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Ultimo aggiornamento
27/07/2017

La manutenzione straordinaria di opere pubbliche può comprendere innovazioni (C. Stato 2016/2017)

Il concetto di manutenzione straordinaria di opere pubbliche non si riduce alla mera sostituzione di elementi costitutivi ammalorati o in via di obsolescenza, ma abbraccia anche un profilo evolutivo, esteso all’adozione di accorgimenti, addizioni e miglioramenti e finalizzati a meglio perseguire le originarie finalità pubblicistiche dell’opera.
A cura di:
  • Redazione Legislazione Tecnica

La Sentenza Consiglio di Stato 03/05/2017, n. 2016, ha fornito spunti interessanti ed innovativi concernenti la qualificazione degli interventi edilizi, nella fattispecie quelli di manutenzione straordinaria definiti dall’art. 3, comma 1, lettera b), del D.P.R. 06/06/2001, n. 380 (Testo unico dell’edilizia), applicata alle opere pubbliche, nella fattispecie una infrastruttura viaria autostradale.

LA VICENDA PROCESSUALE - Nella fattispecie, oggetto del contendere era l’installazione di barriere stradali fonoassorbenti in corrispondenza di un tratto autostradale adiacente ad un edificio residenziale. I proprietari di quest’ultimo ricorrevano, lamentando tra le altre cose la violazione della normativa recata dal D.M. 02/04/1968, n. 1444, in tema di distanze fra costruzioni, nonché la violazione della normativa urbanistica, giacché l’installazione dei pannelli fonoassorbenti in questione sarebbe stata da ritenere estranea al paradigma della manutenzione straordinaria così come delineato dal citato D.P.R. 380/2001, nel quale la definizione di tale categoria di intervento è imperniata sulla sostituzione, escludendo le innovazioni che configurerebbero invece una nuova costruzione.

IL PARERE DEL COLLEGIO GIUDICANTE - Il Consiglio di Stato ha invece ritenuto che il concetto di manutenzione straordinaria di opere pubbliche non si deve ridurre ad un mero aspetto per così dire “statico” della sostituzione di elementi costitutivi ammalorati o, comunque, in via di obsolescenza, ma abbraccia anche un profilo dinamico ed evolutivo, esteso all’adozione ex novo di accorgimenti, addizioni e miglioramenti resi opportuni dallo sviluppo tecnologico o prescritti da sopravvenute disposizioni normative, e finalizzati vuoi a meglio perseguire le originarie finalità pubblicistiche dell’opera (ad esempio, la realizzazione di strutture per la comunicazione in tempo reale all’utenza di notizie circa il traffico), vuoi a rispondere a nuove esigenze pubblicistiche di carattere “accessorio” (quale, con riferimento al caso concreto, la mitigazione dell’inquinamento acustico provocato dal transito dei veicoli tramite l’apposizione di opportuni diaframmi fisici rispetto all’ambiente circostante).
I giudici hanno altresì osservato, che l’intervento oggetto del procedimento non ha comportato la creazione di alcun nuovo volume, né la modificazione della destinazione d’uso del bene, né il consumo di suolo inedificato: i cennati pannelli, infatti, non racchiudevano né delimitavano alcun volume potenzialmente destinabile ad un qualsivoglia uso umano, non presentavano alcun effetto in ordine alla concreta destinazione del bene stesso e, infine, erano stati realizzati in prosecuzione verticale del muro di sostegno laterale del tracciato autostradale, dunque nella colonna d’aria sovrastante una fascia di terreno appartenente al sedime autostradale o, comunque, ubicata nella relativa area di rispetto e già in precedenza già interessata da attività lato sensu edilizia, integrante una trasformazione del suolo.

CONSEGUENZE PRATICHE DEL CONCETTO DI “MANUTENZIONE STRAORDINARIA DI OPERE PUBBLICHE” ENUCLEATO DAI GIUDICI - La qualificazione dell’apposizione dei pannelli fonoassorbenti come intervento di manutenzione straordinaria (e più in generale il concetto di “manutenzione straordinaria di opere pubbliche” definito dai giudici) conseguentemente esclude in primo luogo l’applicabilità del regime delle distanze di cui al D.M. 1444/1968, che riferisce il limite minimo di distanza di 10 metri alle sole “nuove costruzioni”. Del pari risulta inapplicabile la disciplina urbanistica nazionale e regionale dettata per interventi di maggiore complessità rispetto alla manutenzione straordinaria (peraltro le norme tecniche di attuazione della pianificazione urbanistica applicabili al caso concreto, oltre a consentire senza limitazioni la manutenzione straordinaria, ammetteva altresì, quanto ai nuovi interventi, la realizzazione di “muri di sostegno” ed il “ricorso a diaframmi vegetali ed a barriere antirumore”.
Ancora, nei casi in esame non vi è necessità di valutazioni di impatto ambientale quali la Valutazione ambientale strategica (VAS) e la Valutazione di impatto ambientale (VIA), essendo la prima prescritta solo in relazione ad attività esplicative di potestà pianificatorie dell’amministrazione (mentre nel caso esaminato si era in presenza di un intervento concreto e specifico, per quanto articolato) ed essendo la seconda attinente a progetti precisamente individuati dal Legislatore con ricorso ad un criterio tipologico (in cui non rientra quello di specie) o che, comunque, “possono avere impatti significativi e negativi sull’ambiente”, quale evidentemente non può essere l’apposizione di barriere antirumore realizzate in materiale trasparente.

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