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Ultimo aggiornamento
17/02/2016

Occupazione illegittima ed acquisizione sanante (C. Stato A.P. 2/2016)

La sentenza 09/02/2016, n. 2, del Consiglio di Stato in Adunanza Plenaria esamina diversi aspetti relativi all’applicazione dell’art. 42-bis del D.P.R. n. 327/2001. Il pronunciamento è utile strumento per funzionari ed operatori della P.A., per comprendere come affrontare i temi dell’occupazione illegittima e dell’acquisizione sanante.
A cura di:
  • Marco Morelli

Con l’interessantissima sentenza 09/02/2016, n. 2, l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato ha preso posizione sui diversi temi relativi alle problematiche delle occupazioni illegittime della P.A. ed al rimedio previsto dall’art. 42-bis D.P.R. n. 327/2001 (Testo Unico delle espropriazioni per pubblica utilità, nel seguito anche “TUE”).
La sentenza segue un filone di autorevolissimi interventi giurisprudenziali (cfr. Corte Cost. 30/04/2015, n. 71; Cassazione SS.UU. 19/01/2015, n. 735 e 29/10/2015, n. 22096; Cons. Stato, Sez. IV, 19/10/2015, n. 4777, 21/09/2015, n. 4403, 26/08/2015, n. 3988, 27/04/2015, n. 2126, 03/07/2014, n. 3346) sul tema delle occupazioni illegittime, e costituisce un ulteriore, significativo, monito alle P.A. di chiudere, definitivamente, col passato e superare le patologie procedurali che hanno portato, in innumerevoli casi, alla illecita compressione dei diritti dominicali dei proprietari.
Vero nervo scoperto per molte amministrazioni italiane, le occupazioni illegittime continuano infatti a costituire una problematica troppo spesso sottovalutata ma che, quando arriva (e prima o poi arriva) sulle scrivanie di funzionari, dirigenti ed amministratori, rischia di far davvero male.
Ecco, allora, che occorre, per l’operatore di settore, premunirsi di giusti rimedi preventivi che possano evitare spiacevoli sorprese ed inutili, successivi, patemi d’animo. Anzitutto occorre aver chiaro di cosa si sta trattando per poter, successivamente, porre rimedio con sufficiente cognizione di causa e di conseguenze.
In tale ottica il pronunciamento dell’Adunanza Plenaria in commento è, di sicuro, utile strumento per comprendere come comportarsi dinanzi a tali questioni e come affrontarle.

QUADRO DI MASSIMA DELLE OCCUPAZIONI ILLEGITTIME - In premessa, il massimo organo della Giustizia amministrativa, riconosce come, in via generale, quale che sia la sua forma di manifestazione, la condotta illecita di una P.A. che incida sul diritto di proprietà non può comportare, per tale fatto, l’acquisizione del fondo e configura un illecito permanente ex art. 2043 del Codice civile, con la conseguenza che decorre il termine prescrizionale di cinque anni per la proposizione della domanda di risarcimento del danno da mancato utilizzo, salve le altre richieste indennitarie e risarcitorie per il danno patrimoniale e non.
I Giudici di Palazzo Spada ricordano, a tal uopo, che l’occupazione illegittima cessa in conseguenza della restituzione del fondo, per il raggiungimento di un accordo transattivo tra le parti, per rinunzia abdicativa, per compiuta usucapione (quest’ultima entro ristrettissimi e stringenti limiti operativi tracciati dal Consiglio di Stato in altri precedenti pronunciamenti), per adozione di un provvedimento coattivo ex art. 42-bis del TU espropri.

NATURA E DISCIPLINA DELL’ACQUISIZIONE SANANTE - Tracciato il quadro, di massima, sulle occupazioni illegittime, la sentenza in commento passa all’analisi della disciplina di cui all’art. 42-bis soffermandosi sulla sua natura giuridica, sul procedimento e sulle conseguenze dell’adozione del relativo provvedimento acquisitivo.
La decisione si pone in linea di continuità con il menzionato pronunciamento n. 71 del 30/04/2015 col quale la Corte Costituzionale ha riconosciuto la legittimità, rispetto alla Carta, delle previsioni normative di cui all’art. 42-bis.
In particolare, prendendo espressa posizione sulla natura giuridica dell’atto acquisitivo, l’Adunanza Plenaria ha confermato che lo strumento acquisitivo contemplato dall’42-bis non è una sanatoria ma un procedimento ablatorio da ritenersi “sui generis, caratterizzato da una precisa base legale, semplificato nella struttura (unico actu perficitur), complesso negli effetti che sono sempre e comunque ex nunc.
Importante sottolineatura - a buon intenditor poche parole - è relativa al richiamo, contenuto in sentenza, al necessario coinvolgimento della Corte dei Conti sul tema dell’acquisizione ex art. 42-bis; il Giudice contabile, infatti, va necessariamente coinvolto indipendentemente, sostiene la Plenaria, “dagli eventuali profili soggettivi di responsabilità da accertarsi nelle competenti sedi”. L’inciso è una forte presa di posizione sul tema delle responsabilità erariali e contabili susseguenti alle problematiche delle occupazioni illegittime degli enti pubblici, troppo spesso sottovalutate.
Alcuni passi della sentenza in commento ricordano, inevitabilmente, quanto già indicato dalla sopra segnalata sentenza della Consulta; al riguardo, significativo il richiamo agli obblighi di partecipazione al procedimento ablativo di cui all’art. 42-bis, al rispetto di una motivazione idonea, congrua seria, che sorregga l’atto acquisitivo, nonché alla specificazione dell’assenza di ragionevoli alternative al provvedimento coattivo in parola.

ESECUZIONE DEL GIUDICATO E POTERI DEL COMMISSARIO AD ACTA - Di rilievo, da ultimo, il passo della sentenza della Plenaria nel quale ci si sofferma sullo specifico tema della esecuzione di un giudicato riguardante sentenze sulle occupazioni illegittime dalle P.A.; al riguardo, sostiene che il Commissario ad acta, giudizialmente nominato per l’esecuzione del giudicato, possa emanare il provvedimento di acquisizione coattiva di cui all’art. 42-bis TUE qualora tale adempimento sia stato previsto dal giudicato de quo agitur, e se nominato dal Giudice amministrativo nell’ambito di un giudizio sul silenzio-inadempimento della P.A. attivato laddove la stessa non si sia pronunciata sull’istanza dell’interessato all’adozione di tale atto.

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