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Ultimo aggiornamento
20/04/2017

Fonti rinnovabili: energia idraulica generata da corsi d’acqua artificiali

La Corte di giustizia UE, con la sentenza 02/03/2017, C-4/16, ha incluso nella nozione di energia da fonti rinnovabili di cui all'articolo 2, comma 2, lettera a), della Direttiva 2009/28/CE l’energia idraulica generata utilizzando flussi d’acqua artificiali, specificandone le condizioni.
A cura di:
  • Angela Perazzolo

La nozione di “energia da fonti rinnovabili” è contenuta nella Direttiva 2009/28 [1], secondo la quale, ai fini della propria applicazione, l’energia da fonti rinnovabili è l’energia proveniente da fonti rinnovabili non fossili compresa, tra le altre, l’energia idraulica (articolo 2, comma 2, lettera a)). Non fornendo altre specificazioni, la Direttiva lascia spazio a dubbi se tale definizione si riferisca solo all’elettricità proveniente dall’energia idraulica fornita da un flusso d’acqua naturale o se includa anche l’elettricità proveniente da un flusso d’acqua artificiale e, in caso affermativo, a quali condizioni.
Al riguardo si segnala che la Direttiva 2009/28/CE è stata recepita nel nostro ordinamento dal D. Leg.vo. 03/03/2011, n. 28 che all’articolo 1, comma 1, lettera a) riproduce fedelmente il testo della corrispondente norma europea.

PROCEDIMENTO - Nel caso sottoposto alla Corte di giustizia si controverteva in merito al rifiuto da parte dell’ufficio di regolamentazione energetica polacco di accordare la proroga di una concessione ad un’impresa per l’autorizzazione all’esercizio di attività di produzione di elettricità da fonti rinnovabili per una piccola centrale idroelettrica situata presso un punto di scarico delle acque reflue industriali di un altro impianto, non dedito alla produzione di elettricità. La motivazione addotta dall’ufficio consisteva nell’affermare che solo le centrali idroelettriche che utilizzano l’energia del moto ondoso, maremotrice e del salto dei fiumi possono essere considerate impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, sulla base del presupposto che lo sarebbero solo quelle che si rinnovano naturalmente, cioè a dire senza l’intervento dell’uomo (escludendo quindi lo scarico di acque reflue industriali).

CONSIDERAZIONI DELLA CORTE UE - In primo luogo la Corte ha precisato che la Direttiva in discorso non rinvia ai diritti nazionali per il significato dei termini “energia idraulica” riferiti a energia da fonti rinnovabili ai sensi di detta Direttiva. Ne risulta che tali termini devono essere considerati, ai fini dell’applicazione di quest’ultima, come una nozione autonoma del diritto dell’Unione, che deve essere interpretata in modo uniforme nel territorio di tutti gli Stati membri.
In secondo luogo la Corte ha rilevato che, nonostante la Direttiva non spieghi cosa si debba intendere per energia idraulica da fonti rinnovabili, tuttavia:

  • all’articolo 5, paragrafo 3, prevede che la quantità di elettricità normalizzata generata da tutte le centrali idroelettriche di uno Stato membro nel corso di un dato anno è determinata escludendo la produzione delle centrali di pompaggio che utilizzano acqua precedentemente pompata a monte (allegato II);
  • al considerando 30 precisa che l’elettricità prodotta in centrali di pompaggio che utilizzano acqua precedentemente pompata a monte non dovrebbe essere considerata come elettricità prodotta da fonti energetiche rinnovabili.

Ne deriva, secondo la Corte, che costituisce “energia da fonti rinnovabili” ogni energia idraulica, sia quella fornita da un flusso d’acqua naturale sia quella fornita da un flusso d’acqua artificiale, con l’unica eccezione dell’elettricità prodotta in centrali di pompaggio che utilizzano acqua precedentemente pompata a monte.
La Corte ha inoltre aggiunto che escludere dalla nozione di energia idraulica da fonti rinnovabili tutta l’elettricità proveniente da energia idraulica fornita da corsi d’acqua artificiali - e ciò solo perché si tratta di corsi d’acqua di tale natura - sarebbe non solo contrario alla volontà del legislatore dell’Unione, ma anche alla realizzazione degli obiettivi assegnati agli Stati membri per ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Ed infatti la sola circostanza che l’elettricità provenga da energia idraulica fornita da un flusso d’acqua artificiale non implica un’assenza di contributo alla realizzazione dei medesimi obiettivi.
Per evitare rischi di abuso occorre peraltro che l’attività, esercitata a monte, che è all’origine del flusso d’acqua artificiale, non abbia come unico obiettivo di creare detto flusso d’acqua perché venga sfruttato a valle per la produzione di elettricità.

CONCLUSIONI - Sulla base di tali considerazioni la Corte ha dichiarato che la nozione di “energia da fonti rinnovabili”, di cui all’articolo 2, comma 2, lettera a), della Direttiva 2009/28/CE deve essere interpretata nel senso che essa include l’energia prodotta da una piccola centrale idroelettrica, diversa da una centrale di pompaggio ad accumulazione o da una centrale di pompaggio-turbinaggio, situata presso il punto di scarico delle acque reflue industriali di un altro impianto, il quale ha prelevato precedentemente l’acqua per sue proprie finalità.



[1] DIRETTIVA 2009/28/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 23 aprile 2009 sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE.

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