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Ultimo aggiornamento
05/06/2016

La pianificazione triennale dell’edilizia scolastica ai sensi del D.L. 179/2012 e della L. 23/1996

Questo articolo presenta un quadro riepilogativo delle norme e delle procedure per la pianificazione regionale triennale degli interventi in materia di edilizia scolastica, ai sensi dell'articolo 11, commi da 4-bis a 4-septies, del D.L. 179/2012 e degli articoli 4 e 7 della L. 23/1996.
A cura di:
  • Redazione Legislazione Tecnica
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Piani triennali regionali di interventi di edilizia scolastica

I commi da 4-bis a 4-septies dell’art. 11 del D.L. 179/2012 (conv. L. 221/2012) recano una disciplina finalizzata alla predisposizione e all’approvazione di appositi piani triennali regionali di interventi di edilizia scolastica, nonché dei relativi finanziamenti.

In particolare si prevede che con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, d’intesa con la Conferenza unificata, siano definiti le priorità strategiche, le modalità e i termini per l’approvazione dei predetti piani, che devono essere articolati per ciascuna annualità al fine di consentire il regolare svolgimento del servizio scolastico in ambienti adeguati e sicuri.


Queste le fasi della procedura per i suddetti piani triennali previste.

1) Gli enti locali proprietari degli immobili adibiti all’uso scolastico presentano un’apposita richiesta alle rispettive Regioni e alle Province autonome di Trento e di Bolzano secondo quanto disposto dal decreto ministeriale di cui in precedenza.

2) Ciascuna Regione o Provincia autonoma deve trasmettere al Ministero dell’istruzione - nei termini indicati dal decreto ministeriale, pena la decadenza dai finanziamenti assegnabili nell’arco del triennio - il piano di interventi sulla base delle richieste pervenute da parte degli enti locali, avuto riguardo alla programmazione dell’offerta formativa e alla corrispondenza con quanto indicato nel sopra citato decreto.

3) Il MIUR è tenuto a verificare i piani trasmessi dalle Regioni e dalle Province autonome e, in assenza di osservazioni da formulare, comunica l’avvenuta approvazione affinché siano pubblicati, nei successivi trenta giorni, sui rispettivi bollettini ufficiali regionali. Nell’assegnazione delle risorse, si tiene conto della capacità di spesa degli enti locali nell’utilizzo delle risorse assegnate nell’annualità precedente, “premiando” le Regioni “virtuose” con l’attribuzione di una quota non superiore al 20%, aggiuntiva rispetto all’entità di risorse spettanti in sede di riparto.


La necessaria intesa in sede di Conferenza unificata è stata raggiunta in data 01/08/2013 (il relativo testo è consultabile in allegato a questo articolo).

Si legge nel testo approvato, in particolare all’art. 5, che: “Nel procedimento programmatorio, le Regioni valuteranno opportunamente i fabbisogni edilizi in ragione di una dettagliata indicazione, da parte di Comuni e Province, dell’utilizzo degli edifici vincolati alla destinazione scolastica (…) considerando, altresì, le prevedibili esigenze di utilizzo a medio e lungo termine per effetto di eventuali rimodulazioni (…) nonché la celerità di esecuzione degli interventi, la cui immediata cantierabilità - con particolare riguardo alla sussistenza di progettazioni esecutive, alla disponibilità delle aree ed all’assenza di vincoli di carattere normativo - costituisce elemento di priorità per l’accesso al finanziamento”.



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LE NORME SULL’EDILIZIA SCOLASTICA CONTENUTE NELLA L. 23/1996

Le disposizioni sopra descritte riprendono in qualche modo quelle di cui alla L. 23/2006, ed anzi non è chiaro in quali rapporti si pongano le due discipline - quella preesistente della L. 23/2006 e quella contenuta nel D.L. 179/2012 sopra commentato - come segnalato anche dal Servizio studi della Camera nel Dossier in sede di commento al D.L. citato.

Si ricorda, infatti, che, ai sensi dell’art. 4, comma 2 della L. 23/1996, la programmazione dell'edilizia scolastica si realizza mediante piani generali triennali e piani annuali di attuazione predisposti e approvati dalle Regioni, sentiti gli uffici scolastici regionali, sulla base delle proposte formulate dagli enti territoriali competenti sentiti gli uffici scolastici provinciali, che all'uopo adottano le procedure consultive dei consigli scolastici distrettuali e provinciali.

I commi 3 e 4 disciplinano la procedura per l’emanazione del piano triennale, prevedendo che il Ministro della pubblica istruzione, sentita la Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, fissi gli indirizzi volti ad assicurare il coordinamento degli interventi ai fini della programmazione scolastica nazionale e stabilisca i criteri per la ripartizione dei fondi fra le Regioni.

Le Regioni trasmettono quindi al Ministro i piani generali triennali ed approvano i piani annuali relativi al triennio. In caso di difformità dei piani generali rispetto agli indirizzi della programmazione scolastica nazionale, il Ministro invita le regioni a modificare opportunamente i rispettivi piani generali. Ai sensi del comma 8, i piani generali triennali successivi al primo sono formulati dalle Regioni entro 90 giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze che reca l’indicazione delle somme disponibili. Nella ripartizione dei fondi fra le regioni si tiene conto, oltre che dei criteri di cui al comma 3, anche dello stato di attuazione dei piani precedenti.

L'art. 7 prevede poi che per la programmazione delle opere di edilizia scolastica le regioni e gli enti locali interessati possano avvalersi dei dati dell'anagrafe nazionale dell'edilizia scolastica.



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MUTUI PER IL FINANZIAMENTO DI INTERVENTI DI EDILIZIA SCOLASTICA

L’art. 10 del D.L. 104/2013 (conv. L. 128/2013) reca disposizioni finalizzate alla promozione di mutui per il finanziamento di interventi di edilizia scolastica e universitaria, quali interventi straordinari di ristrutturazione, miglioramento, messa in sicurezza, adeguamento sismico, efficientamento energetico di immobili di proprietà pubblica adibiti all’istruzione scolastica e all’alta formazione artistica, musicale e coreutica - estensione, quest’ultima, prevista dall’art. 9, comma 2-quater, del D.L. “sblocca Italia” 133/2014, conv. L. 164/2014 - e di immobili adibiti ad alloggi e residenze per studenti universitari, di proprietà degli enti locali, nonché costruzione di nuovi edifici scolastici pubblici e realizzazione di palestre scolastiche o interventi su palestre esistenti.

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