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Ultimo aggiornamento
19/10/2017

Abuso di ufficio anche in assenza di un accordo collusivo ed in presenza di una finalità pubblicistica (Cass. Pen 43160/2017)

La sentenza della Corte di Cassazione ribadisce importanti principi relativi alla prova della sussistenza del dolo intenzionale che qualifica il reato di abuso d’ufficio. In particolare, ai fini dell’accertamento dell’intenzionalità del vantaggio patrimoniale, non è necessaria la presenza di un accordo collusivo con il beneficiario della condotta, né può rilevare la compresenza di una finalità pubblicistica al fine di escludere il dolo intenzionale.
A cura di:
  • Emanuela Greco

Nel caso di concessione edilizia, relativa proroga e concessione in sanatoria per lavori di ristrutturazione non consentiti, rilasciate illegittimamente da parte del responsabile di un ufficio tecnico comunale, si deve valutare la condotta complessiva di quest’ultimo, non essendo necessario provare un legame amicale o di interesse con il privato interessato; inoltre, la compresenza di una finalità pubblicistica non esclude il dolo intenzionale, a meno che essa non costituisca l’obiettivo principale dell’agente. Tali principi sono stati ribaditi dalla sentenza della Corte di Cassazione 21/09/2017, n. 43160, brevemente commentata di seguito.

IL REATO DI ABUSO D’UFFICIO - Ai sensi dell’art. 323 del Codice penale, si configura il reato di abuso di ufficio nel caso in cui, “salvo che il fatto non costituisca un più grave reato, il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico sevizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di norme di legge o di regolamento, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto”. Si tratta di un reato proprio - poiché può essere commesso soltanto da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio - e richiede il dolo intenzionale per la configurabilità dell'elemento soggettivo, ossia la rappresentazione e la volizione dell'evento (procurare un ingiusto vantaggio patrimoniale o arrecare un ingiusto danno) come conseguenza diretta e immediata della condotta dell'agente e obiettivo primario da costui perseguito.

LA FATTISPECIE - Nel caso di specie, il responsabile di un ufficio tecnico comunale è stato riconosciuto colpevole del reato di abuso d’ufficio per aver rilasciato una concessione edilizia per l'esecuzione di lavori di ristrutturazione non consentiti, una concessione in sanatoria successivamente al crollo dell'edificio intervenuto il giorno successivo all'inizio dei lavori e una proroga della originaria concessione nonostante l’illegittimità della sanatoria. Il responsabile dell’ufficio comunale si è rivolto alla Corte di Cassazione sostenendo la carenza dell’elemento psicologico del dolo intenzionale del reato di abuso d’ufficio in assenza della prova di un legame amicale o di interesse con la società favorita ed in presenza di un interesse pubblico. 

PRINCIPI ENUNCIATI - La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza della Corte di appello, secondo la quale tutta la condotta dell'imputato, sin dal rilascio dell'originaria concessione edilizia, è apparsa strumentalmente indirizzata a favorire il privato interessato, restando recessivo e, dunque, non significativo dell'assenza del dolo richiesto, il fine, pur eventualmente legittimo, di sanare la situazione urbanistica pregiudicata dal crollo del fabbricato.
La Corte suprema ha ricordato che la prova della sussistenza del dolo intenzionale, che qualifica la fattispecie criminosa dell’abuso di ufficio, non deve essere necessariamente desunta dall'accertamento di un accordo collusivo con la persona che si intende favorire, ma anche da elementi sintomatici come la macroscopica illegittimità dell'atto compiuto, l'evidenza, reiterazione e gravità delle violazioni, la competenza dell'agente, nonché l'intento di sanare le illegittimità con successive violazioni di legge; giacché l'intenzionalità del vantaggio ben può prescindere dalla volontà di favorire specificamente il privato interessato alla singola vicenda amministrativa. Inoltre, l’intenzionalità del dolo non è esclusa dalla compresenza di una finalità pubblicistica nella condotta del pubblico ufficiale, dovendosi ritenere necessario, per escludere la configurabilità dell’elemento soggettivo, che il perseguimento del pubblico interesse costituisca l’obiettivo principale dell’agente. 

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