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Ultimo aggiornamento
29/08/2017

Il pergolato fisso per riparo autovetture necessita del Permesso di costruire (TAR Lombardia 1644/2017)

I giudici ribadiscono che una struttura destinata al soddisfacimento di esigenze non temporanee (seppure stagionali) e/o realizzata con materiali pesanti e pertanto non facilmente amovibile deve essere qualificata come “nuova costruzione” ed essere pertanto assentita tramite l’acquisizione del Permesso di costruire.
A cura di:
  • Redazione Legislazione Tecnica

La Sentenza TAR Lombardia 18/07/2017, n. 1644, torna sull’importante e dibattuto tema del corretto titolo edilizio necessario per la realizzazione di strutture quali tettoie, pergolati e simili, ribadendo che una struttura destinata al soddisfacimento di esigenze non temporanee (seppure stagionali) e/o realizzata con materiali pesanti e pertanto non facilmente amovibile deve essere qualificata come “nuova costruzione” ed essere pertanto assentita tramite l’acquisizione del Permesso di costruire.

I FATTI PROCESSUALI - La sentenza ha preso in esame un caso nel quale i proprietari di una villetta con annesso giardino avevano realizzato, senza richiedere il Permesso di costruire né presentare una DIA o SCIA, un pergolato costituito da una struttura in ferro infissa al suolo a sua volta formata da piccole travi in ferro e fili di acciaio teso, contornata da piante rampicanti. La struttura era destinata ad offrire un riparo per le autovetture dai raggi solari, soprattutto nel periodo estivo.
Il Comune ha ritenuto tale manufatto abusivo, in quanto realizzato in assenza di Permesso di costruire ed ha pertanto emanato ordinanza di demolizione, avverso la quale i proprietari della villetta hanno presentato ricorso al TAR affermando che la struttura realizzata fosse un semplice arredo esterno senza alcuna rilevanza da un punto di vista edilizio e pertanto rientrante tra le attività di edilizia libera, o al più tra gli interventi sottoposti a Denuncia di inizio attività (DIA, ora Segnalazione certificata di inizio attività, SCIA) che potrebbero, qualora realizzati abusivamente, dar luogo soltanto all’irrogazione di una sanzione pecuniaria.

IL PARERE DEL GIUDICE - Come già accennato, la struttura realizzata dai ricorrenti era costituita da fili di acciaio teso e travi di ferro ancorati stabilmente al suolo attraverso bulloni, occupante uno spazio di oltre 30 mq ed alta 2,34 m, destinata al parcheggio delle autovetture. Oltre a soddisfare esigenze di tipo non precario, i giudici hanno ritenuto che la struttura non risultasse facilmente amovibile ed impattasse in modo significativo sull’ambiente circostante.
L’intervento in questione è pertanto stato ritenuto da qualificarsi - da un punto di vista dimensionale e costruttivo - come una nuova edificazione, per la cui realizzazione è richiesto il rilascio di un Permesso di costruire. Di conseguenza, in assenza del prescritto titolo autorizzativo, le opere realizzate sono da considerarsi abusive e quindi, legittimamente, il Comune ne ha ordinato la demolizione.
Diversamente, hanno chiarito i giudici, sarebbe stato nel caso in cui ci si fosse trovati al cospetto di una struttura costruita con materiale leggero e facilmente amovibile. A tal proposito è stata richiamata la Sentenza Consiglio di Stato 25/01/2017, n. 306, ove si afferma che una struttura leggera (nella fattispecie esaminata in alluminio anodizzato) destinata ad ospitare tende retrattili in materiale plastico non integra le caratteristiche di una nuova costruzione. L’opera principale in questi casi non è infatti la struttura in sé, ma la tenda, quale elemento di protezione dal sole e dagli agenti atmosferici, finalizzata ad una migliore fruizione dello spazio esterno dell’unità abitativa, con la conseguenza che la struttura si qualifica in termini di mero elemento accessorio, necessario al sostegno e all’estensione della tenda.

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