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Ultimo aggiornamento
31/07/2017

Valutazione di impatto ambientale successiva alla messa in servizio dell’impianto: condizioni di ammissibilità

La Corte di giustizia UE (sent. 26/07/2017, cause C-196/16 e C-197/16) specifica le condizioni di ammissibilità di una VIA “postuma” ossia effettuata successivamente alla realizzazione e messa in servizio di impianti per i quali risulti viceversa necessaria, fornendo interessanti considerazioni sulle conseguenze della mancata effettuazione della valutazione di impatto ambientale e sui possibili rimedi. Indicazioni anche alla luce della normativa vigente ex D. Leg.vo 104/2017.
A cura di:
  • Angela Perazzolo

La Corte di giustizia dell’Unione europea si è pronunciata con riferimento all’ammissibilità del procedimento di valutazione di impatto ambientale avviato successivamente alla realizzazione di progetti. Nella sentenza vengono chiarite le condizioni per sanare il vizio procedurale costituito dalla mancata effettuazione della valutazione dell’impatto ambientale ed eliminarne le conseguenze.

FATTISPECIE E CONTESTO NORMATIVO - Nel caso sottoposto al giudizio della Corte si trattava di due impianti per la produzione di energia elettrica da biogas realizzati nelle Marche senza previa effettuazione di valutazione di impatto ambientale in quanto non ritenuta necessaria per impianti di quelle dimensioni in base ad una norma di legge regionale vigente all’epoca. Tale legge tuttavia era stata in seguito dichiarata incostituzionale e di conseguenza annullata l’autorizzazione all’installazione degli impianti e avviato il procedimento di VIA. Si poneva pertanto la questione dell’individuazione del momento in cui doveva essere effettuata la valutazione, sulle conseguenze della sua omissione e sulla possibilità di sanare il relativo vizio procedurale.
Le norme di riferimento applicabili a tale fattispecie e prese in esame dalla Corte sono la Direttiva VIA 2011/92/UE e il D. Leg.vo 152/2006 (in particolare l’articolo 29), che ne contiene le norme attuative per l’ordinamento italiano, nel testo precedente alle modifiche apportate rispettivamente dalla Direttiva 2014/52/UE e dal D. Leg.vo 16/06/2017, n. 104 di attuazione di quest’ultima (vedi paragrafo finale).

CONSEGUENZE DELLA MANCATA VIA E CONDIZIONI PER LA REGOLARIZZAZIONE SUCCESSIVA - Nella sentenza vengono preliminarmente ribaditi alcuni principi già espressi in precedenza secondo i quali la valutazione degli impatti che una determinata opera può avere sull’ambiente ha carattere preventivo giustificato dalla necessità che, a livello di processo decisionale, l’Autorità competente tenga conto il prima possibile delle eventuali ripercussioni sull’ambiente di tutti i processi tecnici di programmazione e di decisione, al fine di evitare fin dall’inizio inquinamenti e altre perturbazioni piuttosto che combatterne successivamente gli effetti. La violazione di tale obbligo comporta la rimozione delle conseguenze dell’illecito attraverso la revoca o l’annullamento dell’autorizzazione già rilasciata e - valutata l'entità del pregiudizio ambientale arrecato e quello conseguente alla applicazione della sanzione - la sospensione dei lavori e la eventuale demolizione ed il ripristino dello stato dei luoghi. Sul tema, peraltro, la Corte ha precisato che il diritto dell’Unione non osta a che le norme nazionali consentano, in taluni casi, di regolarizzare operazioni o atti irregolari rispetto al diritto dell’Unione. Una siffatta possibilità di regolarizzazione è, però, subordinata alle seguenti condizioni:
1) che tali norme nazionali non offrano agli interessati il modo di eludere le norme di diritto dell’Unione o di disapplicarle e di rimanere eccezionale;
2) una valutazione effettuata dopo la costruzione e la messa in servizio di un impianto non si deve limitare all’impatto futuro di quest’ultimo sull’ambiente, ma deve prendere in considerazione altresì l’impatto ambientale intervenuto a partire dalla sua realizzazione.

NORMATIVA NAZIONALE A SEGUITO DEL D. LEG.VO 104/2017 - Come già evidenziato, sul punto è intervenuto il legislatore con la Direttiva 2014/52, attuata in Italia dal D. Leg.vo 16/06/2017, n. 104. Quest’ultimo ha sostituito l’articolo 29 del D. Leg.vo 152/2006 che ora al comma 3 prevede sia per il caso di progetti realizzati senza la previa sottoposizione al procedimento di verifica di assoggettabilità e al procedimento di VIA ovvero al procedimento unico, sia per il caso di annullamento dei provvedimenti conseguenti a tali procedure relativi a un progetto già realizzato o in corso di realizzazione, che l'Autorità competente assegni un termine all'interessato entro il quale avviare un nuovo procedimento e possa consentire la prosecuzione dei lavori o delle attività a condizione che tale prosecuzione avvenga in termini di sicurezza con riguardo agli eventuali rischi sanitari, ambientali o per il patrimonio culturale. Scaduto inutilmente il termine assegnato all'interessato, ovvero nel caso in cui il nuovo provvedimento di VIA abbia contenuto negativo, l'Autorità competente dispone la demolizione delle opere realizzate e il ripristino dello stato dei luoghi. Pertanto il legislatore ha ora disciplinato in modo esplicito le conseguenze della realizzazione di progetti in assenza di VIA, stabilendo l’ammissibilità di un nuovo procedimento.

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