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Ultimo aggiornamento
30/08/2017

L’apertura di una porta su fondo confinante deve rispettare le distanze per le vedute (Cass. 20273/2017)

La Corte di Cassazione chiarisce che anche una porta - non destinata per sua natura a finalità di affaccio - va considerata una veduta se comunque consente di affacciarsi e guardare comodamente nel fondo del vicino. Occorre infatti avere riguardo non solo alla natura dell’opera, ma anche allo stato dei luoghi ed a tutti gli altri elementi obiettivi di carattere strutturale e funzionale, determinanti al fine di accertare l’esistenza o meno di una veduta.
A cura di:
  • Redazione Legislazione Tecnica

L’Ordinanza della Corte di Cassazione 22/08/2017, n. 20273 tratta l’importante tema dell’apertura di vedute su fondo confinante, fornendo la corretta interpretazione delle disposizioni contenute negli artt. 905 e 906 del Codice civile.

NORMATIVA DI RIFERIMENTO - La normativa del Codice civile distingue tra apertura di vedute “dirette”, vedute “laterali” e vedute “oblique”. Le prime sussistono quando il confine del fondo del vicino e il muro sul quale è realizzata l’apertura dalla quale si esercita la veduta sono fronteggianti, anche se non necessariamente paralleli, e pertanto consentono di guardare nel fondo confinante in maniera frontale. Sussiste invece una veduta “laterale” quando il confine del fondo finitimo ed il muro su sui insiste l’apertura formano un angolo di 180 gradi, essendo in sostanza i due fondi allineati. Si ha infine una veduta “obliqua” allorquando il confine ed il muro formano un angolo di 90 gradi.
Ciò premesso, l’art. 905 del Codice civile (Distanza per l’apertura di vedute dirette e balconi) dispone che non si possono aprire vedute dirette verso il fondo chiuso o non chiuso e neppure sopra il tetto del vicino, se tra il fondo di questo e la faccia esteriore del muro in cui si aprono le vedute dirette non vi è la distanza di 1,5 m, e che non si possono parimenti costruire balconi o altri sporti, terrazze, lastrici solari e simili, muniti di parapetto che permetta di affacciarsi sul fondo del vicino, se non vi è la distanza di 1,5 m tra questo fondo e la linea esteriore di dette opere. Il divieto cessa allorquando tra i due fondi vicini vi è una via pubblica.
L’art. 906 del Codice civile (Distanza per l’apertura di vedute laterali od oblique) dispone invece che non si possono aprire vedute laterali od oblique sul fondo del vicino se non si osserva la distanza di 75 cm, la quale deve misurarsi dal più vicino lato della finestra o dal più vicino sporto.

LA VICENDA PROCESSUALE - La pronuncia della Corte di Cassazione in commento ha preso in esame la controversia instauratasi tra il proprietario di un immobile confinante con altro il cui proprietario aveva realizzato, sul proprio lastrico solare adiacente, l’apertura di una porta. Si trattava nella fattispecie di una porta in ferro dalla quale era possibile affacciarsi sul fondo confinante, posto in posizione frontistante (veduta diretta) e ad una distanza inferiore a quella prescritta di 1,5 m.

IL PARERE DELLA CORTE - Sul punto la Corte di Cassazione ha ricordato come secondo la costante giurisprudenza della medesima Corte in tema di limitazioni legali della proprietà e con particolare riferimento a scale, ballatoi e porte, che fondamentalmente sono strutture destinate all’accesso all’edificio e soltanto occasionalmente utilizzabili per l’affaccio, queste opere possono configurare vedute quando - indipendentemente dalla funzione primaria del manufatto - risulti obiettivamente possibile in via normale, per le particolari situazioni o caratteristiche di fatto, anche l’esercizio della “prospectio” ed “inspectio” su o verso il fondo del vicino. Questi ultimi due concetti possono essere così sintetizzati:
- “inspectio”: la possibilità di guardare nel fondo del vicino senza l’uso di mezzi artificiali;
- “prospectio” la possibilità di sporgere il capo e di vedere nelle diverse direzioni verso il fondo del vicino in modo agevole e non pericoloso.
Orbene, con riferimento al caso specifico, la pronuncia ha chiarito che non possono essere escluse una comoda “inspectio” e “prospectio” solo sulla base dei materiali con i quali l’opera è realizzata, come avvenuto nel caso esaminato, ove la Corte d’Appello aveva escluso che la porta in questione costituisse veduta essendo la stessa realizzata in ferro e non consentendo quindi di poter guardare nella proprietà confinante. Occorre viceversa considerare anche lo stato dei luoghi, ossia gli altri elementi obiettivi di carattere strutturale e funzionale, determinanti al fine di accertare l’esistenza o meno di una veduta, non potendo rilevare solo la circostanza che la porta serva a collegare due spazi, in quanto tale elemento di diversità da una apertura in senso “classico” (es. una finestra) non vale ad escludere di per sé l’obiettiva esistenza di una veduta. In altri termini, anche una porta - non destinata per sua natura a finalità di affaccio ed in ogni caso realizzata con materiali opachi - va considerata una veduta se comunque consente di affacciarsi e guardare comodamente nel fondo del vicino.

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