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Ultimo aggiornamento
12/11/2015

Casa mobile: se ha destinazione abitativa occorre il titolo edilizio

La Corte di Cassazione Penale si pronuncia sulla disciplina urbanistica in materia di case mobili. Se i manufatti hanno destinazione abitativa occorre il permesso di costruire.
A cura di:
  • Anna Petricca

Si configura il reato di costruzione edilizia abusiva in ogni ipotesi di installazione su un terreno, senza permesso di costruire, di strutture mobili quali camper, roulotte e case mobili, sia pure montate su ruote e non incorporate al suolo, aventi una destinazione duratura al soddisfacimento di esigenze abitative. A stabilirlo la Corte di Cassazione Penale con la sentenza del 13/10/2015, n. 4267.

L’articolo 10, lett. a) del D.P.R. 380/01 individuava, nella sua originaria formulazione, tra gli interventi edilizi soggetti a permesso di costruire, gli interventi di nuova costruzione, la cui descrizione è fornita dall’art. 3 dello stesso T.U., ove viene tra l’altro specificato che sono comunque da considerarsi come interventi di nuova costruzione, tra l’altro, anche “l’installazione di manufatti leggeri, anche prefabbricati, e di strutture di qualsiasi genere, quali roulottes, campers, case mobili, imbarcazioni, che siano utilizzati come abitazioni, ambienti di lavoro, oppure come depositi, magazzini e simili e che non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee”. Con l’art. 41, comma 4, del D.L. 21/06/2013, n. 69, al testo suddetto è stata aggiunta la frase “ancorché siano installati, con temporaneo ancoraggio al suolo, all’interno di strutture ricettive all’aperto, in conformità alla normativa regionale di settore, per la sosta ed il soggiorno di turisti”. Successivamente, con l’art. 10-ter, comma 1, del D.L. 28/03/2014, n. 47, la parola “ancorché” è stata sostituita con le parole “e salvo che”. Infine, la Corte Costituzionale, con sentenza n. 189 del 24/07/2015, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 41, comma 4, del D.L. 21/06/2013, n. 69. La Corte ha infatti rilevato che la norma individua “(…) specifiche tipologie di interventi edilizi, realizzati nell’ambito delle strutture turistico-ricettive all’aperto, molto peculiari, che peraltro contraddicono i criteri generali (della trasformazione permanente del territorio e della precarietà strutturale e funzionale degli interventi) forniti, dallo stesso legislatore statale, ai fini dell’identificazione della necessità o meno del titolo abilitativo. In tal modo, la norma impugnata sottrae al legislatore regionale ogni spazio di intervento, determinando la compressione della sua competenza concorrente in materia di governo del territorio, nonché la lesione della competenza residuale del medesimo in materia di turismo, strettamente connessa, nel caso di specie, alla prima”.
L’art. 3, comma 1, lett. e) del D.P.R. 380/01 si riferisce dunque, attualmente, alla “installazione di manufatti leggeri, anche prefabbricati, e di strutture di qualsiasi genere, quali roulottes, campers, case mobili, imbarcazioni, che siano utilizzati come abitazioni, ambienti di lavoro, oppure come depositi, magazzini e simili e che non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee e salvo che siano installati, con temporaneo ancoraggio al suolo, all’interno di strutture ricettive all’aperto, in conformità alla normativa regionale di settore, per la sosta ed il soggiorno di turisti”.
Si è successivamente avuto modo di precisare che, ai fini della individuazione della nozione di costruzione urbanistica, non è determinante l’incorporazione nel suolo indispensabile per identificare, a norma dell’art. 812 Cod. civ., il bene immobile, essendo sufficiente la destinazione del bene ad essere utilizzato come bene immobile, con la conseguenza che l’elencazione contenuta nel menzionato art. 3, lett. e) non può considerarsi esaustiva, giacché i parametri indicati possono essere analogicamente applicati ad opere simili.
In seguito la giurisprudenza ha ritenuto configurabile il reato di costruzione edilizia abusiva in ogni ipotesi di installazione su un terreno, senza permesso di costruire, di strutture mobili quali camper, roulotte e case mobili, sia pure montate su ruote e non incorporate al suolo, aventi una destinazione duratura al soddisfacimento di esigenze abitative.
È dunque in quest’ottica che la disposizione deve essere interpretata, avendo specifico riguardo alla precarietà oggettiva e funzionale dell’intervento; si è affermato, con riferimento ai campeggi, che il riferimento alla “sosta” ed al “soggiorno”, che presuppongono una permanenza temporanea, porta ad escludere ogni forma di stabile residenza, così come il riferimento alla figura del “turista”, il quale è individuabile, secondo il significato della parola stessa, come un soggetto che viaggia e soggiorna in località diverse dalla sua residenza abituale per un periodo di tempo limitato per piacere, affari o altri scopi; ciò che rileva, dunque, è la natura meramente occasionale e, comunque, limitata nel tempo, del soggiorno.

Sulla base di queste considerazioni la Corte conclude che “Va conseguentemente affermato il principio secondo il quale la collocazione su un’area di una “casa mobile” con stabile destinazione abitativa, in assenza di permesso di costruire, configura il reato di cui all’art. 44, lett. b) D.P.R. 380/01, rilevando esclusivamente, ai fini dell’esclusione contenuta nell’ultima parte dell’art. 3, comma 1, lett. e5) del D.P.R. 380/01, la contestuale sussistenza dei requisiti indicati e, segnatamente, la collocazione all’interno di una struttura ricettiva all’aperto, il temporaneo ancoraggio al suolo, l’autorizzazione alla conduzione dell’esercizio da effettuarsi in conformità della normativa regionale di settore e la destinazione alla sosta ed al soggiorno, necessariamente occasionali e limitati nel tempo, di turisti”.
La sentenza, abbracciando un’interpretazione restrittiva, chiarisce dunque che fanno eccezione all'ipotesi di reato esclusivamente quei manufatti in cui sussistano contemporaneamente quattro requisiti:

  • il temporaneo ancoraggio al suolo;
  • la collocazione all'interno di una "struttura ricettiva all'aperto";
  • l’autorizzazione e la conduzione dell’attività in conformità alla normativa regionale di settore;
  • la destinazione "turistica", e perciò necessariamente occasionale e limitata nel tempo.

Nella fattispecie il Collegio condivide la valutazione giuridica del Tribunale che aveva ritenuto un prefabbricato modulare di mq 42 - in parte poggiato su un carrello ed in parte su pali telescopici, dotato di un terrazzino di mq 16, poggiato anch’esso su pali telescopici - destinato ad uso abitativo. Il manufatto risultava suddiviso in due distinte unità, con ingressi separati, dotate la prima di due camere da letto, vano cucina e vano WC e la seconda di una camera, un vano cucina e vano WC. Il Tribunale avvalorava la tesi della sussistenza dell'abuso edilizio, in considerazione dell'assenza del permesso di costruire, con una serie di elementi, quali: la presenza di arredi, l’esistenza, all’esterno del manufatto, di un’area piastrellata di circa 200 mq, sulla quale insisteva il terrazzino e la realizzazione di una vasca idrica interrata in cemento armato vibro-compresso osservando, peraltro, che l’assenza di allacciamenti alla rete idrica e l’assenza di vasche di raccolta delle acque bianche e nere fossero giustificate esclusivamente dalla recente collocazione del prefabbricato.

Il testo della sentenza è consultabile nel box Fonti collegate.
 

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