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Ultimo aggiornamento
23/07/2014

Indagini geotecniche, geognostiche e prove "in situ": le competenze di Geologi liberi professionisti e laboratori autorizzati

Quadro normativo di riferimento; Le censure della giustizia amministrativa; Intervento legislativo con il D.L. 83/2012; Posizione del consiglio superiore dei lavori pubblici.
A cura di:
  • Dino de Paolis
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QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO

Le Norme tecniche per le costruzioni di cui al D.M. 14/01/2008 prescrivono che le prove sui materiali da costruzione e le indagini e le prove geotecniche debbano essere effettuate e certificate dai laboratori di prova individuati ai sensi dell’art. 59 del D.P.R. 06/06/2001, n. 380 (Testo unico dell’edilizia), il quale a sua volta definisce quelli che possono essere considerati “laboratori ufficiali”, e cioè:

- i laboratori degli istituti universitari;

- il laboratorio di scienza delle costruzioni del centro studi ed esperienze dei servizi antincendi e di protezione civile;

- il laboratorio dell’Istituto sperimentale di R.F.I. S.p.A.;

- il Centro sperimentale Anas.

Accanto a detti laboratori ufficiali l’art. 59 del D.P.R. 380/2001 consente inoltre che siano individuati dal Ministero per le infrastrutture e i trasporti N1, altri laboratori autorizzati, la cui attività è espressamente definita come “servizio di pubblica utilità”.

Anche le Norme tecniche per le costruzioni (D.M. 17/01/2018) dispongono al punto 6.2.2 (analogamente al precedente D.M. 14/01/2008) che “Le prove di laboratorio, sulle terre e sulle rocce, devono essere eseguite e certificate dai laboratori di prova di cui all’art. 59 del DPR 6 giugno 2001, n. 380. I laboratori su indicati fanno parte dell’elenco depositato presso il Servizio Tecnico Centrale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici”.


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LE CENSURE DELLA GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA

La necessità di un ulteriore intervento legislativo si è palesata in conseguenza delle censure mosse dalla Giustizia amministrativa alle tre Circolari emanate in data 08/09/2010 dal Servizio tecnico centrale del Consiglio superiore di lavori pubblici, e riguardanti in particolare:

- le prove sui materiali da costruzione tradizionali (calcestruzzi, acciai, laterizi, leganti idraulici) e sul legno (legno massiccio, legno lamellare e pannelli a base di legno) - Circolare 7617/STC;

- le prove geotecniche su terreni e rocce - Circolare 7618/STC;

- le indagini geognostiche, ivi compreso il prelievo dei campioni e le prove sui terreni in sito - Circolare 7619/STC N2.

Infatti, la sentenza TAR Lazio 26/04/2012, n. 3757, ha annullato la Circolare 7618/STC, nella parte in cui la stessa richiedeva, per ricoprire la carica di direttore dei laboratori autorizzati, indifferentemente il possesso della laurea in geologia, ingegneria o architettura.

Allo stato attuale quindi la carica di direttore dei laboratori autorizzati ai sensi della Circolare n. 7618/STC può essere ricoperta esclusivamente da geologi e da ingegneri civili.

Inoltre, la sentenza TAR Lazio 26/04/2012, n. 3761, ha annullato l’intera Circolare n. 7619/STC, che era andata oltre il potere normativo ad essa attribuito dalle disposizioni legislative sottese.

Il motivo dell’annullamento è da ascrivere all’estensione, ritenuta dal TAR illegittima, dell’ambito di applicazione della Circolare, e della conseguente disciplina concessoria, anche alle “indagini geognostiche”.

Infatti, secondo i giudici del Tribunale amministrativo regionale, “mentre le indagini geotecniche sono studi geologici applicati, eseguiti tramite prove di laboratorio, a cui la disciplina delle Norme tecniche sulle costruzioni accosta anche le prove in situ con gli specifici macchinari ivi indicati, le indagini geognostiche indicano la più ampia attività di conoscenza geologica, che confluisce nella relazione geologica; anche tali indagini possono essere eseguite con prelievi di campioni, prospezioni del terreno, carotaggi”.

Tale estensione è stata ritenuta in contrasto con la normativa di riferimento sopra indicata, che fa invece esclusivo riferimento alle indagini geotecniche, nonché con la normativa che regola le competenze dei geologi liberi professionisti, tra le quali rientrano senza dubbio le indagini geognostiche, così come il prelievo di campioni e le prove in situ che possano anche essere operate senza particolari mezzi tecnici.



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INTERVENTO LEGISLATIVO CON IL D.L. 83/2012

In seguito a queste vicende, il Legislatore ha messo mano, attraverso l’art. 7 del D.L. 83/2012, comma 3, alle norme concernenti i laboratori autorizzati ai sensi dell’art. 59 del D.P.R. 380/2001.

La nuova norma ha espressamente eliminato dal novero delle attività effettuabili dai laboratori autorizzati le “indagini geotecniche in sito, compreso il prelievo dei campioni e le prove in sito” (era la lettera b) del comma 2 dell’art. 59 del D. P.R. 380/2001, presente nella versione originaria del decreto-legge).

Ne consegue che non sembra poter sussistere una riserva assoluta da parte dei laboratori (la modifica di fatto ha riportato la disposizione recata dal comma 2 dell’art. 59 a una formulazione analoga a quella vigente prima dell’emanazione del decreto-legge).

Discorso completamente diverso è invece quello di valutare se alcune specifiche tipologie di prove da svolgere in sito possano necessitare di strumentazione ed organizzazione particolare e tale da poter essere svolta esclusivamente dai laboratori autorizzati.



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POSIZIONE DEL CONSIGLIO SUPERIORE DEI LAVORI PUBBLICI

A seguito delle vicende sopra indicate il Consiglio superiore dei lavori pubblici ha inizialmente diramato un comunicato a mente del quale l’istituto:

- ribadiva la piena vigenza dell'autorizzazione ministeriale nei vari ambiti riguardanti le prove in situ e dei relativi certificati già emessi;

- rappresentava altresì l’opportunità che gli enti appaltanti, pubblici e privati, continuassero a richiedere il possesso della predetta autorizzazione ai laboratori incaricati di eseguire e certificare il prelievo dei campioni da inviare in laboratorio e quelle prove in situ per le quali è richiesta l’autorizzazione.

Proseguiva la nota del CSLP: “al fine di stabilire criteri aggiornati ed efficaci per lo svolgimento dell’attività autorizzativa, nonché per stabilire con chiarezza quali siano, oltre al prelievo dei campioni, le prove in situ per le quali è richiesta l’autorizzazione, il Servizio Tecnico Centrale intende predisporre una nuova apposita Circolare, recante i criteri per il rilascio dell’autorizzazione alla certificazione delle attività di laboratorio come sopra definite”. N3

In seguito, il Consiglio superiore dei lavori pubblici, tramite un successivo comunicato pubblicato sul proprio sito, ha aderito alla tesi secondo la quale le autorizzazioni per le indagini e prove in situ, rilasciate secondo i criteri della Circolare n. 7619/2010, non sono più da considerare cogenti, superando così le precedenti interpretazioni in senso contrario espresse dalla medesima Amministrazione.

In questo modo il CSLP, pur “ribadendo con forza la convinzione di questa Amministrazione che il prelievo in qualità dei campioni di terreno nonché l’esecuzione in qualità delle prove in sito abbiano un ruolo imprescindibile nelle fasi di progettazione esecuzione e controllo di opere ed interventi sul territorio”, prende definitivamente atto delle conseguenze della Sentenza del TAR Lazio 3761/2012, che aveva annullato la citata Circolare 7619/2010 a motivo dell’estensione, ritenuta dal TAR illegittima, dell’ambito di applicazione della Circolare, e della conseguente disciplina concessoria, anche alle “indagini geognostiche”.

Infatti, secondo i giudici del TAR, “mentre le indagini geotecniche sono studi geologici applicati, eseguiti tramite prove di laboratorio, a cui la disciplina delle Norme tecniche sulle costruzioni accosta anche le prove in situ con gli specifici macchinari ivi indicati, le indagini geognostiche indicano la più ampia attività di conoscenza geologica, che confluisce nella relazione geologica; anche tali indagini possono essere eseguite con prelievi di campioni, prospezioni del terreno, carotaggi”.



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