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Delib.C.R. Veneto 05/11/2009, n. 107

Piano di tutela delle acque.
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Testo del provvedimento


Il Consiglio regionale

IL CONTENUTO COMPLETO E' RISERVATO AGLI ABBONATI.
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Allegati A1 - Sintesi degli aspetti conoscitivi

Parte di provvedimento in formato grafico

IL CONTENUTO COMPLETO E' RISERVATO AGLI ABBONATI.
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Allegato A2 - Indirizzi di Piano

Parte di provvedimento in formato grafico

IL CONTENUTO COMPLETO E' RISERVATO AGLI ABBONATI.
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Allegato A3 - Norme Tecniche di Attuazione

CAPO I - FINALITÀ E CONTENUTI

Art. 1 - Finalità

1. L’acqua è un bene pubblico, quale bene comune indispensabile per la vita, da tutelare a garanzia delle generazioni future, la cui fruizione per le necessità della vita e dell’ambiente rappresenta un diritto umano, sociale e naturale imprescindibile. In particolare l’approvvigionamento e l’utilizzo delle risorse idriche destinate alla potabilizzazione è assoggettato al disegno strategico della Regione del Veneto, elaborato anche attraverso il coinvolgimento e la partecipazione della popolazione, al fine di garantire l’omogeneità delle caratteristiche quali-quantitative delle acque destinate al consumo umano per la totalità della popolazione regionale.

2. Con il Piano di Tutela delle Acque, di seguito denominato Piano, la Regione del Veneto individua gli strumenti per la protezione e la conservazione della risorsa idrica, in applicazione del Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 “Norme in materia ambientale” e successive modificazioni, Parte terza, e in conformità agli obiettivi e alle priorità d’intervento formulati dalle autorità di bacino.

3. Il Piano definisce gli interventi di protezione e risanamento dei corpi idrici superficiali e sotterranei e l’uso sostenibile dell’acqua, individuando le misure integrate di tutela qualitativa e quantitativa della risorsa idrica, che garantiscano anche la naturale autodepurazione dei corpi idrici e la loro capacità di sostenere comunità animali e vegetali ampie e ben diversificate.

4. Il Piano regolamenta gli usi in atto e futuri, che devono avvenire secondo i principi di conservazione, risparmio e riutilizzo dell’acqua per non compromettere l’entità del patrimonio idrico e consentirne l’uso, con priorità per l’utilizzo potabile, nel rispetto del minimo deflusso vitale in alveo.

5. Il Piano adotta le misure volte ad assicurare l’equilibrio del bilancio idrico come definito dall’autorità di bacino territorialmente competente, ai sensi del D.lgs. n. 152/2006, e tenendo conto dei fabbisogni, delle disponibilità, del deflusso minimo vitale, della capacità di ravvenamento della falda e delle destinazioni d’uso della risorsa compatibili con le relative caratteristiche qualitative e quantitative.


Art. 2 - Efficacia del Piano

1. Il Piano costituisce lo specifico piano di settore in materia di tutela e gestione delle acque, ai sensi dell’articolo 121 del D.lgs. n. 152/2006.

2. Le norme di Piano sono prescrizioni vincolanti per amministrazioni ed enti pubblici, per le autorità d’ambito territoriale ottimale di cui all’articolo 148 del D.lgs. n. 152/2006 e per i soggetti privati.

3. Gli strumenti di pianificazione di settore, regionali e degli enti locali, anche già vigenti, devono conformarsi al Piano per qualsiasi aspetto che possa interagire con la difesa e la gestione della risorsa idrica.

4. I soggetti preposti al rilascio di autorizzazioni, concessioni, nulla osta o qualsiasi altro atto di assenso non possono autorizzare la realizzazione di qualsiasi opera, intervento o attività che sia in contrasto con gli obiettivi del Piano o che possa pregiudicarne il raggiungimento.

5. Le norme del Piano costituiscono riferimento per qualsiasi atto, provvedimento, accordo o intesa che abbia implicazioni connesse con la materia delle risorse idriche.

6. Per la Laguna di Venezia resta salvo quanto disposto dalla specifica normativa vigente e dal “Piano per la Prevenzione dell’inquinamento ed il risanamento delle acque del bacino idrografico immediatamente sversante nella laguna di Venezia - Piano Direttore 2000”, approvato dal Consiglio regionale con deliberazione n. 24 del 1 marzo 2000 e successive modifiche e integrazioni. Per quanto non previsto dalla suddetta disciplina, si applica quanto disposto dal presente Piano.


Art. 3 - Contenuti del Piano

1. Il Piano individua i corpi idrici significativi e i relativi obiettivi di qualità ambientale, i corpi idrici a specifica destinazione e i relativi obiettivi funzionali nonché gli interventi atti a garantire il loro raggiungimento o mantenimento e le misure di tutela qualitativa e quantitativa, fra loro integrate e distinte per bacino idrografico; identifica altresì le aree sottoposte a specifica tutela e le misure di prevenzione dall’inquinamento e di risanamento.

2. Il Piano contiene:

a) i risultati dell’attività conoscitiva;

b) l’individuazione degli obiettivi di qualità ambientale e per specifica destinazione;

c) l’elenco dei corpi idrici a specifica destinazione e delle aree richiedenti specifiche misure di prevenzione dall’inquinamento e di risanamento;

d) le misure di tutela qualitativa e quantitativa, fra loro integrate e coordinate;

e) gli interventi di risanamento dei corpi idrici;

f) l’indicazione, attraverso l’ordinamento secondo tematiche prioritarie, della cadenza temporale degli interventi;

g) una prima analisi economica di cui all’Allegato 10 alla Parte terza del D.lgs. n. 152/2006 e le misure previste ai fine di dare attuazione alle disposizioni di cui all’articolo 119 del D.lgs. n. 152/2006 concernenti il recupero dei costi dei servizi idrici;

h) il programma di verifica dell’efficacia degli interventi previsti.

3. Il Piano è composto dalla cartografia e dai seguenti elaborati:

a) “Sintesi degli aspetti conoscitivi”:

1) organizzazione attuale e stato della pianificazione nel settore idrico;

2) descrizione generale dei bacini idrografici: inquadramento, descrizione dei bacini idrografici, caratteristiche climatiche della regione, zone inserite nella rete ecologica europea “Natura 2000” (siti di importanza comunitaria: SIC; zone di protezione speciale: ZPS), aree naturali protette;

3) corpi idrici oggetto del piano di tutela: corsi d’acqua superficiali, laghi e serbatoi artificiali, acque di transizione, acque marino costiere, acque sotterranee, acque destinate alla produzione di acqua potabile, acque destinate alla balneazione, acque destinate alla vita dei pesci, acque destinate alla vita dei molluschi; prima individuazione degli ecotipi di riferimento;

4) sintesi delle pressioni esercitate sui corpi idrici dalle attività antropiche: uso del suolo nei bacini idrografici, fonti di pressione puntiformi e diffuse, valutazione dei carichi inquinanti, principali derivazioni ed attingimenti da corpi idrici;

5) reti di monitoraggio e classificazione dei corpi idrici significativi: corsi d’acqua superficiali, laghi e serbatoi artificiali, acque di transizione, acque marinocostiere, acque sotterranee, acque destinate alla produzione di acqua potabile, acque destinate alla balneazione, acque destinate alla vita dei pesci, acque destinate alla vita dei molluschi;

6) analisi delle criticità per bacino idrografico: acque superficiali, acque sotterranee;

b) “Indirizzi di Piano”:

1) Obiettivi: obiettivi indicati dalle autorità di bacino, obiettivi individuati dal Piano;

2) individuazione delle aree sensibili, delle zone vulnerabili e delle aree di salvaguardia;

3) misure per il raggiungimento degli obiettivi di piano: interventi previsti per le zone vulnerabili da nitrati di origine agricola, misure relative agli scarichi e interventi nel settore della depurazione, misure per le acque destinate alla balneazione, altre misure finalizzate al raggiungimento degli obiettivi ambientali definiti, misure per la tutela quantitativa delle risorse idriche e per il risparmio idrico, azioni per lo sviluppo delle conoscenze, per l’informazione e la formazione;

c) “Norme Tecniche di Attuazione”.

4. Sono demandati ai Programmi Pluriennali d’Intervento (Piani d’Ambito) predisposti dalle AATO i programmi e gli adeguamenti strutturali per la riduzione dell’inquinamento prodotto dagli scarichi delle pubbliche fognature, in ottemperanza agli obiettivi ed alle scadenze fissati dal presente Piano.


Art. 4 - Aggiornamenti del Piano

1. Il Piano è uno strumento dinamico, concepito sulla base del modello Driving Forces-Pressure-State-Impact-Responses (DPSIR), suggerito dall’Agenzia Europea di Protezione dell’Ambiente e sviluppato con l’utilizzo di indicatori elaborati dall’Agenzia nazionale per la Protezione dell’Ambiente e per i Servizi Tecnici (APAT), attraverso una continua azione di monitoraggio, programmazione, realizzazione degli interventi, individuazione ed attuazione di misure e fissazione di vincoli finalizzati al raggiungimento degli obiettivi di tutela delle risorse idriche superficiali e sotterranee.

2. L’aggiornamento periodico delle informazioni raccolte nelle attività di studio propedeutiche alla redazione del Piano deve essere effettuato ogni sei anni, nonché ogniqualvolta si rendano disponibili elementi conoscitivi utili a sostenere e indirizzare gli interventi di Piano. Le informazioni utili al Piano e al suo aggiornamento sono redatte e divulgate in conformità alle disposizioni dei decreti del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, relativi alle modalità di informazione sullo stato delle acque e trasmissione dei dati, nonché in conformità a quanto stabilito dalle direttive comunitarie.

3. Per le finalità di cui al comma 1, modifiche o adeguamenti degli “Indirizzi di Piano” e delle “Norme Tecniche di Attuazione” possono essere apportati dagli uffici regionali competenti, di propria iniziativa o su richiesta degli enti interessati, in relazione ad effettive necessità emergenti o al variare delle condizioni di riferimento, e sono approvati dalla Giunta regionale sentita la competente commissione consiliare, la quale si esprime entro trenta giorni dal ricevimento delle proposte trascorsi i quali si prescinde dal parere. La Giunta regionale si impegna a modificare tempestivamente, con propria deliberazione, le disposizioni del Piano in funzione delle variazioni della normativa nazionale.

4. L’aggiornamento periodico del Piano di Tutela delle Acque deve conformarsi alle previsioni del D.lgs. n. 152/2006 e della Direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000, che istituisce un quadro per l’azione comunitaria in materia di acque.


Art. 5 - Sistema informativo ambientale; Centro Regionale di Documentazione

1. Per le finalità di cui all’articolo 1, la Regione del Veneto si avvale del Sistema Informativo Regionale Ambientale del Veneto (SIRAV), che contiene la raccolta delle informazioni relative alla caratterizzazione dei corpi idrici e delle fonti di pressione sulle risorse idriche.

2. All’aggiornamento delle informazioni contenute nel SIRAV provvedono, per le parti di rispettiva competenza, la Regione del Veneto, le province, l’Agenzia regionale di prevenzione e protezione ambientale del Veneto (ARPAV) e le AATO.

3. L’ARPAV svolge le funzioni del Centro Regionale di Documentazione di cui all’Allegato 3 del D.lgs. n. 152/2006, Parte terza, con il compito di raccogliere, catalogare e diffondere, in collaborazione e con il coordinamento della Regione, le informazioni relative alle caratteristiche dei bacini idrografici ricadenti nel territorio regionale.

4. Il Centro Regionale di Documentazione mette a disposizione, anche su reti multimediali, i dati, le informazioni, i rapporti, le carte di sintesi e gli elaborati grafici, anche al fine di contribuire alla creazione, nell’opinione pubblica e negli operatori del settore, di una adeguata cultura dell’uso razionale della risorsa idrica e sul suo risparmio.


CAPO II - OBIETTIVI DI QUALITÀ

Art. 6 - Definizioni

1. Ai fini dell’applicazione del presente Piano si intende per:

a) abitante equivalente (A.E.): il carico organico biodegradabile avente una richiesta biochimica di ossigeno a 5 giorni (BOD5) pari a 60 grammi al giorno;

b) acque costiere: le acque marine che si estendono tra la costa, o il limite esterno delle acque di transizione, e una linea immaginaria distante, in ogni suo punto, un miglio nautico sul lato esterno rispetto alla linea di base che serve da riferimento per definire il limite delle acque territoriali;

c) acque di lavaggio: acque, comunque approvvigionate, attinte o recuperate, utilizzate per il lavaggio delle superfici scolanti;

d) acque di prima pioggia: i primi 5 mm di acqua meteorica di dilavamento uniformemente distribuita su tutta la superficie scolante servita dal sistema di collettamento;

e) acque di seconda pioggia: le acque meteoriche di dilavamento che dilavano le superfici scolanti successivamente alle acque di prima pioggia nell’ambito del medesimo evento piovoso;

f) acque meteoriche di dilavamento: la frazione delle acque di una precipitazione atmosferica che, non infiltrata nel sottosuolo o evaporata, dilava le superfici scolanti;

g) acque reflue domestiche: acque reflue provenienti da insediamenti di tipo residenziale e da servizi e derivanti prevalentemente dal metabolismo umano e da attività domestiche;

h) acque reflue industriali: qualsiasi tipo di acque reflue scaricate da edifici o impianti in cui si svolgono attività commerciali o di produzione di beni, diverse dalle acque reflue domestiche e dalle acque meteoriche di dilavamento; N4

i) acque reflue urbane: acque reflue domestiche o il miscuglio di acque reflue domestiche, di acque reflue industriali e/o di quelle meteoriche di dilavamento convogliate in reti fognarie, anche separate, e provenienti da agglomerato;

j) acquifero: l’insieme dell’acqua sotterranea e del serbatoio sotterraneo naturale che la contiene;

k) agglomerato: area in cui la popolazione ovvero le attività produttive sono concentrate in misura tale da rendere ammissibile, sia tecnicamente che economicamente in rapporto anche ai benefici ambientali conseguibili, la raccolta ed il convogliamento delle acque reflue urbane verso un sistema di trattamento o verso un punto di recapito finale;

l) Autorità d’Ambito Territoriale Ottimale (AATO): la forma di cooperazione fra comuni e province ai sensi dell’articolo 148 del D.lgs. n. 152/2006 e del capo II della legge regionale 27 marzo 1998, n. 5, “Disposizioni in materia di risorse idriche. Istituzione del servizio idrico integrato ed individuazione degli ambiti territoriali ottimali, in attuazione della legge 5 gennaio 1994, n. 36” e successive modificazioni;

m) corpi idrici superficiali: i corsi d’acqua naturali - anche con deflussi non perenni - o artificiali, i laghi naturali o artificiali, gli specchi d’acqua artificiali, le acque di transizione formanti laghi salmastri, lagune, valli e zone di foce in mare e le acque costiere marine;

n) corpi idrici artificiali: corpi idrici superficiali creati da attività umana;

o) deflusso minimo vitale (DMV): la portata istantanea da determinare in ogni tratto omogeneo del corso d’acqua, che deve garantire la salvaguardia delle caratteristiche fisiche del corpo idrico, chimico-fisiche delle acque, nonché il mantenimento delle biocenosi tipiche delle condizioni naturali locali;

p) fognatura mista: rete fognaria che canalizza sia acque reflue urbane che acque meteoriche di dilavamento;

q) fognatura separata: la rete fognaria costituita da due canalizzazioni, la prima delle quali adibita alla raccolta ed al convogliamento delle sole acque meteoriche di dilavamento e dotata o meno di dispositivi per la raccolta e la separazione delle acque di prima pioggia e anche delle acque di seconda pioggia e di lavaggio, se ritenute contaminate e la seconda adibita alla raccolta e al convogliamento delle acque reflue urbane, unitamente alle eventuali acque di prima pioggia e anche delle acque di seconda pioggia e di lavaggio, se ritenute contaminate;

r) gestore del servizio idrico integrato: il soggetto che, in base alle convenzioni di cui all’articolo 151 del D.lgs. n. 152/2006 e del capo III della legge regionale 27 marzo 1998, n. 5, “Disposizioni in materia di risorse idriche. Istituzione del servizio idrico integrato ed individuazione degli ambiti territoriali ottimali, in attuazione della legge 5 gennaio 1994, n. 36”, gestisce i servizi idrici integrati e, soltanto fino alla piena operatività del servizio idrico integrato, il gestore salvaguardato ai sensi dell’articolo 8 della legge regionale n. 5/1998;

s) impianto di depurazione: ogni struttura tecnologica che dia luogo, mediante applicazione di idonee tecnologie, ad una riduzione del carico inquinante del refluo ad essa convogliato dai collettori fognari;

t) impianti a forte fluttuazione stagionale: impianti di depurazione individuati in elenchi delle AATO che, in ragione di flussi turistici, ricevono oltre il 50% di carico da trattare rispetto al carico medio rilevato nel periodo non turistico, per almeno 10 giorni consecutivi;

u) rete fognaria: un sistema di condotte per la raccolta e il convogliamento delle acque reflue;

v) rifiuto liquido: acque reflue, indipendentemente dalla loro natura, anche sottoposte a preventivo trattamento di depurazione, non immesse direttamente tramite condotta nel corpo ricettore;

w) scarico: qualsiasi immissione di acque reflue, indipendentemente dalla loro natura inquinante, anche sottoposte a preventivo trattamento di depurazione, in acque superficiali, sul suolo, nel sottosuolo o in rete fognaria, effettuata esclusivamente tramite un sistema stabile di collettamento che collega senza soluzione di continuità il ciclo di produzione delle acque reflue con il corpo recettore o con la rete fognaria. Sono esclusi i rilasci di acque utilizzate per la produzione idroelettrica, per scopi irrigui e in impianti di potabilizzazione, nonché, nelle aree non individuate ai fini di bonifica ambientale, delle acque derivanti da sondaggi o perforazioni di carattere temporaneo, realizzati allo scopo di deprimere la falda, per il tempo strettamente necessario a realizzare le opere soggiacenti al livello della falda;

x) scarichi esistenti: si definiscono tali, ai soli fini dell’applicazione delle norme tecniche di cui al presente Piano, gli scarichi di acque reflue urbane che alla data di pubblicazione della deliberazione di approvazione del Piano sono in esercizio e conformi al regime autorizzativo previgente ovvero di impianti di trattamento di acque reflue urbane per i quali alla stessa data siano già state completate tutte le procedure relative alle gare di appalto e all’assegnazione dei lavori; gli scarichi di acque reflue domestiche che alla data di pubblicazione della deliberazione di approvazione del Piano sono in esercizio e conformi al regime autorizzativo previgente; gli scarichi di acque reflue industriali che alla data di pubblicazione della deliberazione di approvazione del Piano sono in esercizio e già autorizzati;

y) serbatoio sotterraneo naturale: deposito alluvionale costituito da materiali granulari generalmente grossolani, tali da costituire un mezzo sufficientemente permeabile da consentire il moto dell’acqua se sottoposta ai normali gradienti di pressione riscontrabili in natura. Formazione rocciosa sufficientemente fratturata e/o incarsita, tale da consentire un significativo accumulo e deflusso di acqua;

z) sfioratori fognari (o scaricatori) di piena: dispositivi che consentono lo scarico delle portate di supero in tempo di pioggia in determinate sezioni delle reti di fognatura di tipo misto;

aa) stabilimento industriale, stabilimento: tutta l’area sottoposta al controllo di un unico soggetto, nella quale si svolgono attività commerciali o industriali che comportano la produzione, la trasformazione e/o l’utilizzazione delle sostanze di cui all’Allegato 8 del D.lgs. n. 152/2006, Parte terza, qui sotto riportate, ovvero qualsiasi altro processo produttivo che comporti la presenza di tali sostanze nello scarico:

“Elenco indicativo dei principali inquinanti (Allegato 8 del D.lgs. n. 152/2006, Parte terza):

- composti organoalogenati e sostanze che possono dare origine a tali composti nell’ambiente acquatico;

- composti organofosforici;

- composti organostannici;

- sostanze e preparati, o i relativi prodotti di decomposizione, di cui è dimostrata la cancerogenicità e la mutagenicità e che possono avere ripercussioni sulle funzioni steroidea, tiroidea, riproduttiva o su altre funzioni endocrine connesse nell’ambiente acquatico o attraverso di esso;

- idrocarburi persistenti e sostanze organiche tossiche persistenti e bioaccumulabili;

- cianuri;

- metalli e relativi composti;

- arsenico e relativi composti;

- biocidi e prodotti fitosanitari;

- materie in sospensione;

- sostanze che contribuiscono all’eutrofizzazione (in particolare nitrati e fosfati);

- sostanze che hanno effetti negativi sul bilancio dell’ossigeno e che possono essere misurate con parametri come BOD, COD).”;

bb) suolo: corpo naturale tridimensionale costituito da componenti minerali, organici e organo - metalli, sviluppatosi ed evolvente sullo strato superficiale della crosta terrestre, sotto l’influenza di fattori genetici e ambientali, quali il clima, la roccia madre, gli organismi animali e vegetali e i microrganismi, l’acclività e le acque;

cc) trattamento appropriato: il trattamento delle acque reflue mediante un processo o un sistema di smaltimento che dopo lo scarico, garantisca la conformità dei corpi idrici recettori ai relativi obiettivi di qualità e sia conforme alle disposizioni del presente Piano;

dd) trattamento primario: il trattamento delle acque reflue che comporti la sedimentazione dei solidi sospesi mediante processi fisici e/o chimico/fisici e/o altri, a seguito dei quali prima dello scarico il BOD5 delle acque in trattamento sia ridotto almeno del 25 per cento e i solidi sospesi totali almeno del 50 per cento;

ee) valore limite di emissione: limite di accettabilità di una sostanza inquinante contenuta in uno scarico, misurata in concentrazione, oppure in massa per unità di prodotto o di materia prima

lavorata, o in massa per unità di tempo. I valori limite di emissione possono essere fissati anche per determinati gruppi, famiglie o categorie di sostanze. I valori limite di emissione delle sostanze si applicano di norma nel punto di fuoriuscita delle emissioni dall’impianto, senza tener conto dell’eventuale diluizione;

ff) zona di protezione: zona da delimitare sulla base di studi idrogeologici tenuto conto del grado di vulnerabilità degli acquiferi; la delimitazione non avviene in relazione ad una singola opera di presa, bensì ai fini della tutela di un’intera area;

gg) zona di rispetto: porzione di territorio circostante la zona di tutela assoluta da sottoporre a vincoli e destinazioni d’uso tali da tutelare qualitativamente e quantitativamente la risorsa idrica e può essere suddivisa in zona di rispetto ristretta e zona di rispetto allargata, in relazione alla tipologia di opera di presa e alla situazione locale di vulnerabilità e rischio della risorsa;

hh) zona di tutela assoluta: area immediatamente circostante le derivazioni; in caso di acque sotterranee e, ove possibile, di acque superficiali, deve avere un’estensione di almeno dieci metri di raggio dal punto di captazione, deve essere adeguatamente protetta e deve essere adibita esclusivamente a opere di presa e ad infrastrutture di servizio.


Art. 7 - Corpi idrici significativi

1. I corpi idrici regionali sono distinti in:

a) corpi idrici superficiali, che comprendono i corsi d’acqua superficiali, i laghi naturali ed artificiali, le acque marino-costiere, le acque di transizione;

b) corpi idrici sotterranei.

2. Sono sottoposti a monitoraggio e classificazione:

a) i corpi idrici significativi ai sensi dell’Allegato 1 del D.lgs. n. 152/2006, Parte terza;

b) i corpi idrici che, per il carico inquinante da essi convogliato, possono avere effetti su quelli significativi;

c) i corpi idrici che hanno particolare interesse ambientale per le loro peculiarità naturalistiche o paesaggistiche o per particolari utilizzazioni in atto. I corpi idrici di cui alle precedenti lettere a), b) e c) sono elencati nell’elaborato “Sintesi degli aspetti conoscitivi”: “Corpi Idrici Oggetto del Piano di Tutela delle Acque”.

3. Il presente Piano, nel capitolo “Reti di Monitoraggio e Classificazione dei Corpi Idrici Significativi” della “Sintesi degli aspetti conoscitivi”, aggiorna la prima classificazione dei corpi idrici approvata con deliberazione della Giunta regionale n. 1731 del 6 giugno 2003.

4. La Giunta regionale approva le future integrazioni e revisioni della rete di monitoraggio, necessarie, in particolare, per l’applicazione della Direttiva 2000/60/CE.


Art. 8 - Obiettivi di qualità ambientale

1. Il Piano indica le misure atte a conseguire, entro il 22 dicembre 2015, i seguenti obiettivi di qualità ambientale:

a) i corpi idrici significativi superficiali e sotterranei devono raggiungere l’obiettivo di qualità ambientale corrispondente allo stato “buono”, come definito dalla Direttiva 2000/60/CE e dall’Allegato 1 del D.lgs. n. 152/2006, Parte terza;

b) ove esistente deve essere mantenuto lo stato di qualità ambientale “elevato”;

c) devono comunque essere adottate tutte le misure atte ad evitare un peggioramento della qualità dei corpi idrici classificati.

2. Per il raggiungimento degli obiettivi indicati al comma 1, entro il 31 dicembre 2008 ogni corpo idrico superficiale classificato, o suo tratto, deve corrispondere almeno allo stato “sufficiente”, come descritto in Allegato 1 del D.lgs. n. 152/2006, Parte terza.

3. In deroga alle disposizioni di cui ai commi 1 e 2, il Piano definisce obiettivi ambientali meno rigorosi qualora ricorra almeno una delle seguenti condizioni:

a) il corpo idrico abbia subito effetti derivanti dall’attività antropica tali da rendere evidentemente impossibile o economicamente insostenibile un miglioramento significativo del suo stato di qualità;

b) il raggiungimento dell’obiettivo di qualità stabilito non sia possibile a causa delle particolarità geologiche del bacino di appartenenza;

c) in caso di circostanze impreviste quali alluvioni o periodi prolungati di siccità.

4. Quando ricorrono le condizioni di cui al comma 3, la definizione di obiettivi meno rigorosi è consentita purché non vi sia ulteriore deterioramento dello stato del corpo idrico e purché non sia pregiudicato il raggiungimento degli obiettivi di qualità in altri corpi idrici appartenenti allo stesso bacino, fatto salvo il caso di cui alla lettera b) del comma 2.

5. Per i corsi d’acqua non significativi o che abbiano portata nulla per più di 120 giorni all’anno, le prescrizioni per la riduzione dell’impatto antropico da fonte puntuale sono demandate alle amministrazioni competenti, in fase di rilascio delle singole autorizzazioni allo scarico.

6. La classificazione dei corpi idrici deve essere eseguita nei modi indicati dall’allegato 1 alla parte terza del D.lgs. n. 152/2006, come modificato dal D.M. n. 260/2010, anche su lla base degli studi, ricerche e monitoraggi pilota che sono stati condotti ai fini dell’utilizzo dei nuovi indicatori biologici. Prima dell’emanazione del D.M. n. 260/2010, la classificazione è stata eseguita sulla base delle indicazioni tecniche già contenute nell’Allegato 1 al decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152. N4


Art. 9 - Acque a specifica destinazione

1. Sono acque a specifica destinazione:

a) le acque superficiali destinate alla produzione di acqua potabile;

b) le acque destinate alla balneazione;

c) le acque dolci destinate alla vita dei pesci;

d) le acque destinate alla vita dei molluschi.

2. Per le acque utilizzate per l’estrazione di acqua potabile deve essere condotto il monitoraggio, e devono essere mantenuti o raggiunti gli obiettivi di qualità, di cui al punto A.3.8 dell’allegato 1 alla parte terza del D.lgs. n. 152/2006. Per le acque destinate alla balneazione si applica quanto stabilito al comma 6.

Per le acque destinate alla vita dei pesci o alla vita dei molluschi devono essere mantenuti o raggiunti gli obiettivi di qualità per specifica destinazione di cui all’Allegato 2 del D.lgs. n. 152/2006, Parte terza.

Qualora per un corpo idrico siano designati obiettivi di qualità ambientale e per specifica destinazione che prevedono per gli stessi parametri valori limite diversi, devono essere rispettati quelli più cautelativi; quando i limiti più cautelativi si riferiscono al conseguimento dell’obiettivo di qualità ambientale, l’obbligo di rispetto di tali valori limite decorre dal 22 dicembre 2015.N4

3. Le acque a specifica destinazione di cui al comma 1, sottoposte a monitoraggio e classificate come indicato in Allegato 2 del D.lgs. n. 152/2006, Parte terza, sono elencate e descritte nell’elaborato: “Sintesi degli aspetti conoscitivi - Reti di monitoraggio e classificazione dei corpi idrici significativi”.

4. N2

5. N3

6. Le acque destinate alla balneazione devono rispondere ai requisiti del Decreto Legislativo 30 maggio 2008, n. 116 e del Decreto del Ministero della Salute, d’intesa con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, del 30 marzo 2010. Le modalità di controllo, i punti di prelievo e i risultati del monitoraggio eseguito ai sensi del previgente D.P.R. 8 giugno 1982, n. 470, e successive modifiche ed integrazioni sono contenuti nell’elaborato “Sintesi degli aspetti conoscitivi”. N4

7. Le opere di presa delle acque, utilizzate negli stabilimenti di lavorazione dei prodotti ittici, autorizzati in via provvisoria in attesa che il pubblico acquedotto garantisca la fornitura sufficiente all’approvvigionamento idrico e/o in attesa di ricercare una soluzione definitiva di una presa a mare sufficientemente protetta, tale da non subire l’influenza di corpi idrici superficiali o di reflui trasportati dalle correnti, devono essere individuate e delimitate al fine di non permettere di aspirare i sedimenti circostanti. Le acque grezze destinate all’utilizzo negli stabilimenti di lavorazione dei prodotti ittici devono rispettare almeno i limiti della classe A3 della Tabella 1/A dell’Allegato 2 alla Parte terza del D.lgs. n. 152/2006 a meno, per quanto attiene alle acque salate o salmastre, dei parametri conducibilità, cloruri, solfati e di altri parametri caratteristici di un’acqua di mare pulita, che possono superare, per la natura stessa dell’acqua, i limiti di concentrazione della Tabella 1/A dell’Allegato 2 del D.lgs. n. 152/2006, Parte terza. Le caratteristiche delle acque all’utilizzo devono essere tali per cui le concentrazioni dei parametri chimici, fisici e microbiologici non devono superare i limiti previsti dal Decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31, “Attuazione della direttiva 98/83/CE relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano” e successive modificazioni, con l’eccezione dei parametri: cloruri, zolfo come solfato, boro come borato, carbonio come carbonato, carbonio organico, sodio, calcio e magnesio, tipici del tratto di mare o di laguna ove insistono le opere di presa. Per ogni altro contaminante potenzialmente presente, lo stabilimento ittico deve adottare ogni necessaria misura per garantire che le relative concentrazioni non incidano, direttamente o indirettamente, sulla qualità sanitaria degli alimenti, facendo riferimento ai regolamenti comunitari in materia.


Art. 10 - Standard di qualità per le sostanze pericolose

1. Gli standard di qualità ambientale delle acque superficiali sono quelli stabiliti dall’art. 78 del D.lgs. n. 152/2006.N4

2. I parametri elencati nella Tabella 1/B dell’Allegato 1 del D.lgs. n. 152/2006, Parte terza, vanno monitorati in funzione delle informazioni e delle analisi di impatto dell’attività antropica.

3. N5

4. N6

5. Entro il 20 novembre 2021, negli scarichi, nei rilasci da fonte diffusa e nelle perdite devono essere eliminate le sostanze pericolose prioritarie (PP) di cui alla tab. 1/A dell’allegato 1 alla parte III del D.lgs. n. 152/2006.N4


Art. 11 - Adempimenti finalizzati alla riduzione o all’eliminazione delle sostanze pericolose

1. I titolari degli stabilimenti che producono, trasformano o utilizzano le sostanze pericolose di cui alle Tabelle 1/A e 1/B dell’Allegato 1 del D.lgs. n152/2006, Parte terza e nei cui scarichi vi è la presenza di tali sostanze in concentrazioni superiori ai limiti di rilevabilità delle metodiche analitiche APAT – IRSA esistenti alla data di pubblicazione della deliberazione di approvazione del Piano, e dei loro successivi aggiornamenti, devono eseguire, nei tempi e modi che saranno indicati con apposito provvedimento della Giunta regionale, un autocontrollo delle proprie acque reflue. La presenza negli scarichi di metalli quali cromo esavalente, rame, selenio e zinco, non contenuti nelle tabelle 1/A e 1/B dell’all. 1 alla parte III del 152/06, deve essere evidenziata in sede di autorizzazione; l’amministrazione competente per l’autorizzazione allo scarico può richiedere caso per caso le informazioni che sono necessarie e impartire le relative prescrizioni relativamente a queste sostanze. N4

2. I risultati analitici dell’autocontrollo devono essere trasmessi al dipartimento ARPAV competente per territorio e all’autorità che ha autorizzato lo scarico. Qualora le analisi confermino la presenza delle sostanze pericolose in concentrazioni superiori ai limiti di rilevabilità delle metodiche analitiche APAT-IRSA esistenti alla data di pubblicazione della deliberazione di approvazione del Piano, e dei loro successivi aggiornamenti, l’autorità che ha autorizzato lo scarico, in funzione della concentrazione rilevata, può prescrivere l’installazione di idonea strumentazione di monitoraggio secondo le direttive contenute nel provvedimento di cui al comma 1.

3. A seguito dell’accertamento della presenza delle sostanze pericolose e della loro concentrazione, di cui al comma 1, l’autorità competente al rilascio dell’autorizzazione allo scarico individua gli adempimenti e in generale le misure a carico dei titolari degli stabilimenti per i quali sia accertata la presenza di sostanze pericolose allo scarico, volte a consentire il raggiungimento o il mantenimento degli standard di qualità del corpo idrico significativo recettore dei reflui, previsti dalla Tabella 1/A dell’Allegato 1 del D.lgs. n. 152/2006, Parte terza.

4. Qualora sia dimostrato che l’applicazione delle migliori tecnologie disponibili a costi sostenibili non permette di raggiungere gli standard di qualità di cui al comma 3, la Giunta regionale, previa valutazione ed analisi di rischio sanitario ed ambientale, individua i carichi massimi ammissibili, ed eventualmente stabilisce limitazioni d’uso del corpo idrico.

5. Entro un anno dalla data di pubblicazione della deliberazione di approvazione del Piano, le autorità competenti rivalutano, sentita l’AATO competente, le autorizzazioni al trattamento di rifiuti liquidi contenenti le sostanze pericolose, in impianti di depurazione di acque reflue urbane, concesse in deroga ai sensi dell’articolo 110 comma 2 del D.lgs. n. 152/2006. Ove il sistema di trattamento già in essere non consenta un adeguato trattamento dei rifiuti liquidi contenenti le sostanze pericolose, nell’impianto di depurazione devono essere previsti idonei sistemi di pretrattamento dedicati ed adeguati alle tipologie di rifiuti liquidi da smaltire, mediante l’uso delle migliori tecniche disponibili. Le autorità competenti al rilascio dell’autorizzazione fissano le opportune concentrazioni delle sostanze di cui alle Tabelle 2 dell’Allegato B e Tabella 3 dell’Allegato C del presente Piano e di cui alle Tabelle 1/A e 1/B dell’Allegato 1 del D.lgs. n. 152/2006, Parte terza, contenute nel rifiuto liquido, in sede di rilascio delle autorizzazioni, in ragione della capacità dell’impianto di pretrattamento.

6. Il produttore dei rifiuti di cui al comma 4 deve effettuare una caratterizzazione quali quantitativa dei rifiuti liquidi, almeno una volta all’anno e ogniqualvolta avvenga una variazione significativa del processo che origina i rifiuti. Il gestore dell’impianto di depurazione deve effettuare una verifica di conformità, con installazione all’ingresso e all’uscita dell’impianto di pretrattamento, di misuratori di portata e campionatori in automatico; il gestore dell’impianto di depurazione deve predisporre idonei sistemi di stoccaggio dei rifiuti liquidi da trattare.

7. L’autorizzazione al trattamento di rifiuti liquidi contenenti le sostanze di cui alle Tabelle 2 dell’Allegato B e Tabella 3 dell’Allegato C del presente Piano e di cui alle Tabelle 1/A e 1/B dell’Allegato 1 del D.lgs. n. 152/2006, Parte terza, non può essere rilasciata qualora lo scarico recapiti in corpi idrici con portata nulla per oltre 120 giorni all’anno o con scarsa capacità depurativa.

8. Qualora l’acqua prelevata da pozzi contenga concentrazioni di sostanze pericolose individuate come significative dal competente dipartimento provinciale Arpav, e queste possano essere trasmesse al corpo idrico, superficiale o sotterraneo, ricettore dell’acqua emunta dai pozzi stessi, il prelievo da tali pozzi è vietato ed i medesimi devono essere immediatamente chiusi con apposita

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