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Ultimo aggiornamento
01/09/2016

Limiti alla possibilità di commistione tra requisiti di partecipazione e criteri di aggiudicazione (C. Stato 1890/2016)

In tema di rapporti tra requisiti di selezione e criteri di aggiudicazione, è possibile riconoscere uno specifico maggior punteggio alle offerte presentate da concorrenti che hanno espletato servizi identici a quelli oggetto dell’appalto, in quanto tale aspetto rappresenta un indice dell’affidabilità del concorrente; ciò a condizione che venga presa in considerazione non l’astratta capacità e/o affidabilità del concorrente a prestare il servizio, bensì l’adeguatezza della rispettiva organizzazione a prestare il servizio per come proposto in offerta.
A cura di:
  • Maria Francesca Mattei

La pronuncia in commento affronta un tema particolarmente dibattuto in dottrina e giurisprudenza sotto la vigenza del D. Leg.vo 163/2006, in particolare con riferimento al rapporto tra requisiti di partecipazione e criteri di aggiudicazione si è andato formando un indirizzo giurisprudenziale piuttosto consolidato (cfr. in termini Consiglio di Stato n. 5105/2009, n. 837/2009, n. 4971/2008) secondo cui, in caso di aggiudicazione con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, la stazione appaltante, nell’individuare i punteggi da attribuire, non deve confondere i requisiti soggettivi di partecipazione alla gara con gli elementi di valutazione dell’offerta.

SEPARAZIONE TRA REQUISITI DI PARTECIPAZIONE E CRITERI DI VALUTAZIONE DELL’OFFERTA - Ciò in considerazione del fatto che in materia di appalti pubblici, le stazioni appaltanti non possono in linea di principio - in ossequio ai principi di massima concorrenzialità e di par condicio tra i concorrenti, che permeano la materia - introdurre tra i criteri di valutazione delle offerte elementi attinenti alla capacità tecnica dell’impresa. Nello stesso senso si è pronunciata, da ultimo, la sentenza in commento con specifico riguardo alle certificazioni di qualità aziendale.

LA GIURISPRUDENZA CHE PREVEDE ALCUNE MODESTE DEROGHE AL PRINCIPIO - Occorre, tuttavia, segnalare alcune pronunce che hanno espresso una timida apertura alla considerazione, in fase di valutazione delle offerte, di profili attinenti l’organizzazione e le capacità professionali del personale impiegato nell’esecuzione dell’appalto, tenuto conto anche della posizione permissiva delle nuove Direttive comunitarie in materia di appalti e concessioni.
Si ricordano, ad esempio, le pronunce del Consiglio di Stato n. 6002/2009 e n. 3716/2009 che, in relazione ad un appalto di servizi, hanno posto in evidenza la necessità di attenuare tale rigida separazione in forza del fatto che dall’esperienza maturata da una concorrente possono trarsi indici significativi della qualità delle prestazioni e dell’affidabilità dell’impresa, qualora tali aspetti non risultino preponderanti nella valutazione complessiva dell’offerta. Ne consegue come il principio di separazione tra requisiti soggettivi ed i criteri oggettivi di valutazione dell’offerta non risulterebbe eluso nella misura in cui “gli aspetti organizzativi non vengono considerati in quanto tali ma nella misura in cui garantiscono la prestazione del servizio secondo le modalità prospettate nell’offerta, cioè considerando l’assetto organizzativo-strutturale non in modo avulso, e quindi come dato relativo alla mera affidabilità soggettiva, ma come elemento incidente sulle modalità esecutive dello specifico servizio e, quindi, come parametro afferente alle caratteristiche oggettive dell’offerta”.
Analogamente, è stato ritenuto legittimo il riferimento tra i criteri di valutazione dell’offerta, anche al “valore qualitativo dell’impresa”, ritendendo che detto criterio avesse ad oggetto non già la valutazione delle “generiche capacità tecniche del concorrente, già verificate ai fini dell’ammissione alla gara sulla base di criteri diversi”, bensì “la specifica attitudine - anche sulla base di esperienze pregresse - a realizzare lo specifico progetto oggetto di gara e, quindi, per converso, la concreta fattibilità della proposta presentata dal concorrente medesimo” (cfr. Consiglio di Stato, n. 2770/2008).
In base a tale indirizzo meno restrittivo sarebbe quindi possibile anche riconoscere uno specifico maggior punteggio alle offerte presentate da concorrenti che hanno espletato servizi identici a quelli oggetto dell’appalto, in quanto tale aspetto rappresenta un indice dell’affidabilità del concorrente. Ciò, tuttavia, a condizione che venga presa in considerazione non l’astratta capacità e/o affidabilità del concorrente a prestare il servizio, bensì l’adeguatezza della rispettiva organizzazione a prestare il servizio per come proposto in offerta.
Ed è proprio in relazione a tale indirizzo meno restrittivo che la pronuncia in commento pone l’accento sulla necessità che, in ogni caso, il punteggio attribuibile alle offerte per elementi di carattere soggettivo non incida in maniera rilevante su quello complessivo.

LE APERTURE CONTENUTE NEL D. LEG.VO 50/2016 - Occorre, peraltro, considerare come il D. Leg.vo 50/2016 apra invece nuovi spazi alla possibilità di tenere conto in fase di aggiudicazione anche delle qualità soggettive dei concorrenti. In particolare, l’art. 95, comma 6, lettera e) consente di valutare, tra gli altri aspetti, anche “l'organizzazione, le qualifiche e l'esperienza del personale effettivamente utilizzato nell'appalto, qualora la qualità del personale incaricato possa avere un'influenza significativa sul livello dell'esecuzione dell'appalto”.

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