettuali, in funzione della vita nominale dell’opera. Il reticolo di riferimento è contenuto nell’Allegato B del citato D.M. 14/08/2008 R.

In questo modo, a partire dal 2009 (data di entrata in vigore delle NTC) è stato modificato il ruolo che la precedente classificazione sismica basata sui confini amministrativi dei Comuni ha avuto fino a quel momento ai fini progettuali. Quest’ultima è pertanto ora valida solamente ai fini della definizione degli adempimenti tecnico-amministrativi da porre in essere in relazione agli interventi edilizi da realizzare (richiesta di autorizzazione sismica, deposito del progetto), nonché delle attività di pianificazione e controllo sul territorio delle attività edilizie degli enti preposti (si rinvia a tal proposito all’approfondimento “Rischio sismico e adempimenti tecnici e amministrativi per gli interventi edilizi”, Fast Find AR1387).



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CLASSIFICAZIONE IN DUE ZONE SISMICHE A PARTIRE DAL 1927

Il primo abbozzo di classificazione sismica del territorio italiano è stato adottato con il R.D.L. 13/03/1927, n. 431 R, il quale recava anche norme tecniche per l’edilizia nelle zone colpite dai terremoti, sostitutive delle precedenti di cui al R.D. 23/10/1924, n. 2089.

Il R.D.L. 431/1927 R, agli effetti dell’applicazione delle norme tecniche, suddivideva le località colpite dai terremoti (quindi essenzialmente avuto riguardo alle località già colpite da eventi sismici) in due categorie, in relazione al loro grado di sismicità, ed alla loro costituzione geologica, con prescrizioni differenziate a seconda della categoria di appartenenza del sito, mentre in precedenza, la qualificazione delle località colpite da terremoti come “sismiche” era avvenuta in occasione di ciascun sisma.

Gli elenchi dei Comuni ricadenti nelle due categorie di zone sismiche sono stati successivamente modificati e sostituiti con i seguenti provvedimenti:

- R.D.L. 03/04/1930, n. 682 R;

- R.D.L. 25/03/1935, n. 640 R;

- R.D.L. 22/11/1937, n. 2105 R;

- L. 25/11/1962, n. 1684 R.



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CLASSIFICAZIONE IN TRE ZONE SISMICHE A PARTIRE ANNI 1980-1984
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Competenza statale alla individuazione delle zone sismiche

In seguito, una suddivisione maggiormente strutturata del territorio nazionale in zone sismiche è avvenuta con una serie di decreti ministeriali emanati tra il 1980 e il 1984, in attuazione dell’art. 81 del D.P.R. 24/07/1977, n. 616 R (lettera b), il quale all’epoca assegnava alla competenza dello Stato le funzioni amministrative concernenti la formazione e l’aggiornamento degli elenchi delle zone dichiarate sismiche e l’emanazione delle relative norme tecniche per le costruzioni nelle stesse.

A sua volta l’art. 3 della L. 02/02/1974, n. 64 R (comma 2), demandava a decreti del Ministro per i lavori pubblici emanati di concerto con il Ministro per l’interno, sentiti il Consiglio superiore dei lavori pubblici e le Regioni interessate, sulla base di comprovate motivazioni tecniche, il compito di provvedere:

a) all’aggiornamento degli elenchi delle zone dichiarate sismiche agli effetti della medesima L. 64/1974 e delle disposizioni precedentemente emanate;

b) ad attribuire alle zone sismiche valori differenziati del grado di sismicità da prendere a base per la determinazione delle azioni sismiche e di quant’altro specificato dalle norme tecniche;

c) all’eventuale necessario aggiornamento successivo degli elenchi delle zone sismiche e dei valori attribuiti ai gradi di sismicità.

Con i decreti degli anni 1980-1984, le categorie di sismicità diventano tre, rispettivamente con sismicità alta, media e bassa, ed all’interno di queste vengono classificati complessivamente quasi 3.000 Comuni, corrispondenti circa al 45% della superficie del territorio nazionale ed al 40% della popolazione residente. Di seguito l’elenco dei decreti ministeriali in questione.


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Decreti di classificazione sismica 1980-1984

Si riporta nella tabella seguente l’elenco completo dei decreti di zonizzazione sismica emanati nel periodo compreso tra il 1980 e il 1984.


DECRETO

ZONE INTERESSATE

D. Min. LL.PP. 02/07/1980 R

Dichiarazione di zone sismiche nella regione Abruzzo.

D. Min. LL.PP. 22/09/1980 R

Aggiornamento dell’elenco delle zone sismiche comprese nel territorio della regione Friuli-Venezia Giulia.

D. Min. LL.PP. 07/03/1981 R

Dichiarazione di zone sismiche nelle regioni Basilicata, Campania e Puglie.

D. Min. LL.PP. 07/03/1981 R

Riclassificazione sismica, ai sensi e per gli effetti della legge 2 febbraio 1974, n. 64, dei Comuni della regione Molise.

D. Min. LL.PP. 03/06/1981 R

Classificazione a bassa sismicità S = 6 del territorio dei Comuni delle regioni Basilicata, Campania e Puglia e classificazione sismica S = 9 del territorio del comune di S. Maria La Carità

D. Min. LL.PP. 26/06/1981 R

Aggiornamento delle zone sismiche della regione Umbria.

D. Min. LL.PP. 23/09/1981 R

Aggiornamento delle zone sismiche della regione Sicilia.

D. Min. LL.PP. 09/10/1981 R

Aggiornamento delle zone sismiche nella regione Molise.

D. Min. LL.PP. 11/01/1982 R

Aggiornamento delle zone sismiche della regione Friuli-Venezia Giulia.

D. Min. LL.PP. 04/02/1982 R

Aggiornamento delle zone sismiche della regione Piemonte.

D. Min. LL.PP. 19/03/1982 R

Aggiornamento delle zone sismiche della regione Toscana.

D. Min. LL.PP. 14/05/1982 R

Aggiornamento dell’elenco delle zone sismiche della regione Veneto.

D. Min. LL.PP. 27/07/1982 R

Rettifiche al decreto ministeriale 23 settembre 1981 relativo all’aggiornamento delle zone sismiche della regione Sicilia.

D. Min. LL.PP. 27/07/1982 R

Aggiornamento delle zone sismiche della regione Liguria.

D. Min. LL.PP. 13/09/1982 R

Aggiornamento delle zone sismiche della regione Abruzzo.

D. Min. LL.PP. 10/02/1983 R

Aggiornamento delle zone sismiche della regione Marche.

D. Min. LL.PP. 01/04/1983 R

Aggiornamento delle zone sismiche della regione Lazio.

D. Min. LL.PP. 23/07/1983 R

Aggiornamento delle zone sismiche della regione Emilia-Romagna.

D. Min. LL.PP. 29/02/1984 R

Dichiarazione di zona sismica del comune di Tornolo.

D. Min. LL.PP. 29/02/1984 R

Dichiarazione di zona sismica del comune di Fara in Sabina.

D. Min. LL.PP. 05/03/1984 R

Dichiarazione zone sismiche regione Lombardia.

D. Min. LL.PP. 14/07/1984 R

Dichiarazione zona sismica dell’intero territorio dei Comuni di Roio del Sangro e Teramo.



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CLASSIFICAZIONE DELL’INTERO TERRITORIO IN QUATTRO ZONE SISMICHE A PARTIRE DAL 2003
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Nuova suddivisione di competenze tra Stato e Regioni

La suddivisione delle competenze tra Stato e Regioni in tema di zonizzazione sismica del territorio è stata oggetto di modifiche ad opera D. Leg.vo 31/03/1998, n. 112, recante “Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo 1 della legge 15 marzo 1997, n. 59”.

In particolare:

- l’art. 93 del D. Leg.vo 112/1998 R (comma 1, lettera g), attribuisce allo Stato la definizione dei criteri generali per l’individuazione delle zone sismiche l’emanazione di norme tecniche per le costruzioni nelle medesime zone;

- l’art. 94 del D. Leg.vo 112/1998R (comma 2, lettera a) attribuisce alle Regioni e Province autonome l’individuazione delle zone sismiche, nonché la formazione e l’aggiornamento degli elenchi delle medesime zone.


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La classificazione sismica provvisoria contenuta nella Ord. P.C.M. 3274/2003

In attuazione delle suddette disposizioni è stata emanata la Ord. P.C.M. 20/03/2003, n. 3274 R, la quale:

- ha definito in via transitoria i criteri generali per l’individuazione delle zone sismiche, ai fini della formazione e dell’aggiornamento degli elenchi da parte delle Regioni e Province autonome, in attuazione del citato art. 94 del D. Leg.vo 112/1998 R;

- ha adottato una nuova classificazione delle zone sismiche dei Comuni italiani, sostitutiva di quella di cui ai decreti degli anni ‘80, sempre nelle more della definizione da parte delle Regioni e Province autonome e comunque valida in assenza di tale definizione.

Con l’Ord. P.C.M. 3274/2003 R, per la prima volta viene classificato come sismico tutto il territorio nazionale, individuando quattro zone sismiche caratterizzate da pericolosità sismica decrescente, in luogo delle tre contemplate dalla precedente classificazione:

- Zona 1 - È la zona più pericolosa, in cui possono verificarsi fortissimi terremoti;

- Zona 2 - In questa zona possono verificarsi forti terremoti;

- Zona 3 - In questa zona possono verificarsi forti terremoti, ma rari;

- Zona 4 - È la zona meno pericolosa, in cui i terremoti sono rari.

Si è previsto inoltre l’inserimento nella zona sismica 4 di tutti i Comuni precedentemente non classificati, e viene attribuita la facoltà alle Regioni e Province autonome di imporre l’obbligo della progettazione antisismica anche nella zona 4.

A ciascuna zona, inoltre, è stato attribuito un valore dell’azione sismica utile per la progettazione, espresso in termini di accelerazione massima al suolo, su terreno rigido (ag):

- Zona 1 - 0,35;

- Zona 2 - 0,25;

- Zona 3 - 0,15;

- Zona 4 - 0,05.

Come si è già visto in precedenza tali valori, così come quelli definiti dai successivi provvedimenti regionali, non sono più quelli di riferimento da utilizzarsi a fini progettuali.


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Criteri per la formazione delle zone sismiche da parte delle Regioni

I criteri generali per la formazione delle zone sismiche da parte delle Regioni e delle Province autonome, già come detto definiti in via transitoria ad opera dell’Ord. P.C.M. 3274/2003 R, sono stati in seguito superati da quelli individuati in via definitiva ad opera della successiva Ord. P.C.M. 28/04/2006, n. 3519.

Tale provvedimento ha fornito alle Regioni uno strumento più aggiornato per la classificazione del proprio territorio, introducendo degli intervalli di accelerazione sismica al suolo (ag), con probabilità di superamento pari al 10% in 50 anni, da attribuire alle 4 zone sismiche (si veda tabella seguente).


ZONA SISMICA

ACCELERAZIONE SISMICA AL SUOLO

Zona 1

ag > 0,25

Zona 2

0,15 < ag ≤ 0,25

Zona 3

0,05 < ag ≤ 0,15

Zona 4

ag ≤ 0,05


Nel rispetto degli indirizzi e criteri stabiliti a livello nazionale dalla citata Ord. P.C.M. 3519/2006, alcune Regioni hanno classificato il territorio nelle quattro zone proposte, altre lo hanno fatto diversamente, ad esempio adottando solo tre zone e/o introducendo, in alcuni casi, delle sottozone per meglio adattare le norme alle caratteristiche di sismicità.

Qualunque sia stata la scelta regionale, a ciascuna zona o sottozone è attribuito un valore di pericolosità di base, espressa in termini di accelerazione massima su suolo rigido (ag). Tale valore di pericolosità di base non ha però più influenza, dal 2009, sulla progettazione, come si è visto all’inizio del contributo.


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Elenco aggiornato decreti di zonizzazione sismica regionale

Si riporta nella tabella seguente l’elenco completo dei provvedimenti delle Regioni e Province autonome di zonizzazione sismica emanati in attuazione della Ord. P.C.M. 3519/2006 (ultimo aggiornamento, Deliberaz. G.R. Liguria 17/03/2017, n. 216).


REGIONE

PROVVEDIMENTO

Abruzzo

Delib.G.R. Abruzzo 29/03/2005, n. 438 R, si veda anche il sito http://www.regione.abruzzo.it/zonesismiche

Basilicata

Deliberaz. G.R. Basilicata 04/11/2003, n. 2000 R (ratificata dal Consiglio regionale con Deliberaz. C.R. Basilicata 19/11/2003, n. 731 R)

Calabria

Delib.G.R. Calabria 10/02/2004, n. 47 R

Campania

Delib. G.R. Campania 07/11/2002, n. 5447 R

Emilia-Romagna

Delib.G.R. Emilia Romagna 21/07/2003, n. 1435 R

Friuli-Venezia Giulia

Delib. G.R. Friuli Venezia Giulia 06/05/2010, n. 845 R

Lazio

Delib.G.R. Lazio 22/05/2009, n. 387 R, come in seguito modificata da Delib.G.R. Lazio 03/11/2009, n. 835 R e da Deliberaz. G.R. Lazio 17/10/2012, n. 489 R

Liguria

Deliberaz. G.R. Liguria 17/03/2017, n. 216 R, che ha sostituito la precedente Deliberaz. G.R. Liguria 19/11/2010, n. 1362 R, che a sua volta ha sostituito la precedente Deliberaz. G.R. Liguria 24/10/2008, n. 1308 R, che a sua volta ha sostituito la precedente Delib. G.R. Liguria 25/02/2004, n. 154 R

Lombardia

Delib. G.R. Lombardia 11/07/2014, n. X/2129 R

Marche

Delib.G.R. Marche 29/07/2003, n. 1046 R

Molise

Delib.G.R. Molise 02/08/2006, n. 1171 R (ratificata dal Consiglio regionale con Delib.C.R. Molise 20/09/2006, n. 194 R)

Piemonte

Deliberaz. G.R. Piemonte 12/12/2011, n. 4-3084 R, come in seguito modificata da Deliberaz. G.R. Piemonte 03/02/2012, n. 7-3340 R e da Deliberaz. G.R. Piemonte 21/05/2014, n. 65-7656 R, e che ha sostituito la precedente Delib. G.R. Piemonte 17/11/2003, n. 61-11017 R, che a sua volta era stata modificata da Delib.G.R. Piemonte 19/01/2010, n. 11-13058 R

Puglia

Delib.G.R. Puglia 02/03/2004, n. 153 R

Sardegna

Delib.G.R. Sardegna 30/03/2004, n. 15/31 R

Sicilia

Delib.G.R. Sicilia 19/12/2003, n. 408 R

Toscana

Deliberaz. G.R. Toscana 26/05/2014, n. 421 R, che ha sostituito le precedenti Delib. G.R. Toscana 26/11/2007, n. 841 R (recante l’elenco dei Comuni a maggior rischio sismico della Toscana) e Deliberaz. G.R. Toscana 08/10/2012, n. 878 R, quest’ultima che a sua volta ha sostituito la precedente Delib. G.R. Toscana 19/06/2006, n. 431 R

Umbria

Deliberaz. G.R. Umbria 18/09/2012, n. 1111 R, in combinato disposto con la precedente Delib. G.R. Umbria 18/06/2003, n. 852 R

Valle d’Aosta

Deliberaz. G.R. Valle D’Aosta 04/10/2013, n. 1603 R, che ha sostituito la precedente Delib.G.R. Valle D’Aosta 30/12/2003, n. 5130 R

Veneto

Delib.G.R. Veneto 03/12/2003, n. 67 R, che ha sostituito

Provincia autonoma di Trento

Deliberaz. G.P. Trento 27/12/2012, n. 2919 R

Provincia autonoma di Bolzano

Delib. G.P. Bolzano 06/11/2006, n. 4047 R



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