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Ultimo aggiornamento
12/06/2017

Esclusione accatastamento ripetitori telefonia e stazioni radio base (art. 12, D. Leg.vo 33/2016 - Circ. 18/E/2017)

Il D. Leg.vo 33/2016 dispone che gli elementi di reti di comunicazione elettronica ad alta velocità e le altre infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione, nonché le opere di infrastrutturazione per le reti di comunicazione a banda ultralarga, non rilevano ai fini della determinazione della rendita catastale. Disciplina e chiarimenti aggiornati dopo la Circolare Agenzia entrate 08/06/2017, n. 18/E.
A cura di:
  • Alfonso Mancini

Il D. Leg.vo 15/02/2016, n. 33 - con il comma 2 dell’art. 12 - ha risolto in via legislativa la questione, in passato molto dibattuta nella prassi e nella giurisprudenza, relativa all’accatastamento delle stazioni radio base per la telefonia mobile, e più in generale delle infrastrutture di telecomunicazione.
Detto comma ha infatti modificato l’art. 86, comma 3, del Codice delle comunicazioni elettroniche di cui al D. Leg.vo 01/08/2003, n. 259, inserendo un nuovo periodo che dispone “Gli elementi di reti di comunicazione elettronica ad alta velocità e le altre infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione, di cui agli articoli 87 e 88, nonché le opere di infrastrutturazione per la realizzazione delle reti di comunicazione elettronica ad alta velocità in fibra ottica in grado di fornire servizi di accesso a banda ultralarga, effettuate anche all'interno di edifici, da chiunque posseduti, non costituiscono unità immobiliari ai sensi dell'articolo 2 del decreto del Ministro delle finanze 2 gennaio 1998, n. 28, e non rilevano ai fini della determinazione della rendita catastale”.
Si tratta dunque delle installazioni di cui agli artt. 87 e 88 del medesimo D. Leg.vo 259/2003, quali torri, tralicci, impianti radio-trasmittenti, ripetitori di servizi di comunicazione elettronica, stazioni radio base per reti di comunicazioni elettroniche mobili GSM/UMTS, ecc.
In seguito, importanti indicazioni interpretative sono state fornite con la Circolare dell'Agenzia entrate 08/06/2017, n. 18/E, che ha analizzato gli aspetti relativi alla decorrenza ed eventuale retroattività della disciplina in oggetto, alla corretta identificazione delle unità immobiliari interessate dalle nuove disposizioni ed alle modalità operative per le eventuali operazioni da compiere sugli archivi catastali.
Si riportano di seguito alcune indicazioni aggiornate in base alla suddetta circolare. Per maggiori dettagli sulle importanti novità introdotte dal D. Leg.vo 33/2016 si rinvia invece all’articolo “Le norme per l’infrastrutturazione digitale degli edifici e il marchio “Edificio predisposto alla banda larga”.

VALENZA E DECORRENZA DELLA NORMA - La Circolare 18/E/2017 ha chiarito che le disposizioni introdotte dall'art. 12, comma 2, del D. Leg.vo 33/2016 - attesa la natura ed il tenore della novella normativa nonché l’assenza di qualsivoglia indicazione circa la valenza interpretativa della stessa - rappresentano una innovazione rispetto alla previgente disciplina, e pertanto non assumono valore retroattivo e si applicano solo a decorrere dal 01/07/2016 (come previsto dall'art. 15, comma 1, del medesimo D. Leg.vo 33/2016).

IDENTIFICAZIONE DEGLI IMMOBILI OGGETTO DELLA NORMA - La Circolare 18/E/2017 - dopo aver descritto sotto il profilo tipologico-costruttivo le principali configurazioni delle infrastrutture in argomento - ha chiarito che l'art. 12, comma 2, del D. Leg.vo 33/2016 trova applicazione per la generalità delle opere infrastrutturali strettamente funzionali alle reti pubbliche di comunicazione, tra le quali rientrano anche gli eventuali locali tecnici destinati ad ospitare, attraverso una stabile connessione alla struttura, gli apparati elettronici necessari al funzionamento dell’impianto. Viceversa, restano esclusi dall’ambito applicativo della disposizione in esame quei beni immobili suscettibili di una destinazione d’uso, anche solo prevalente, non strettamente funzionale alle reti di comunicazione, quali uffici, alloggi, autorimesse, magazzini, ecc. Pertanto per tali fabbricati o porzioni di fabbricati resta fermo l’obbligo di dichiarazione in catasto.

ISCRIZIONE FACOLTATIVA IN CATASTO E NUOVA VERSIONE DOCFA - La Circolare 18/E/2017 ha chiarito che - dal momento che l’istituto catastale assolve a funzioni, oltre che di natura fiscale, anche di natura civilistica (identificazione dei beni immobili per il trasferimento o la costituzione di diritti reali) ed inventariale a supporto della gestione del territorio - non va esclusa la possibilità che gli immobili in questione possano comunque formare oggetto di iscrizione in catasto, ancorché senza attribuzione di rendita catastale. A questo scopo è stato integrato il quadro di qualificazione vigente con una nuova categoria catastale, denominata "F/7 - Infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione", nella quale possono essere pertanto censite, senza attribuzione di rendita catastale ma con descrizione dei caratteri specifici e della destinazione d’uso, le infrastrutture in argomento, oggetto di dichiarazione in catasto. Ciò nel precipuo interesse dell’intestatario del bene, dal momento che l’attribuzione della categoria F/7 rappresenta anche un elemento di chiarezza ai fini degli adempimenti tributari, ad esempio con riguardo agli adempimenti in materia di versamento dei tributi locali (IMU-TASI).
La Circolare fornisce indicazioni operative per le operazioni di iscrizione o variazione in catasto degli immobili in questione, chiarendo che è stata a tal proposito resa disponibile una nuova versione del software DOCFA, che consente le dichiarazioni in catasto con l'utilizzo della nuova categoria F/7.

LA PRECEDENTE PRASSI DELL’AGENZIA DEL TERRITORIO - L’Agenzia del Territorio (poi come noto confluita nell’Agenzia delle Entrate) aveva in passato dedicato al tema la Circolare 16/05/2006, n. 4/T, dove al punto 3.1.3 intitolato “Ripetitori e impianti similari” (ora conseguentemente superato) veniva fatta una distinzione tra installazioni allocate su costruzioni già esistenti ovvero su aree di terreno all'uopo destinate.
Nel primo caso l’Agenzia affermava che “(…) qualora le apparecchiature elettroniche siano custodite nell'ambito di locali già esistenti, censiti ovvero censibili (anche come parti comuni dell'edificio), e non venga individuata una specifica area all'uopo destinata, i manufatti non necessitano di essere dichiarati in catasto; diversamente, laddove vengano individuati aree e locali (preesistenti o di nuova costruzione), destinati proprio ad ospitare le suddette apparecchiature, i manufatti in esame devono essere dichiarati in forma autonoma ovvero come variazione della preesistente unità immobiliare o parte comune dell'edificio.”.
Nel secondo caso invece - in genere relativo ad un'area di terreno, di solito recintata, all'interno della quale è installato su platea di calcestruzzo un traliccio cui sono fissate le antenne - le apparecchiature elettroniche a corredo sono di norma ubicate in manufatti di dimensioni diverse in pianta ed altezza, e pertanto qualora sussista un'ordinaria autonoma suscettibilità reddituale, secondo la menzionata Circolare 4/T/2006 scatta l'obbligo dell'accatastamento, come previsto dagli artt. 2 e 3 del D.M. 02/01/1998, n. 28 (Regolamento recante norme in tema di costituzione del catasto dei fabbricati e modalità di produzione ed adeguamento della nuova cartografia catastale) [1].
In linea generale i manufatti in questione sono stati prevalentemente accatastati nel gruppo catastale “D” (Immobili a destinazione speciale), e segnatamente nelle categorie D/1 oppure D/8.

IL D.L. 133/2014 E L’ASSIMILAZIONE ALLE OPERE DI URBANIZZAZIONE - Peraltro già il D.L. “sblocca Italia” 12/09/2014, n. 133 (convertito in legge dalla L. 11/11/2014, n. 164), aveva modificato l’art. 86, comma 3, del Codice delle comunicazioni di cui al D. Leg.vo 01/08/2003, n. 259, chiarendo che non solo le infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione (di cui agli artt. 87 e 88, si veda in precedenza), ma anche le opere di infrastrutturazione per la realizzazione delle reti di comunicazione elettronica ad alta velocità in fibra ottica in grado di fornire servizi di accesso a banda ultralarga, effettuate anche all’interno degli edifici, sono assimilate ad ogni effetto alle opere di urbanizzazione primaria di cui all'art. 16, comma 7, del Testo unico dell’edilizia di cui al D.P.R. 06/06/2001, n. 380, pur restando di proprietà dei rispettivi operatori.
In altri termini, le installazioni in questione rappresentano dal punto di vista urbanistico opere di urbanizzazione, e sono dunque soggette ad un regime autorizzativo particolare, ma tuttavia ciò non comporta alcuna modificazione in termini di regime privatistico sulla proprietà dei manufatti in questione. Pertanto l’innovazione introdotta dal D.L. 133/2014 nulla aveva cambiato in termini di obbligo di accatastamento degli edifici in questione.

 

 



[1] Si rammenta che detti articoli stabiliscono in sintesi che sono considerate unità immobiliari le costruzioni ovvero porzioni di esse ancorate o fisse al suolo, di qualunque materiale costituite, purché presentino potenzialità di autonomia funzionale e reddituale.

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