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Ultimo aggiornamento
23/10/2016

Controlli antimafia in fattispecie al di sotto delle soglie minime legislative

Consiglio di Stato sentenza 20 luglio 2016, n. 3330. Possibile l’espletamento dei controlli antimafia ai fini della stipula di contratti di importo inferiore alle soglie minime prescritte dal Codice Antimafia.
A cura di:
  • Maria Francesca Mattei

Con la pronuncia del 20 luglio 2016, n. 3300, il Consiglio di Stato ha ritenuto legittima la condotta di una Pubblica Amministrazione che aveva richiesto un’informativa antimafia nei confronti di un’impresa che si era aggiudicata un finanziamento pubblico di importo inferiore alla soglia minima di 150.000 Euro oltre la quale l’art. 91, comma 1, del D. Leg.vo 159/2011 prescrive obbligatoriamente tale adempimento.

MOTIVI DELLA DECISIONE E FATTISPECIE - Tale posizione viene motivata dai giudici ponendo l’accento sulla finalità che la normativa in materia di prevenzione antimafia mira a perseguire, vale a dire la tutela della legalità e del rapporto fiduciario con l’Amministrazione, esigenza di carattere assolutamente primario.
Ne consegue che, nell’ottica di assicurare una tutela ampia ed effettiva a tali valori, è ben possibile estendere i controlli prefettizi, anche al di là delle ipotesi strettamente obbligatorie, nei casi in cui si ritiene comunque utile accertare se l’impresa meriti la “fiducia delle istituzioni” in fase di affidamento di un appalto o di concessione di un incentivo o di un contributo pubblico di importi circoscritti, in cui sono in ogni caso coinvolte risorse pubbliche anche se gli importi.
Obiettivo della normativa antimafia è, infatti, quello di “evitare radicalmente l'erogazione di risorse pubbliche a soggetti esposti ad infiltrazioni di tipo mafioso”, e, di certo, mal si concilierebbe con tale finalità non ammettere l’espletamento dei controlli al di sotto delle soglie minime indicate dal Codice Antimafia. In particolare, l’attuale disciplina contenuta negli artt. 91, comma 1, del D. Leg.vo 159/2011, prevede il richiamo alla soglia di rilevanza comunitaria pro tempore vigente per gli appalti, mentre la soglia di 150.000 euro in tema di contributi, finanziamenti ed altre erogazioni dello stesso tipo nonché per l’autorizzazione di subcontratti, cessioni o cottimi concernenti la realizzazione di lavori pubblici o la prestazione di servizi o forniture pubbliche. L’art. 83, comma 3, prevede, infine, che la documentazione antimafia non è comunque richiesta fino ad una soglia di 150.000 euro.
Partendo da tali considerazioni, il Consiglio di Stato ha ritenuto corretto nel caso di specie il comportamento della Prefettura che si era attivata su richiesta di una Pubblica Amministrazione, anche se l’importo del contratto non lo rendeva di per sé obbligatorio.

ANALOGHE FATTISPECIE IN TEMA DI APPALTI - Nel giungere a tale conclusione la pronuncia in commento si pone in linea con l’orientamento - formatosi con riguardo alla diversa fattispecie degli appalti di importo inferiore alla soglia di rilevanza comunitaria - secondo cui la scelta di un’amministrazione pubblica di avvalersi della possibilità di richiedere l’informativa sotto la soglia di rilevanza comunitaria non è preclusa dal dettato normativo, non essendovi un divieto di richiedere informazioni al di sotto della soglia indicata (in tal senso, cfr. Cons. Stato, V, n. 4533/2008; VI, n. 240/2008; III, n. 2798/2013).
Inoltre, proprio con riferimento ad un’ipotesi analoga a quella in questione (il rilascio di un contributo al di sotto della soglia di rilevanza), il Consiglio di Stato si era già espresso ritenendo che una richiesta di informazioni antimafia fatta alla Prefettura, anche se non obbligatoria, non poteva ritenersi certo illegittima, essendo ciò “coerente con la finalità dell’informativa interdittiva, in quanto volta ad evitare che l’Amministrazione possa avere rapporti contrattuali o anche erogare risorse pubbliche ad imprese, per le quali è stato accertato il rischio di condizionamento da parte della criminalità organizzata” (cfr. Cons. Stato, III, n. 3386/2014).

SIGNIFICATO DELLE CD. “SOGLIE DI VALORE” - La sentenza in commento aggiunge un’ulteriore considerazione interessante riferite alle cd. “soglie di valore”: esse non possono essere interpretate nel senso che al di sotto delle stesse “vi sarebbe una diminuzione dell’attenzione del legislatore nei confronti del pericolo di condizionamento delle imprese da parte di associazioni criminali, ostativo all’instaurazione di un rapporto con l’amministrazione”. Tale interpretazione, infatti, urterebbe contro la ratio della complessiva disciplina in materia e sovvertirebbe il principio che impone di assicurare, in sede interpretativa, effettività e concretezza alla tutela del bene protetto, soprattutto laddove, come avviene per le informazioni antimafia, questo assuma un ruolo assolutamente primario.
Da quanto sopra consegue che per i rapporti “sotto soglia”, le acquisizioni delle informazioni antimafia devono ritenersi legittime, sia quando si dia attuazione ad un protocollo di legalità, sia quando questo non sia stato concluso.

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