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Ultimo aggiornamento
22/01/2017

Albo progettisti interventi di adeguamento impianti di trattamento acque reflue urbane

Alla luce delle disposizioni introdotte dal D.L. 243/2016, questa pagina informativa tratta: la normativa in tema di trattamento delle acque reflue urbane, il ritardo infrastrutturale italiano e le conseguenti procedure di infrazione europee e le norme introdotte per un rapido adeguamento alla normativa, con particolare riguardo alla istituzione di un albo unico dei progettisti per gli interventi inferiori a 1.000.000 di Euro.
A cura di:
  • Redazione Legislazione Tecnica

PREMESSA, LA NORMATIVA IN TEMA DI TRATTAMENTO DELLE ACQUE REFLUE URBANE - La normativa di riferimento in materia di trattamento delle acque reflue urbane è costituita dalla Direttiva 91/271/CEE, recepita dal D. Leg.vo 152/2006, la quale prevede che tutti gli agglomerati abitativi con carico generato maggiore di 2.000 abitanti equivalenti (l’art. 74, comma 1, lettera a), del D. Leg.vo 152/2006 definisce “abitante equivalente”, abbreviato a.e., “il carico organico biodegradabile avente una richiesta biochimica di ossigeno a 5 giorni (BOD5) pari a 60 grammi di ossigeno al giorno”) devono essere forniti di adeguati sistemi di reti fognarie e trattamento delle acque reflue.
Il tutto, secondo precise scadenze temporali, ormai da tempo oltrepassate, in funzione del numero degli abitanti equivalenti e dell’area di scarico delle acque (area normale o area sensibile, individuata secondo i criteri dell’allegato 6 alla parte III del D. Leg.vo 152/2006).

RITARDO INFRASTRUTTURALE ITALIANO E PROCEDURE DI INFRAZIONE EUROPEE - Sotto questo aspetto l’Italia registra un ritardo infrastrutturale grave, con numerosi comuni che sono infatti sprovvisti di adeguate reti fognarie e di impianti per il trattamento dei reflui, tanto che le inadempienze dell’Italia nell’attuazione della Direttiva 91/271/CEE hanno condotto le Autorità europee ad avviare procedure di infrazione:

  • procedura d’infrazione 2004/2034 (Causa C 565/10) relativa agli agglomerati maggiori di 10.000 abitanti equivalenti che scaricano in aree “sensibili”. L’inadempienza dello Stato italiano è relativa agli obblighi di predisposizione dei sistemi di raccolta (Direttiva 91/271/CEE, art. 3) e dei sistemi di trattamento (artt. 4 e 10). La Sentenza della Corte di Giustizia UE 19/12/2012 ha accertato la violazione da parte dello Stato Italiano per 110 agglomerati;
  • procedura d’infrazione 2009/2034 (Causa C-85/13) relativa allo stato di attuazione per gli agglomerati maggiori di 2.000 abitanti equivalenti. Anche qui l’inadempienza dello Stato italiano è relativa agli obblighi di predisposizione dei sistemi di raccolta (Direttiva. 91/271/CEE, art. 3) e dei sistemi di trattamento (artt. 4 e 10). La Sentenza della Corte di Giustizia UE 10/04/2014 ha accertato la violazione da parte dello Stato Italiano per 41 agglomerati.

Con riferimento ad ulteriori agglomerati urbani (tra cui Roma, Firenze, Napoli, Bari e Pisa) risultanti, sulla base dei dati in suo possesso, non conformi alla Direttiva 91/271CEE, la Commissione Europea, il 31/03/2014, ha aperto una nuova procedura di infrazione (2014/2059).

LE NORME INTRODOTTE PER UN RAPIDO ADEGUAMENTO ALLA NORMATIVA - Per tentare di garantire un rapido adeguamento alla normativa ed alle sentenze di condanna europee - evitando l’aggravamento delle procedure di infrazione in essere ma soprattutto predisponendo i necessari ed indifferibili interventi sui sistemi di collettamento, fognatura e depurazione delle acque reflue - l’art. 7 del D.L. 133/2014 (c.d. “Sblocca Italia”, convertito in legge dalla L. 164/2014) ha introdotto disposizioni consistenti essenzialmente nello stanziamento di fondi, nella nomina di commissari straordinari e nella disciplina, in capo a questi ultimi, di poteri di impulso e coordinamento degli interventi.
Le norme in questione sono state in seguito riviste ed ampliate dall’art. 22, comma 8, del D.L. 113/2016 (convertito in legge dalla L. 160/2016), che ha introdotto nuovi commi 7-bis e 7-ter all’art. 7 del citato D.L. 133/2014.
Da ultimo, il D.L. 243/2016 (convertito in legge, con modificazioni, dalla L. 18/2017), ha dettato all’art. 2 nuove importanti disposizioni finalizzate a garantire un rapido adeguamento alle sentenze di condanna della Corte di Giustizia UE sopra indicate. Tale fine viene perseguito affidando i compiti di coordinamento e realizzazione dei citati interventi ad un unico commissario straordinario del Governo, in sostituzione dei precedenti commissari nominati con l’art. 7 del D.L. 133/2014. L’articolo in esame provvede quindi a disciplinare le funzioni e le prerogative del nuovo Commissario unico (a cui viene affiancata una segreteria tecnica composta da non più di 6 membri), nonché il trasferimento delle funzioni dai commissari in carica al nuovo commissario unico. Tra i compiti attribuiti al commissario unico è fatta rientrare anche la gestione degli impianti fino a quando l'agglomerato urbano corrispondente non sia reso conforme a quanto stabilito dalla Corte di giustizia dell'UE e comunque per un periodo non superiore a 2 anni dal collaudo definitivo delle opere.
Il Commissario unico si avvale, sulla base di apposite convenzioni, di società in house delle amministrazioni centrali dello Stato dotate di specifica competenza tecnica, dell’ISPRA e delle agenzie delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano per la protezione dell’ambiente, delle amministrazioni centrali e periferiche dello Stato e degli enti pubblici che operano nell’ambito delle aree di intervento.

AFFIDAMENTO DEGLI INCARICHI DI PROGETTAZIONE (ART. 2, COMMA 8, D.L. 243/2016) - Il comma 8 dell’art. 2 del D.L. 243/2016 affida al commissario unico il compito di provvedere alla definizione di un sistema di qualificazione dei prestatori di servizi di Ingegneria, finalizzato alla successiva predisposizione di un albo di soggetti ai quali affidare incarichi di progettazione, di importo inferiore a 1.000.000 di Euro, degli interventi di adeguamento dei sistemi di collettamento, fognatura e depurazione degli agglomerati urbani in oggetto. La stessa norma stabilisce che tale albo è sottoposto all’ANAC per la verifica della correttezza e trasparenza delle procedure di gara.

SEGRETERIA TECNICA DEL COMMISSARIO STRAORDINARIO - Come accennato si prevede l’istituzione di una Segreteria tecnica, di cui il Commissario unico può avvalersi per il triennio 2017-2019, i cui membri (non più di 6) sono nominati mediante decreto del Ministro dell’ambiente tra soggetti dotati di comprovata pluriennale esperienza tecnico-scientifica nel settore dell’ingegneria idraulica e del ciclo delle acque. Il decreto di nomina provvede anche a determinare l’indennità onnicomprensiva spettante a ciascun componente, nei limiti di una spesa complessiva annuale non superiore a 300.000 Euro.

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