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Ultimo aggiornamento
06/03/2017

Fornitura di servizi portuali: requisiti minimi e procedura di selezione dei fornitori

Il Regolamento (UE) n. 2017/352 prevede nuove facoltà per gli enti gestori dei porti e i requisiti minimi dei prestatori di servizi per l'affidamento dei servizi portuali nell'ambito della rete transeuropea di trasporto istituita dal Regolamento (UE) n. 1315/2013.
A cura di:
  • Angela Perazzolo

Il Regolamento (UE) 2017/352 del 15/02/2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea n. L 57 del 03/03/2017, istituisce un quadro normativo per la fornitura di servizi nei porti marittimi della rete transeuropea di trasporto istituita dal Regolamento (UE) n. 1315/2013 [1], con l’obiettivo, tra l’altro, di migliorare la qualità dei servizi forniti agli utenti - senza peraltro introdurre ostacoli al mercato - e di assicurare una gestione dei porti efficiente, sicura e corretta sul piano ambientale.
Tale quadro normativo lascia peraltro impregiudicate le Direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE, attuate in Italia dal D. Leg.vo 50/2016 (Codice dei contratti pubblici) che, al Capo I del Titolo VI (articoli da 114 a 141), prevede la normativa da applicare agli appalti nei settori speciali tra i quali rientrano le attività relative allo sfruttamento di un’area geografica per la messa a disposizione di aeroporti, porti marittimi o interni e di altri terminali di trasporto ai vettori aerei, marittimi e fluviali.

AMBITO DI APPLICAZIONE - Il Regolamento si applica alla fornitura delle categorie di servizi portuali, sia all’interno dell’area portuale, sia sulle vie navigabili di accesso al porto, di seguito elencate [2]:
a) rifornimento di carburante;
b) movimentazione merci;
c) ormeggio;
d) servizi passeggeri;
e) raccolta dei rifiuti prodotti dalle navi e dei residui del carico;
f) pilotaggio;
g) servizi di rimorchio.
L’articolo 10 del Regolamento prevede che il Capo II (fornitura dei servizi portuali) e l’articolo 21 (che prevede misure transitorie per l’applicazione del Regolamento) non si applicano alla movimentazione merci, ai servizi passeggeri o al pilotaggio a meno che gli Stati membri non decidano altrimenti, informandone la Commissione europea.

CONDIZIONI DI ACCESSO AL MERCATO - L’accesso al mercato per la fornitura dei suddetti servizi può essere soggetto alle condizioni stabilite dal Regolamento riferite in particolare ai requisiti minimi, alle limitazioni al numero dei prestatori, agli obblighi di servizio pubblico, alle restrizioni applicabili agli operatori interni (articolo 3, Regolamento 2017/352). Se peraltro risulti che, ai sensi della Direttiva 2014/25/UE sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali, l’attività di un settore o sottosettore portuale sia direttamente esposta alla concorrenza in mercati liberamente accessibili, questo, come non è soggetto alle norme della citata Direttiva, non dovrebbe essere soggetto neanche alle norme in materia di restrizioni all’accesso al mercato previste dal Regolamento (considerando 25, Regolamento 2017/352).

CONTENUTI E PROCEDURE - Al fine di assicurare il trattamento trasparente, obiettivo, non discriminatorio e proporzionato dei prestatori dei servizi portuali, il Regolamento prevede, all’articolo 5, la procedura per garantire la conformità dei requisiti minimi e, all’articolo 6, la procedura da adottare qualora l’ente di gestione del porto o l’autorità competente decida, per le ragioni ivi espressamente elencate, di limitare il numero di prestatori di servizi portuali.
E’ prevista la facoltà per il gestore o l’autorità competente di imporre ai prestatori obblighi di servizio pubblico (articolo 7, Regolamento 2017/352) e la possibilità di prestare un servizio portuale in proprio o di farlo attraverso un organismo giuridicamente distinto sul quale eserciti un livello di controllo analogo a quello che ha sulla propria struttura interna [3].
Sono inoltre contenute disposizioni specifiche sul mantenimento dei diritti dei lavoratori e di formazione del personale, sulla trasparenza delle relazioni finanziarie, sulla tariffazione, sui diritti per i servizi portuali e diritti d’uso dell’infrastruttura portuale. Questi ultimi possono essere differenziati al fine, tra l’altro, di promuovere una maggiore efficienza ambientale, energetica o di emissioni di carbonio delle operazioni di trasporto.

MISURE TRANSITORIE E DECORRENZA - Il Regolamento si applica a decorrere dal 24/03/2019. Lo stesso non si applica ai contratti di servizio portuale limitati nel tempo conclusi anteriormente al 15/02/2017, mentre per i contratti conclusi anteriormente al 15/02/2017 non limitati nel tempo, o che hanno effetti equivalenti, è previsto che debbano essere modificati per essere allineati al Regolamento entro il 01/07/2025.



[1] I porti marittimi italiani rientranti nell’allegato II del Regolamento (UE) n. 1315/2013 sono i seguenti: Ancona, Augusta, Bari, Brindisi, Cagliari, Carloforte, Chioggia, Civitavecchia, Fiumicino, Gaeta, Gela, Genova, Gioia Tauro, Golfo Aranci, La Maddalena, La Spezia, Livorno, Marina di Carrara, Messina, Milazzo, Monfalcone, Napoli, Olbia, Palau, Palermo, Piombino, Porto Levante, Porto Torres, Portoferraio, Portovesme, Ravenna, Reggio Calabria, Salerno, Savona - Vado, Siracusa, Taranto, Trapani, Trieste, Venezia. Gli Stati membri possono applicare il Regolamento ad altri porti marittimi e, nel caso, comunicano la loro decisione alla Commissione.

[2] L’articolo 11, paragrafo 2, in materia di trasparenza delle relazioni finanziarie si applica anche al dragaggio. Per “dragaggio” si intende la rimozione di sabbia, sedimenti o altre sostanze dal fondo delle vie navigabili di accesso al porto o all’interno dell’area portuale che rientra nella competenza dell’ente di gestione del porto, compreso lo smaltimento dei materiali rimossi, per consentire alle navi di entrare nel porto; esso comprende sia la rimozione iniziale sia il dragaggio di manutenzione effettuato al fine di mantenere navigabili tali vie di accesso, pur non costituendo un servizio portuale offerto agli utenti.

[3] Si considera che l’ente di gestione del porto, o l’autorità competente, esercita su un organismo giuridicamente distinto un livello di controllo analogo a quello che ha effettuato sulla propria struttura interna soltanto se ha un’influenza decisiva sia sugli obiettivi strategici sia sulle decisioni significative dell’organismo interessato (articolo 8, paragrafo 2, Regolamento UE 2017/352).

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